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WineNews
N. 4.497 - ore 17:00 - Martedì 16 Giugno 2026 - Tiratura: 31.289 enonauti,
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La News
Archeologia e Dna riscrivono la storia
La millenaria storia del vino è ancora piena di sorprese. E ora, si scopre che più di 2.000 anni fa, in quello che oggi è il Chianti Classico, si produceva vino, ma soprattutto bianco. Così una ricerca dell'Università di York, pubblicata sul “Journal of Archaeological Science”, che, attraverso il Dna, ha analizzato i semi ritrovati nei pozzi dello scavo di Cetamura del Chianti, a Gaiole in Chianti. “Una scoperta che capovolge, con elegante paradosso, l’immagine che il Chianti ha di sé stesso: quella terra di Sangiovese e vini rossi potenti produceva, in epoca classica, uve bianche”, scrive e commenta, a WineNews, lo storico Gianni Moriani.
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Primo Piano
“Il vino nel 2040? Sarà come il jazz”. WineNews intervista l’IA
Entro il 2040 il vino diventerà qualcosa di simile al jazz: amato profondamente da una comunità appassionata, rispettato universalmente, ma lontano dal mainstream. Non un bene per pochissimi - ma certamente non più un bene di massa. Tra 20 anni berremo spumanti inglesi, rossi danesi e bianchi svedesi o canadesi, con la stessa naturalezza con cui oggi ordiniamo un vino della Loira. La bottiglia di vetro pesante, storicamente associata all’idea di “vino pregiato”, diventerà un simbolo di irresponsabilità ambientale. I vini NoLo non sono una moda passeggera, ma un fenomeno strutturale, destinato a durare nel tempo, grazie a nuove generazioni di consumatori attente a salute, benessere e moderazione: il segmento NoLo continuerà a crescere e a ritagliarsi uno spazio stabile sul mercato. Infine, il vino può sopravvivere al dibattito sulla salute - ma solo se smette di combatterlo e impara a trascenderlo. Chi berrà vino nel 2040 non lo farà perché fa bene: lo farà perché ne vale la pena. Parola di intelligenza artificiale. WineNews ha rivolto a tre fra i più avanzati sistemi di IA oggi disponibili - Claude (Anthropic), ChatGPT Pro (OpenAI) e Gemini (Google) - alcune domande sul vino di domani: le abitudini che stanno cambiando, i nuovi consumatori che mutano i propri gusti, i territori che si trasformano a causa del climate change, il tema della sostenibilità, l’avvento prepotente della tecnologia, l’impennata dei prezzi. Per tutti lo stesso prompt, con la richiesta di scandagliare e analizzare ricerche e dati a livello globale da cui trarre le proprie riflessioni e un punto di vista personale. Il risultato (in approfondimento) è un esperimento editoriale inedito, un confronto tra tre “menti” digitali su un tema profondamente umano. In particolare, riguardo al delicato tema dei prezzi, Chat GPT Pro risponde che “la criticità riguarda il consumo quotidiano e occasionale. Se una bottiglia media supera una certa soglia psicologica di prezzo, il consumatore inizia a chiedersi se ne valga davvero la pena. E spesso scopre di avere molte alternative. C’è poi un aspetto culturale. Per decenni il vino è stato percepito come un prodotto dal buon rapporto qualità-prezzo. Oggi, in alcuni mercati, rischia di essere percepito come un piacere costoso e non indispensabile”.
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Il Chianti Docg diventa anche rosé
Quando si pensa alle tante sfumature di colore rosso, si guarda anche a quella espressa dal territorio del Chianti, e questo perché, grazie al suo prodotto simbolo che ha contribuito a portarlo alla notorietà internazionale, il vino, il Chianti è diventato un’icona cromatica di stile, un colore “certificato” che si identifica in un territorio. Una famiglia, quella del Chianti Docg, che accoglie un altro membro, perché la società cambia e, di conseguenza, anche il mercato. E quindi, accanto ai tradizionali rossi, la denominazione si arricchisce con il Chianti Rosé Docg, new entry, voluta dal Consorzio Vino Chianti guidato da Giovanni Busi, frutto del nuovo disciplinare di produzione pubblicato in Gazzetta Ufficiale. In cui viene anche introdotta la sottozona “Terre di Vinci”, valorizzando un’area legata alla terra natale di Leonardo da Vinci.
