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N. 4.440 - ore 17:00 - Martedì 31 Marzo 2026 - Tiratura: 31.289 enonauti, opinion leader e professionisti del vino | |
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| | | Quando il vino fa la storia, rinnova il suo fascino. Con La Paulée a New York, nel più prestigioso evento di vino al mondo, si è tenuta anche l’asta by Acker che ha scritto un nuovo record: una bottiglia di Domaine de la Romanée-Conti del 1945 ha raggiunto la cifra di 812.500 dollari (oltre 708.100 euro, ndr), prezzo più alto mai pagato per una bottiglia di vino all’asta, cancellando il precedente record di 558.000 dollari. Si tratta di una delle sole 600 bottiglie prodotte, risalente all’ultima annata prima del reimpianto del vigneto del mito di Borgogna, a causa della fillossera. L’asta ha centrato 460 record per oltre 25 milioni di dollari di vendite. | |
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| | In un momento storico dove il vino affronta una delle sue fasi più critiche, la soluzione per uscirne può essere quella di difendere i propri punti di forza, ma anche allo stesso tempo saper cavalcare il cambiamento. E ciò può significare anche produrre meno, perché è il mercato con la sua richiesta che, giocoforza, detta i ritmi. Ma si deve anche continuare ad investire su quella “Italian Way” fatta di bere consapevole - riaffermando che il vino bevuto in maniera misurata e ai pasti non è un danno per la salute - e di abbinamento con la cucina, senza mai dimenticare le opportunità che il mondo continua ad offrire, gettando, ad esempio, i primi semi in quei mercati oggi piccoli e marginali, nei numeri, ma che potranno sedere al tavolo dei “big” in futuro. Sono alcuni dei messaggi del panel “Oltre i confini del vino. Strategie per la diffusione del Made in Italy enogastronomico”, a cura di Agenzia Ice-Italian Trade Agency, che ha riunito esponenti di primo piano del settore, nel “Forum in Masseria” n. 6, rassegna economica e politica organizzata da Bruno Vespa e Comin & Partners a Masseria Li Reni, a Manduria, il cuore produttivo enoico del decano del giornalismo italiano, mettendo al tavolo, tra gli altri, il presidente Ice, Matteo Zoppas, i produttori e presidenti delle organizzazioni di filiera Albiera Antinori (Marchesi Antinori e Gruppo Vini Federvini) e Lamberto Frescobaldi (Frescobaldi e Unione Italiana Vini - Uiv), Federico Bricolo (presidente Veronafiere), ed Andrea Cipolloni (ad Eataly). Per Lamberto Frescobaldi, presidente Uiv e produttore alla guida del Gruppo Frescobaldi, nome storico del vino del Belpaese, la ricetta è chiara: “bisogna produrre meno, le cantine sono piene, questo è un tasto molto dolente. Dobbiamo affrontare almeno un paio di anni dove è necessario ridurre le rese a ettaro”. Per Albiera Antinori, presidente Gruppo Vini Federvini e di Marchesi Antinori, brand del vino italiano più ammirato al mondo, è importante sottolineare quella peculiarità tutta italiana del consumo virtuoso di vino, evidenziato da uno studio di Federvini: “un consumo legato al cibo porta a dei benefici e in un momento in cui la cucina italiana diventa patrimonio Unesco, e nella cucina c’è anche il vino, deve essere usata come opportunità di comunicazione e leva di marketing” (in approfondimento). | |
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| | Non solo mitologici e costosissimi vini fermi, rossi e bianchi: la Borgogna è anche bollicine, che crescono in maniera importante. Come raccontano i numeri dell’Aoc Crémant de Bourgogne, che secondo i dati 2025 del Civb, rappresenta la terza denominazione della Borgogna (su 84) per volume, il 15% del totale, con una produzione pari a 231.000 ettolitri (intorno ai 30 milioni di bottiglie, con un prezzo medio nella gdo francese di 8 euro a bottiglia, ndr), per 4.000 ettari di vigneto, in costante crescita. Così come sono in crescita i volumi venduti (+9% sul 2024). E con un export cresciuto del +14%, con i consumi fuori dalla Francia che hanno superato, per la prima volta, seppur di poco (51%) i consumi interni. Con l’Italia tra i primi cinque mercati di una denominazione che proprio in questi giorni ha lanciato una nuova “brand identity”, nel segno di “Pétiller en grand”... | |
