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N. 4.466 - ore 17:00 - Giovedì 30 Aprile 2026 - Tiratura: 31.289 enonauti, opinion leader e professionisti del vino | |
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| | | Il Chianti, denominazione più pop della Toscana, è protagonista della “Chianti Lovers Week” con la regia del Consorzio (3-9 maggio), da Firenze a Prato, da Siena a Montespertoli, da Pistoia ad Arezzo. Ma nell’agenda WineNews si va da “Amarone in Capitale” (4 maggio) con Vini Valpolicella e Parmigiano, ad “Alta Langa Roma” (11 maggio), da Ceretto che apre Le Brunate in Langa (5 maggio), al “Salotto Zenato” con Davide Ghiotto a Peschiera (6 maggio), dalle “Naf Preview” del “Nose Art Festival” a Montefalco e Perugia (2-3 maggio) di Scacciadiavoli, a “Sicilia en Primeur” by Assovini a Palermo (11-15 maggio), e al “Porto Cervo Wine & Food Festival” (7-10 maggio). | |
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| | L’Unione Europea, nel 2025, ha toccato il suo record per le esportazioni agroalimentari, a 238,4 miliardi di euro, con un +1,2% sul 2024. Allo stesso tempo, però, c’è stato anche il record delle importazioni agroalimentari dai Paesi Terzi a 188,6 miliardi di euro, con un incremento del 9%. Numeri che dicono di quanto l’Ue sia una potenza mondiale nella produzione e nell’export di cibo, ma al tempo stesso un mercato sempre più “aggredito” anche dai prodotti esteri. E anche per questo è fondamentale garantire la sovranità alimentare europea, e anche la sicurezza alimentare, esigendo reciprocità di regole con i Paesi Terzi, per tutelare sia i consumatori dal punto di vista qualitativo e salutistico, che i produttori dalla concorrenza sleale di altri che seguono regole e sistemi produttivi meno rigorosi, prendendo l’Italia come modello virtuoso non solo sul fronte della qualità, ma anche della sicurezza alimentare e del sistema dei controlli. Investendo ancora di più, inoltre, anche sul fronte del benessere animale, ponendo grande attenzione al tema delle malattie sempre più pressanti (dalla peste suina alla dermatite, e non solo), la salute dei consumatori, e la redditività degli agricoltori. È il messaggio lanciato, oggi, dal Commissario Ue per la Salute, Olivér Várhelyi (in approfondimento), in visita al Ministero dell’Agricoltura a Roma, ospitato dal Ministro Francesco Lollobrigida. Che, a domanda WineNews sulla posizione del Commissario sul tema degli “health warnings” sulle etichette di vino e alcolici di cui si è tornati a parlare nel Parlamento Ue, ha detto: “non condivide etichette allarmistiche, e anche oggi ha ribadito che lavoreremo insieme per ragionare di trasparenza massima. Ma non accetteremo mai sono le etichette condizionanti”. Una visione condivisa anche dalla Coldiretti, che il Commissario Várhelyi ha incontrato, ricevendo la petizione da un milione di firme con richieste per migliorare proprio sui temi di trasparenza e sicurezza alimentare. “Aiutaci in una battaglia di trasparenza - ha detto il presidente Coldiretti Ettore Prandini al Commissario Ue per la Salute - per un settore che rappresenta la storia d’Italia, che è una storia millenaria, e che è il settore vitivinicolo. Non possiamo accettare la demonizzazione del vino: è storia e qualità, ed è territorio”. | |
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| | Oggi, tra menù elaborati, piatti “da fotografare” e perfezione, emerge, al contrario, il bisogno di tornare al piacere della tavola italiana. A dirlo, un’indagine AstraRicerche, per la quale il 94% degli italiani riconosce che i momenti più autentici nascono attorno ad una tavola informale, tra amici, davanti a cibi semplici e una birra condivisa. Meno show, e più sostanza, insomma, con gli italiani che vogliono una tavola più semplice e vera, dove conta meno ciò che si mostra e più ciò che si mangia. In altre parole: meno post, più pasta; meno stories, più storie vere, insomma meno spiegoni e più spiedini. È così che, per il 91,8%, anche le storie più belle sono quelle che nascono spontaneamente. Ed è da qui che parte “Mangiare come piace a noi”, la nuova piattaforma di comunicazione di Birra Moretti, che celebra la bellezza dello stare insieme a tavola. | |
