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N. 4.462 - ore 17:00 - Venerdì 24 Aprile 2026 - Tiratura: 31.289 enonauti, opinion leader e professionisti del vino | |
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| | | Un settore che cresce, ma fatica a trovare persone: la ristorazione italiana vive una contraddizione ormai evidente, con oltre 1 ristoratore su 2 (51%) alle prese con la mancanza di personale e tempi di ricerca che, per uno chef, arrivano fino a 5 mesi. A dirlo è il Rapporto Fipe 2026 che lancia l’allarme su un comparto centrale per l’economia e l’occupazione del Paese. Nel 2025 i dipendenti hanno superato quota 1 milione, ma con un calo del -10,3% sul 2024 (114.000 posti in meno), mentre la pressione sul mercato del lavoro è altissima. Per l’Istat, il tasso dei posti vacanti è il più elevato in Italia (4,8%, contro una media dell’1,9%): un mismatch strutturale domanda-offerta. | |
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| | Cambiamento climatico, premiumisation, cambiamento dei gusti, sostenibilità, consumo esperienziale: sono cinque fenomeni che stanno cambiando il mondo del vino, così come le rotte e le intensità degli investimenti nel settore, con la vigna che, comunque, “si conferma tra gli asset alternativi più interessanti per gli investitori internazionali”. A dirlo il The Wealth Report 2026 by Knight Frank, l’agenzia di Londra di consulenza immobiliare che analizza il ruolo crescente del settore vitivinicolo nelle strategie dei grandi patrimoni. E con alcuni territori, anche italiani, sugli scudi, come Alto Adige, Friuli, Chianti Classico, Montalcino, Bolgheri, Barolo e Barbaresco, insieme ai territori della Francia come la Loira, la Champagne, Bordeaux e la Borgogna, o ancora Nuova Zelanda, Australia, Stati Uniti, Argentina, Germania, Georgia, Cile, Sudafrica ed il rampante Regno Unito. “Nonostante le sfide che il settore vitivinicolo sta affrontando, la domanda per vigneti particolarmente vocati resta solida. Il mercato del vino sta soffrendo un po’, ci sono meno persone che comprano vigneti rispetto a qualche tempo fa, ma, al tempo stesso, questo si traduce in una opportunità per i produttori che vogliono investire in vino e vigne”, commenta Alexander Hall (Knight Frank), in una intervista a WineNews (in approfondimento). Nel report, inoltre, sono messi in evidenza i valori medi di alcuni vigneti. In Italia, al top c’è Barolo (2,7 milioni di dollari per un ettaro), seguito da Bolgheri e Brunello di Montalcino (1,2 milioni ad ettaro), e Chianti Classico (245.000). In Francia, le quotazioni più elevate sono nei vigneti “Grand Cru” della Côte de Nuits, in Borgogna (55 milioni a ettaro, ma è un dato statistico e poco più, perchè, in pratica non c'è mercato, mentre per un ettaro di vigneto non cru si aggira su 1,05 milioni dollari). Ancora, Côte de Blancs, in Champagne (1,9 milioni), quelli di Margaux, a Bordeaux (1,65 milioni) o Sancerre, nella Loira (300.000). Negli Usa si va da 1,17 milioni a Rutherford, nella Napa Valley e 270.000 dollari sulle Dundee Hills, in Oregon. In Nuova Zelanda, nella zona di Marlborough, bisogna investire 120.000 dollari, così come nell’Essex, nel Regno Unito, mentre 110.000 nel Kent e nel Sussex. Le vigne di Stellenbosch, in Sudafrica, sono quotate 60.000 e sui 55.000 quelle della Barossa Valley, in Australia. | |
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| | In un periodo storico critico per i consumi, tra carovita e calo del potere d’acquisto, l’incertezza fa risparmiare più che spendere. Ma c’è chi riesce anche a crescere sfruttando “assi” che fanno la differenza proprio in questo momento, come la qualità ed i prezzi competitivi: la Marca del Distributore (Mdd) che, secondo Circana, ha raggiunto, nel 2025, una quota in unità di vendita del 50% in 6 importanti Paesi come Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Spagna e Uk. Un record, con la Mdd che, oggi, rappresenta il 42% delle vendite a valore in questi mercati, per 324 miliardi di euro, con una quota al 31% in Italia, 36% in Francia, 44% in Germania e Uk, 52% in Spagna e 55% nei Paesi Bassi. E con il “Food & Beverage” che è il principale motore della crescita, in particolare nei piatti pronti, negli snack, nelle bevande e nei prodotti lattiero-caseari. | |
