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N. 4.393 - ore 17:00 - Venerdì 23 Gennaio 2026 - Tiratura: 31.289 enonauti, opinion leader e professionisti del vino | |
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| | | Con “Grandi Langhe e il Piemonte del vino” a Torino, edizione n. 10 della rassegna firmata dai Consorzi di Barolo e Barbaresco e del Roero con Piemonte Land of Wine, il 26 e il 27 gennaio alle Ogr-Officine Grandi Riparazioni con oltre 500 cantine, iniziano i grandi eventi 2026 segnalati nell’agenda WineNews. Nella quale proseguiranno con “Amarone Opera Prima” a Verona (31 gennaio-1 febbraio), l’anteprima del Consorzio Vini Valpolicella dedicata al vino più blasonato del territorio, e “Wine & Siena”, con le eccellenze enogastronomiche selezionate dal “The WineHunter” Helmuth Köcher tra i capolavori d’arte della città del Palio (31 gennaio-2 febbraio). | |
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| | In un mondo che cambia vorticosamente, coinvolgendo ovviamente anche il settore del vino, ogni spunto di riflessione è da tenere in conto. Soprattutto se arriva da personalità che hanno segnato in maniera importante la storia e la crescita del vino italiano nel mondo, per decenni, come Angelo Gaja, tra i produttori icona dell’Italia del vino. In un intervento che tocca, in sintesi, diversi aspetti, che riceviamo e volentieri pubblichiamo: “Fiere. Wine Paris (9/11 febbraio 2026), la sola di livello internazionale, riservata ai professionisti usi ad assaggiare senza deglutire. Le altre sono fiere nazional-popolari, con le cantine di prossimità favorite ad accogliere giornalisti e buyers. Lo hanno capito i produttori piemontesi avviando Grandi Langhe a Torino. Vino rosso. È buono e fa bene, per chi sa berlo. Servirebbe avviare una campagna “Rosso-Fresco”, per educare a consumare i vini rossi al di sotto della temperatura di servizio di 16 gradi centigradi. Giacenze. Non è arduo prevedere che, nell’estate 2026, le giacenze di vino nelle cantine italiane saranno eccessivamente elevate. Causa la mancanza di interventi correttivi: no estirpi; no distillazione; no abbassamento massimali di produzione vini da tavola; no rigorosa osservanza divieto conversione uve da tavola in uva da vino ... Per riequilibrare il mercato tocca sperare in: crescita dei consumi/esportazioni; annata scarsa causa cattivo tempo-grandinate-attacchi parassitari; viene anche suggerito di operare volontariamente la pratica del diradamento delle uve nel vigneto. L’eccesso delle giacenze comprime i prezzi del vino all’ingrosso, favorendo gli imbottigliatori a scapito di tutti gli altri. Armani e Valentino. Hanno esaltato un’italianità originale ed unica, diversa dai canoni dell’alta moda francese. Il loro esempio era stato per me di ispirazione così come per altri produttori a credere che il riconoscimento internazionale dell’italianità si potesse raggiungere anche con vini prodotti dalle varietà autoctone Nebbiolo, Sangiovese, …”. Angelo Gaja
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| | Oltre 2.500 contenuti online individuati negli ultimi 6 mesi, distribuiti tra siti web, marketplace, social network e nomi a dominio che utilizzano in modo improprio la denominazione Chianti, la più grande della Toscana enoica. Emerge dal Report di “Online Brand Protection - Overview” 2025, commissionato dal Consorzio Vino Chianti, che fotografa la dimensione e la diffusione del fenomeno nel contesto digitale. Accanto all’attività di monitoraggio, nel 2025, il Consorzio ha rafforzato l’azione di enforcement, che ha portato alla rimozione di 1.091 contenuti illeciti dal web. “Il report dimostra quanto il nome Chianti sia oggi esposto a utilizzi impropri e strumentali, soprattutto online”, spiega Giovanni Busi, presidente Consorzio Chianti. | |
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| | | Non solo per premiare lo stesso vino: neppure per premiare una stessa azienda si trova la convergenza del giudizio delle 9 guide “nazionali”, selezionate da WineNews, nel consueto confronto di fine anno, offerto dalle pubblicazioni di genere più importanti d’Italia (con Terlano, Ca’ del Bosco, G.D. Vajra, Boscarelli, Petrolo e Ferrari premiate da 8). Con la medesima assenza di unanimità, ovviamente, anche sul fronte delle singole etichette (il migliore, ed unico con 7, è il San Leonardo 2020 della Tenuta San Leonardo), confermando una tendenza ormai consolidata, e quasi una perdita delle confortanti “certezze” conquistate in passato, anche da parte della critica enologica. Il risultato (in approfondimento le altre cantine e i vini che hanno messo insieme il maggior numero di riconoscimenti, oltre ai migliori già menzionati) emerge dal classico confronto di WineNews (edizione n. 21) delle varie centinaia di riconoscimenti (al netto di qualche possibile errore che, con una base di dati tanto grande ed eterogenea, potrebbe sfuggire, ndr) delle 9 guide a “copertura nazionale” che abbiamo selezionato per il nostro incrocio (di Gambero Rosso, Veronelli, Fondazione Italiana Sommelier, Associazione Italiana Sommelier, Daniele Cernili, Slow Wine, Touring Club Italiano-Tci, “Corriere della Sera” e “L’Espresso”). | |
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| | | Una new entry che rafforza il ruolo del vino in Altagamma: la storica azienda abruzzese Masciarelli, fondata da Gianni Masciarelli e oggi guidata dalla moglie Marina Cvetic, entra a far parte della Fondazione che, dal 1992, riunisce le migliori imprese del made in Italy di tutti i settori. Con tante realtà del vino, come Allegrini, Bellavista, Bertani, Biondi Santi, Ca’ del Bosco, Ferrari Trento, Feudi di San Gregorio, Frescobaldi, Livio Felluga, Masciarelli, Masi Agricola, Ornellaia, Pio Cesare e Tenuta Luce, ma anche spirits, con Nonino, Segnana e Campari, e non solo. | |
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| | Il cibo è diventato uno degli indicatori più evidenti delle grandi tendenze turistiche globali: nel 2026 questo interesse per la cultura gastronomica sarà avvertibile ovunque e Michelin, la “Bibbia” delle guide, ha selezionato 16 mete da non perdere. L’Italia ne vanta ben 3, ovvero Venezia, Dolomiti e Costiera Amalfitana, mentre tra gli altri luoghi sparsi nel mondo ci sono Repubblica Ceca, Breslavia (Polonia), Arabia Saudita, Cappadocia (Turchia), Jiangsu (Cina), Manila e Cebu (Filippine), Route 66, Stati del Sud, Florida, Boston e Philaldephia (Usa), Quebec e Vancouver (Canada). Tutti territori in cui il riconoscimento formale dell’eccellenza non genera un approccio ambizioso, ma lo rivela, proiettando sulla scena globale cucine che da tempo si esprimono con sicurezza, profondità e una forte identità locale. | |
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| | | A WineNews Deborah Zani, autrice del libro Permettersi la sostenibilità (con focus sul wine & food, interviste ad imprenditori come Albiera Antinori, Riccardo Illy, Francesco Mutti, a climatologi come Luca Mercalli, ma non solo) ed esperta di governance sostenibile: “gli imprenditori non possono definire quale sia il costo esatto della sostenibilità, perché è un concetto trasversale che tocca tutti gli aspetti aziendali”, ma nonostante i costi, per chi compra e chi produce, è un investimento fondamentale per “passare dalla gestione reattiva alla costruzione proattiva del futuro”. | |
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