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N. 4.405 - ore 17:00 - Martedì 10 Febbraio 2026 - Tiratura: 31.289 enonauti, opinion leader e professionisti del vino | |
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| | | Il 2026 è ripartito con quella che è, ormai, una certezza, oltre che un problema, a livello generale, per i produttori di vino italiani: le giacenze alte in cantina. L’aggiornamento al 31 gennaio 2026 di “Cantina Italia”, redatto dall’Icqrf, afferma, infatti, che ci sono 60,9 milioni di ettolitri in giacenza, +2,4% sul 31 dicembre 2025 e +5,9% nel confronto con il 31 gennaio 2025. Un dato a cui aggiungere i 6,4 milioni di ettolitri di mosti e 601.663 ettolitri di vino nuovo ancora in fermentazione (Vnaif). Il 56,8% del vino è detenuto nelle regioni del Nord, prevalentemente nel Veneto (26%) e, complessivamente, il 53,5% delle giacenze è a Dop. | |
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| | Il Parlamento Ue ha detto “sì” al “Pacchetto Vino”. Maggiori fondi per i viticoltori per adeguare la produzione all’evoluzione del mercato; strumenti aggiuntivi per affrontare gli eventi meteo estremi; regole più chiare per l’etichettatura dei vini dealcolati e sostegno a enoturismo, esportazione e promozione sono i pilastri della legislazione, approvata, oggi, con larga maggioranza (625 voti favorevoli, 15 contrari e 11 astensioni). Un documento corposo che tocca tanti aspetti, come le nuove etichette che vanno a fare chiarezza sui vini analcolici ed a ridotto contenuto alcolico. In questo caso, le norme modificano le regole sull’etichettatura dei vini dealcolati con il termine “analcolico”, accompagnato dall’espressione “0,0%”, che potrà essere utilizzato solo se la gradazione alcolica del prodotto non supera lo 0,05% vol. I prodotti la cui gradazione alcolica è superiore allo 0,5% vol, ma che allo stesso tempo sono già almeno del 30% inferiori alla gradazione alcolica standard della categoria di vino prima della dealcolazione, dovranno essere etichettati come “a ridotto contenuto alcolico”. Per dare risposta alle calamità naturali, alle condizioni meteorologiche estreme o alle fitopatie, i viticoltori riceveranno un sostegno finanziario aggiuntivo. Il testo prevede, ed è un aspetto determinante, che i fondi Ue possano essere utilizzati anche per l’estirpazione delle viti, in via definitiva, per stabilizzare la produzione. Il massimale del sostegno nazionale alla distillazione del vino e alla vendemmia verde è fissato al 25% per il settore vitivinicolo per ogni Stato membro. Le misure per incentivare la crescita economica nelle aree rurali e quelle per promuovere i vini europei di qualità nei Paesi terzi è stato annunciato che potranno beneficiare di un finanziamento Ue fino al 60% delle spese incorse, mentre gli Stati membri potranno aggiungere una copertura ulteriore fino al 30% per le piccole e medie imprese e al 20% per le aziende più grandi. Incluso anche un sostegno finanziario aggiuntivo ai produttori per la promozione dell’enoturismo. Le attività che possono essere finanziate prevedono anche le iniziative informative e promozionali (pubblicità, eventi, mostre e studi). In approfondimento le reazioni, dal Ceev a Federvini, da Uiv a Confcooperative, dal Copa-Cogeca a Confagricoltura, da Fivi a Coldiretti. | |
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| | Export in leggera flessione (dopo anni di record), consumi interni in lento, ma strutturale calo, e una produzione troppo abbondante rispetto alla domanda effettiva di vino. Lo scenario, in Italia come in Francia, al netto dei numeri, è molto simile. Ma se la Francia ha deciso di finanziare l’estirpo di altri 32.500 ettari di vigneto con 130 milioni di euro di risorse straordinarie, e vede il Governo in pressione sull’Europa per ottenerne altri 80 per la distillazione di crisi, per quanto lo stesso Presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron la consideri una cosa “terribile”, come ha detto, in apertura di Wine Paris (a Parigi fino a domani, firmata Vinexposium), per ora l’Italia, sembra orientata su altre strategie, e soprattutto sulla promozione. Come spiegato, a WineNews, dal Ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida. | |