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| | | Immaginiamo l’Italia del vino come un’azienda nella quale gli azionisti sono le regioni e dove il principale competitor è la Francia. I transalpini rispetto a noi hanno una viticoltura polarizzata composta da poche denominazioni (5) e pochi vitigni autoctoni, ma che danno grande valore al terroir, mentre nello Stivale la viticoltura è diffusa: ci sono molti vitigni autoctoni, ma che sono ignorati, molte denominazioni, ma che sono sconosciute, e il terroir ha poca importanza. Con il risultato che il fatturato tricolore nel settore è di 15 miliardi di euro con un prezzo medio al litro di 3 euro, mentre il giro d’affari francese registra 37 miliardi di euro e un prezzo medio al litro di 7 euro. Ma entrambe, Italia e Francia, producono 45 milioni di ettolitri di vino all’anno. Dove sta la differenza? “Non certo nella qualità dei vini, ma nella diversa capacità che hanno i due Paesi di raccontare e valorizzare la loro cultura enologica”. È l’incipit della riflessione del professor Attilio Scienza, decano della ricerca dell’Università di Milano e della divulgazione della cultura del vino italiano, del quale è tra i massimi esperti, con il quale ci confrontiamo spesso - anche perché il suo è un chiaro caso di “nomen omen”, come amiamo ripetergli - e che vi proponiamo su WineNews. | |
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| | | Si chiama “Generazione Terra” lo strumento fondiario di Ismea, nella strategia del Ministero dell’Agricoltura per favorire l’accesso alla terra da parte delle nuove generazioni e sostenere il ricambio generazionale in agricoltura, che prevede un “portafoglio” da 120 milioni di euro per il 2026 per finanziare fino al 100% l’acquisto di terreni agricoli da parte degli under 41 già attivi nel settore, ed ai giovani startupper che desiderano avviare una nuova attività imprenditoriale in agricoltura, sia con esperienza sia in possesso di adeguati titoli di studio. | |
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| | “Ci sono aziende che hanno intrapreso per prime la strada dell’enoturismo con formule diverse. In qualche caso, si tratta di produttrici di vini che hanno fatto la storia del “rinascimento” del vino italiano”, ma anche dell’arte dell’accoglienza in cantina che rende unica l’Italia”. È la riflessione di Luciano Ferraro, vice direttore “Corriere della Sera”, che ha raccontato nel calice le “Cantine top e i vini dell’enoturismo” (in una masterclass andata in scena a Vinitaly 2026, a Verona), da Endrizzi a Cottanera, da Feudi di San Gregorio ad Ambrogio e Giovanni Folonari Tenute, da Villa della Torre-Marilisa Allegrini a Caprili, da Ceretto a Il Borro-Ferragamo, da Argiolas a Masi. Perché il turismo del vino è tra i pochi segmenti che segnano una crescita in un momento in cui il settore del vino è scosso da molteplici fattori di crisi.
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| | | “Non accetteremo mai etichette “condizionanti”. Perché non spiegano il prodotto: spaventano solo il consumatore. In Ue ci sono Paesi con interessi diversi, ma noi sul vino dobbiamo essere i primi a proteggerlo. Per questo abbiamo risposto con ricerche scientifiche dimostrando che l’allarmismo fine a sé stesso non c’è. Grazie all’Italia, con il supporto anche del Commissario Ue alla Salute Olivér Várhelyi, sta cambiando l’approccio nei confronti del vino”. Così Francesco Lollobrigida, Ministro dell’Agricoltura, rispondendo a WineNews, nell’incontro, a Roma, con Várhelyi. | |
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