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| | | Non è una novità che il 2025 sia stato un anno in negativo, nel confronto con il 2024, per il mondo del vino. Così è stato per l’Italia, come abbiamo riportato, analizzando i dati mese per mese, ma anche a livello mondiale dove le difficoltà si sono accumulate per un esito che ha portato, totalizzando i “parziali” da gennaio a dicembre, al segno meno. A fare luce sul mercato internazionale del vino, anno 2025, è il report di Del Rey Analyst of Wine Market (Awm), analizzato da WineNews, che parla di una diminuzione del -6,3% in valore e del -4,7% in volume rispetto all’anno precedente. Anche il prezzo medio al litro è andato in ribasso, con un -1,7% sul 024. Secondo i dati doganali ufficiali analizzati da Del Rey Awm ciò si è tradotto in una riduzione di -2,26 miliardi di euro, con un fatturato totale, per l’export, di 33,77 miliardi di euro nel 2025 e, in termini di volume, le spedizioni globali sono diminuite di 4,65 milioni di ettolitri, chiudendo l’anno a 94,76 milioni di ettolitri. Il ribasso ha interessato tutte le categorie, con i vini imbottigliati (non spumanti) che hanno assorbito il calo più marcato. L’analisi incentrata sulle 19 principali nazioni esportatrici di vino ha rivelato che nessuna è riuscita a raggiungere una crescita nel 2025, mentre c’è chi è calato a doppia cifra (in approfondimento). | |
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| | | Se l’Italia, da anni, è uno dei primi 5 mercati delle bollicine francesi della Champagne, da qualche anno la Francia è il terzo mercato per l’italianissimo Prosecco. Un interscambio che, a volte, si trasforma anche in partnership peculiari, come quella tra Val d’Oca, nome tra più importanti della galassia “Prosecco” e del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg, e Champagne Encry, l’unica Maison in terra francese di proprietà di italiani, Enrico Baldin e Nadia Nicoli. Con Val d’Oca che, dal 1 aprile, sarà il nuovo distributore esclusivo per l’Italia di Champagne Encry. | |
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| | Nel 2025 le attività di turismo enogastronomico censite in Italia salgono a 667, con un incremento di 73 unità sul 2024 (+12%), mentre i 292 eventi realizzati segnano una crescita ancora più marcata, pari al +26% in un anno, con ben 60 prime edizioni, indice di un rinnovato slancio progettuale del sistema Dop e Igp, capace di coinvolgere sempre più anche filiere di dimensioni ridotte. A livello territoriale, la crescita è testimoniata da un numero più alto di attività per 16 regioni italiane su 20, con Veneto, Toscana, Emilia-Romagna, Lombardia e Piemonte ai vertici. È la fotografia scattata dal “Rapporto Turismo Dop” 2026, edizione n.2, realizzato da Fondazione Qualivita con Origin Italia ed il supporto del Ministero dell’Agricoltura, per monitorare l’evoluzione del turismo enogastronomico legato ai prodotti a Indicazione Geografica e al lavoro dei Consorzi. | |
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| | | A WineNews Filippo Mobrici, alla guida del Consorzio della Barbera d’Asti e Vini del Monferrato, che tutela un terzo dei vigneti Dop del Piemonte. “Il momento è difficile, ma ci difendiamo, la Barbera d’Asti è un vino fresco e contemporaneo, e può raccontare anche più complessità con la versione Superiore. I vini del territorio non devono avere complessi di inferiorità rispetto agli altri vini del Piemonte, ma dobbiamo raccontarli di più e meglio a pubblico ed addetti ai lavori. Ma tutto parte dalla giusta remunerazione del lavoro in vigna, perché senza non c’è territorio e non c’è grande vino”. | |
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