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| | | La pubblicità, dice un vecchio adagio, è l’anima del commercio. Ma in tempi in cui il tema “alcol e salute” è centrale nel dibattito pubblico, arrivano iniziative che fanno riflettere, perchè, da un lato, vedono chi vende certi prodotti, con il giusto intento della corretta informazione, mettere i consumatori in qualche modo sul “chi va là” dal comprarli e consumarli, e, dall’altro, nello specifico, mentre buona parte del mondo scientifico lavora per supportare il concetto che il vino, per modalità di consumo (almeno in Italia e nei Paesi del Mediterraneo), composizione, concentrazione e valore culturale e sociale, è diverso dagli altri alcolici, “appiattisce” tutto solo sulla componente alcolica, mettendo tutte le bevande allo stesso pari. Riflessioni possibili intorno alla nuova campagna “Se scegli di bere, bevi responsabilmente”, promossa da Diageo ed Esselunga, presentata nei giorni scorsi a Roma. Il messaggio lanciato è secco: “non conta cosa bevi, ma quanto bevi”, supportato da un’immagine che mette tutti sullo stesso piano un bicchiere di birra, un calice di vino, un aperitivo e un cocktail, ma con diverse quantità, dove si sottolinea che ogni bicchiere corrisponde ad un’unità alcolica, e di conseguenza a 12 grammi di alcol puro (i dettagli in approfondimento). | |
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| | | Ammirando il fascino della Città Eterna con un calice di vino italiano, Roma fa da sfondo ad “Amarone in Capitale” (4 maggio), firmato Consorzio Vini Valpolicella con il Consorzio Parmigiano Reggiano nel progetto “D’Opera - Quality Heritage of Europe”, e all’“Alta Langa Roma” con il Consorzio delle Alte Bollicine Piemontesi (11 maggio). Ma tra i tanti eventi nell’agenda WineNews, c’è anche “L’Alto Adige che non ti aspetti”, il tour del Consorzio Vini Alto Adige che fa tappa a Firenze celebrando la Cucina Italiana Unesco (27 aprile). | |
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| | Debutta da Londra, con oltre 200 cantine italiane (compresa la selezione in sinergia tra Slow Wine Fair e Sana Food, e degustazioni in abbinamento ai prodotti made in Italy di Gastronomica Market, selezionatore con “bottega” nello storico Borough Market), il nuovo format fieristico “Wines Experience” (26-27 aprile, ExCel London) sviluppato da United Experience, in collaborazione con Fiere Italiane Sea e BolognaFiere (e con il supporto strategico di Ita - Italian Trade Agency), cui seguiranno poi gli appuntamenti in Vietnam e Messico, tra giugno e novembre. Uno strumento operativo focalizzato fortemente sul business (con stand tradizionali sostituiti da lounge, ndr) che debutta nel terzo mercato per il vino italiano, nonostante un 2025 in sofferenza (816,8 milioni di euro in valore) ed un inizio di 2026 in frenata in un Paese che vale quasi il 10% dell'export enoico tricolore. | |
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| | | A WineNews, Michele Antonio Fino, professore di Fondamenti del Diritto Europeo all’Università di Pollenzo: grazie alla scienza moderna “possiamo dare a viti millenarie resistenze che naturalmente non hanno, a partire dalle malattie, conservando gusto, legame con il territorio e aspettative dei consumatori. Questo è ciò che le Tea sembrano offrire e oggi si può scrivere il genoma per qualunque varietà con una spesa irrisoria. Mi auguro che la ricerca pubblica ci dia Corvina, Sangiovese e Nebbiolo resistenti. Ma, dal vigneto al marketing, al vino serve una rivoluzione copernicana”. | |
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