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Focus
La libertà, la nascita degli Usa, e il Vino Nobile di Montepulciano
Oggi, parlare di vino e Stati Uniti, fa venire in mente subito dazi, limitazioni, burocrazia, vincoli. Eppure il vino, ed in particolare quello italiano, ha, in qualche modo “bagnato” quella Dichiarazione di Indipendenza degli Usa di cui si celebrano i 250 anni (il 4 luglio 2026). In una storia nella storia, che ha dei protagonisti principali, ovvero Thomas Jefferson, tra gli autori della stessa Dichiarazione di Indipendenza e terzo presidente degli States (dal 1801 al 1809), Filippo Mazzei, antenato di quella che, oggi, è una delle famiglie del vino più importanti di Toscana (alla guida della Marchesi Mazzei), e che portò, per primo, nel 1773 la vite europea (e toscana), in Usa, proprio in Virginia, a Monticello, nella tenuta dello stesso Jefferson. A cui fece conoscere il terzo protagonista, il Vino Nobile di Montepulciano. Una storia raccontata (in approfondimento) nel libro “Il gusto della libertà. Thomas Jefferson, il Vino Nobile di Montepulciano e la nascita degli Stati Uniti”, scritto da Francesco Clementi, professore di Diritto all’Università “La Sapienza”, e Antonio Gaudioso, docente alla Luiss “Guido Carli”, a Roma. E che sarà presentato il 19 giugno a Montepulciano, nelle celebrazioni per i 400 anni dalla nascita di Francesco Redi (18 febbraio 1626), volute dal Consorzio del Vino Nobile e dal Comune di Montepulciano.
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Cronaca
“Libiamo ne’ lieti calici” e “French Cancan”
“Libiamo ne’ lieti calici” ballando il “French Cancan”: è anche un simbolico brindisi alla bellezza della convivialità che rende la vita frizzante, e nasce grazie al vino che accomuna due Paesi, come Italia e Francia, dove questa bevanda culturale è parte del patrimonio nazionale, “La Traviata” di Giuseppe Verdi, ambientata nella Belle Époque al Moulin Rouge di Parigi, in programma fino a settembre nell’Opera Festival n. 103 all’Arena di Verona, diretta da Michele Spotti e dal regista scozzese Paul Curran (e con WineNews, nei giorni scorsi, tra i 12.000 spettatori della prima).
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Wine & Food
Sfruttare le potenzialità dei mercati emergenti: “Wines Experience” fa tappa in Vietnam
Diversificare i mercati di sbocco del vino, in un contesto internazionale come quello attuale, è diventata una necessità. Non a caso BolognaFiere, dopo la tappa di Londra, prosegue con le strategie di sviluppo internazionale di Slow Wine Fair e Sana Food, portando il proprio modello a Ho Chi Minh City, in Vietnam, con il progetto “Wines Experience” (25-26 giugno), la seconda tappa del format business to business sviluppato da United Experience, in collaborazione con Fiere Italiane Sea e BolognaFiere e che andrà in scena al The Adora Center, uno dei principali centri congressuali della metropoli, con l’obiettivo di promuovere il vino italiano nei mercati strategici internazionali, massimizzando le occasioni di business. Lì, in Vietnam, dove nel 2025 l’export dell’Italia enoica ha raggiunto 15,2 milioni di euro e dove sono attesi 60 espositori.
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Castello del Terriccio
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Masottina
Consorzio Vini di Romagna
WineNews.tv
La Sardegna punta sul mix vino-cibo-territorio come meta di turismo wellness e sostenibile
La Sardegna guarda al futuro per strutturare l’offerta turistica, destagionalizzandola e posizionandola nei circuiti del turismo del vino, perché sia wellness, sostenibile, di curiosità e lenta come i ritmi della pastorizia. Uno sguardo moderno che si riflette nei vini, affermati o in rilancio sul mercato, dove le carte da giocare sono molte, come racconta WineNews con Valentina Argiolas (Argiolas), Massimo Podda (Santadi), Mattia Piludu (Siddùra), Giovanni Pinna (Sella & Mosca-Gruppo Terra Moretti), Mesa (Herita Marzotto Wine Estates) e Franco Usai (Antichi Poderi Jerzu).
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