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| | | Più delle difficoltà economiche, più di dazi e altre restrizioni “esplicite”, in testa alle preoccupazioni del mondo del vino ci sono anche le cosiddette “barriere non tariffarie”, soprattutto sul fronte delle normative di etichettatura. Ovvero tutto quel coacervo di regole che ogni Paese o gruppo di Paesi ha al suo interno, che rendono farraginoso e costoso l’accesso ai mercati. A dirlo un sondaggio della Wine Origins Alliance, associazione che riunisce 36 regioni vinicole, in 11 Paesi del mondo - tra cui, per l’Italia, il Chianti Classico, insieme a Bordeaux, Borgogna, Champagne, Douro, Rioja, Napa Valley e non solo - e che a Wine Paris, a Parigi, ha annunciato l’ingresso dell’Ontario dal Canada, e di Mendoza dall’Argentina, rappresentando, dunque, oltre 100.000 produttori e viticoltori, e più di 8 miliardi di dollari in esportazioni globali. In particolare, secondo il sondaggio, “nonostante la diversità geografica e le condizioni specifiche di ogni contesto, le regioni vinicole considerano collettivamente alcune barriere non tariffarie particolarmente gravose, con la frammentazione dell’etichettatura e i requisiti amministrativi che si distinguono. L’armonizzazione dell’etichettatura è la preoccupazione unanime tra le regioni intervistate, seguita dalla protezione del nome e dall’accesso al mercato”. | |
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| | | Tra i luoghi dove i turisti si sentono più a proprio agio nel mondo, c’è un gioiello in Toscana dove il vino è cultura, storia, identità e motore della propria economia. Si tratta di Montepulciano, la “perla del Rinascimento”, unica italiana nella lista delle città più accoglienti al mondo nel 2026 secondo Booking.com. In particolare, la città del Vino Nobile è stata inclusa nella selezione globale dei “Traveller Review Awards” 2026, riconoscimento assegnato sulla base delle recensioni verificate dei viaggiatori di tutto il mondo. | |
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| | La Francia rischia di perdere il primato agricolo europeo a favore della Spagna nel giro di pochi anni con l’Italia pronta al sorpasso. Un allarme lanciato da un rapporto della Commission des affaires économiques del Senato francese, dove si fa presente un’evoluzione negativa in riferimento alla bilancia commerciale agricola: nel 2019 il surplus commerciale francese ammontava a 7,7 miliardi di euro, scendendo a 3,9 miliardi di euro nel 2024 (-49% in 5 anni). Tutto questo “mentre il surplus italiano è aumentato del 66% e quello spagnolo del 34%”. Il 2025 è previsto come “l’anno di un saldo negativo, per la prima volta dal 1978”. Se il tasso di crescita continua, in questi 5 anni la Spagna sarà la prima potenza agricola in Europa entro il 2029 ed entro il 2036 la Francia si ritroverà al quinto posto dietro Spagna, Polonia, Italia e Germania. | |
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| | | A WineNews, da Wine Paris, Marzia Varvaglione, presidente Comitato Europeo delle Imprese del Vino (Ceev). Focus su promozione ed enoturismo: “l’aumento al 60% del contributo massimo per la promozione e la maggior flessibilità sulla scelta dei mercati sono importanti, e l’introduzione della possibilità di finanziare progetti relativi all’enoturismo aiuterà anche le aziende più piccole”. Riflessioni che arrivano dal primo grande appuntamento internazionale del mercato del vino, a Parigi: “ci sono buone sensazioni, ma siamo consapevoli che ci aspettano anni complicati”. | |
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