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WineNews
N. 4.397 - ore 17:00 - Giovedì 29 Gennaio 2026 - Tiratura: 31.289 enonauti,
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La News
Amarone, un progetto di tipicità
Non frutto di un errore fortunoso, una botte di “Recioto scapà” (scappato, sfuggito al controllo), come si è raccontato fino ad oggi, ma un vino figlio di un’idea precisa, nata negli Anni Venti del Novecento, per la valorizzazione della tipicità del vino principe della Valpolicella, che ha per “protagonisti” Pieralvise Serego Alighieri (nonno dell’omonimo Pieralvise che conduce oggi le Possessioni Serego Alighieri), Giambattista Rizzardi, e non solo: una ricerca, che WineNews è in grado di anticipare, alla vigilia di “Amarone Opera Prima” (30 gennaio-1 febbraio, a Verona, by Consorzio Vini Valpolicella) riscrive la storia dell’Amarone.
Approfondimento su WineNews.it
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Primo Piano
Se il più grande rosso della Valpolicella non fu il frutto di un errore “fortunoso”
A dimostrare la precedente produzione “autonoma” e “ricercata” dell’Amarone non sono solo le giacenze di annate antecedenti alla 1936, ma, soprattutto, i numerosi documenti storici raccolti da Marina Valenti, ex responsabile delle relazioni esterne di Cantina Valpolicella Negrar, oggetto di studio, riordino, descrizione e valorizzazione di materiali - molti dei quali conservati negli archivi privati di Pieralvise Serego Alighieri e Giambattista Rizzardi - condotti con il supporto scientifico di Francesco E. Benatti, responsabile dell’Archivio Storico dell’Unione Italiana Vini (Uiv) che - insieme a Wanda Gallo - collabora alle attività di tutela del patrimonio archivistico del Centro di Documentazione della Doc Paolo Desana di Casale Monferrato. “L’Amarone - illustra Valenti entrando nel merito - può essere considerato il primo vino “tipico” della Valpolicella per le sue caratteristiche consone a soddisfare i criteri che si andavano definendo dai primi Anni Venti del Novecento. Un titolo, quello di “vino tipico”, che alla rinomanza doveva necessariamente affiancare costanza produttiva e quantità, ciò che il Recioto non poteva garantire, come chiarisce il verbale della riunione del 12 novembre del 1930 convocata a Verona, su invito del senatore Arturo Marescalchi, e presieduta dal collega Luigi Messedaglia, affinché venissero prese “iniziative per la difesa sollecita e assidua a vantaggio e incremento dei vini tipici con particolare riferimento al Valpolicella e al Bardolino”. E a questo proposito Messedaglia sottolineava come non fosse il caso di “esaminare e studiare il tipo vero e proprio di vino Recchiotto che rappresenta quantità modestissima e si può dichiarare una lecornia”, aggiungendo: “è necessario vagliare di ottenere in massa il vino tipico veronese d’arrosto, un tipo di vino delle colline della Valpolicella buono e apprezzato, per il quale allo scopo non trovava ci fossero difficoltà insormontabili”. E l’Amarone può essere considerato l’espressione più originale del vino tipico veronese “da arrosto” già citato sul “Gazzettino” del 25 settembre 1906 dal poeta e giornalista Berto Barbarani nel suo “Capitolo del vino buono” e da Giambattista Rizzardi nella lettera inviata al Conte Mattioli (segretario nella Casa Reale di Vittorio Emanuele III) il 20 dicembre 1936 (continua in approfondimento).
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Lvmh, “Champagne & Wine” con ricavi in calo
Un 2025 complicato per il mondo del vino, compreso quello francese, Paese che aveva già registrato una frenata nel 2024. E che abbraccia anche il comparto dei vini di alta gamma, pur con i dovuti distinguo. Lo si vede dai risultati del quarto trimestre, e annuali, del colosso Lvmh della famiglia Arnauld, che, per quanto riguarda la divisione “Wine & Spirits” (Moët Hennessy), non ripete i risultati del terzo trimestre 2025 (+1%), scivolando nel quarto a -9% organico, per un totale, nel 2025, che somma un -5% organico. Ammontano a 5,3 miliardi di euro, dunque, i ricavi per il 2025 contro i 5,8 del 2024 ed i 6,6 del 2023. In calo anche la divisione “Champagne & Wine”, con ricavi per circa 3 miliardi di euro nel 2025, -2,9% sul 2024. