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N. 4.572 - ore 17:00 - Martedì 29 Settembre 2026 - Tiratura: 31.289 enonauti, opinion leader e professionisti del vino | |
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| | | Nella forma, che è importante, non si parla più di punire il consumo, in generale, quanto il consumo “dannoso” (“harmful consumption”) di alcol; nella sostanza, si chiedono, però, informazioni sanitarie “ben visibili” su tutte le bevande alcoliche, una strategia europea mirata ad azzerare il consumo di alcol tra i minori e a ridurre l’esposizione alla pubblicità degli alcolici. È il quadro della risoluzione votata a maggioranza dalla Commissione della Sanità Pubblica del Parlamento Ue, nei giorni scorsi, in vista della revisione del “Beating Cancer Plan dell’Unione Europea”, e che dovrà essere votata in plenaria nelle prossime settimane. | |
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| | In generale, la Commissione Salute del Parlamento Ue, nella risoluzione sul “Beating Cancer Plan”, chiede che il Bilancio pluriennale dell’Ue destini almeno 10,05 miliardi di euro alla salute, di cui 2,5 miliardi di euro ad azioni legate alla lotta cancro, toccando tematiche come prevenzione, qualità della sanità, restrizioni sul tabacco e sulle alternative elettroniche, ma anche un’etichetta nutrizionale obbligatoria e armonizzata a livello dell’Ue per i prodotti alimentari. Ma in particolare, parlando di “etanolo nelle bevande alcoliche”, il Parlamento Ue, se da un lato elogia i progressi del settore delle bevande alcoliche “nell’etichettatura digitale e l’inserimento degli elenchi degli ingredienti da parte del settore vinicolo”, dall’altra “deplora i progressi ancora limitati nell’introduzione dell’obbligo di riportare l’elenco degli ingredienti, la dichiarazione nutrizionale e le informazioni relative alla salute su tutte le bevande alcoliche”. Invitando la Commissione e gli Stati Membri “a presentare senza ulteriori indugi proposte legislative in questo ambito che prevedano informazioni sanitarie chiaramente visibili su tutte le bevande alcoliche, integrate dall’etichettatura digitale”. E ancora, il Parlamento, si legge, “invita la Commissione e gli Stati membri a promuovere azioni per ridurre e prevenire i danni legati all’alcol e a presentare una strategia dell’Ue sull’alcol riveduta, che comprenda una strategia europea volta ad azzerare il consumo di alcol tra i minori”. E si chiedono anche “misure normative per evitare la pubblicità e la sponsorizzazione di bevande alcoliche in contesti in cui potrebbero raggiungere i minori”. Un percorso quello della revisione del Beca che, dunque, continua. E se da un lato, almeno nelle premesse, sembra mettere su piani diversi consumo e abuso (o consumo dannoso) di alcol, senza distinzioni tra tipologie di bevanda alcolica, dall’altro suggerisce una serie di iniziative normative che, se concretizzate, potrebbero complicare ulteriormente l’attività delle imprese del settore, comprese le cantine. E anche la quotidianità di chi, liberamente, senza esagerare, vuole concedersi un calice o un bicchiere. Con una strategia che, senza vietare formalmente e direttamente il consumo di un certo tipo di prodotto, mira a farlo diventare sempre meno desiderabile e socialmente accettato. | |
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| | Un conto che supera 13,5 miliardi di euro e oltre 5 milioni di tonnellate di alimenti destinati alla spazzatura: è il peso dello spreco alimentare in Italia nel 2026, un fenomeno che continua a coinvolgere l’intera filiera, con un impatto particolarmente significativo sui consumi domestici, ai quali sono attribuibili 7,3 miliardi di euro. Secondo l’ultima rilevazione, ogni cittadino italiano getta in media 554 grammi di cibo alla settimana, equivalenti a 79 grammi al giorno. Un risultato che, pur nella sua apparente esiguità quotidiana, mantiene il Paese distante dal traguardo indicato dalle Nazioni Unite per il 2030: contenere lo spreco settimanale a 369,7 grammi pro capite. A dirlo, nella “Giornata internazionale di consapevolezza sulle perdite e gli sprechi alimentari”, istituita dall’Onu, la nuova edizione del rapporto dell’Osservatorio Waste Watcher International. | |
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| | | L’export agroalimentare europeo resta sostanzialmente stabile nei primi 7 mesi 2026, ed il vino ancora con il segno meno davanti (-3%), risale lievemente rispetto alla precedente rilevazione (-4%). Secondo il “Monitoring Eu Agri-Food Trade” della Commissione Europea (luglio 2026), le esportazioni continentali cumulate, per il comparto agri-food, da gennaio a luglio sono state pari a 138,67 miliardi di euro, 1,56 miliardi di euro (-1%) in meno sullo stesso periodo 2025, mentre le importazioni totali hanno raggiunto 108,6 miliardi di euro, in calo di 4,46 miliardi di euro (-4%) su base annua. Il vino europeo, prodotto n. 4 nella “top 15” continentale, ha totalizzato 9,4 miliardi di euro di export da gennaio a luglio 2026, a -3% sullo stesso periodo 2025. Bene spirits e liquori che nei primi 7 mesi 2026 hanno avuto una crescita del +10% per un valore complessivo di 5,27 milioni di euro. Il comparto agroalimentare dell’Unione Europea ha ampliato la sua bilancia commerciale positiva nei primi 7 mesi 2026 con un avanzo cumulato di poco superiore ai 30 miliardi di euro, a +2,89 miliardi di euro sullo stesso periodo 2025. Per il comparto agri-food, il Regno Unito è il partner n. 1 per l’Unione Europea con 31,7 miliardi di euro di export da gennaio a luglio 2026 (-3%).
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| | | Quando il cibo diventa strumento di pace, dialogo e integrazione, anche una competizione gastronomica può trasformarsi nel simbolo di un dialogo possibile. Al “Cous Cous Fest”, il Festival internazionale dell’integrazione culturale, nei giorni scorsi a San Vito Lo Capo, a conquistare il “Bia Cous Cous World Championship” è stata la squadra Cous Cous Fest United, composta dallo chef palestinese Shady Hasbun e dalla chef israeliana Tze’ela Rubinstein. A convincere la giuria popolare e quella tecnica è stato il piatto “Il gusto dell’altro”. | |
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| | Amati dagli italiani e simbolo della quotidianità del Paese, i bar si trovano oggi stretti tra costi in aumento, consumi frenati e cambiamenti profondi nelle abitudini dei cittadini. Il risultato è una progressiva desertificazione che non colpisce solo i negozi, ma travolge anche una delle attività di prossimità più rappresentative del tessuto urbano e sociale italiano. A lanciare l’allarme è Confesercenti, che, sulla base dei dati delle Camere di Commercio, evidenzia come tra il 2019 e il 2025, il comparto abbia perso oltre 24.000 imprese, 11 bar al giorno. E, secondo le stime, l’impatto non è soltanto sociale, ma anche economico: la riduzione della rete dei bar tradizionali avrebbe, infatti, generato un impoverimento dei territori superiore a 7,2 miliardi di euro in 6 anni, tra minori consumi, occupazione e gettito fiscale. | |
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| | | Una vera “vigna archeologica” con vitigni autoctoni su suoli intatti da duemila anni e la costruzione di un’azienda per tornare a produrre il “vino pompeiano”. È il progetto di partenariato pubblico-privato tra il Parco Archeologico di Pompei, diretto da Gabriel Zuchtriegel, e Gruppo Tenute Capaldo che ha preso il via nei giorni scorsi con la prima vendemmia, e che lega il vino italiano ad un simbolo monumentale dell’umanità. A raccontarlo Antonio Capaldo e Pierpaolo Sirch, presidente ed agronomo Feudi di San Gregorio (riprese Francesco Cecconi). | |
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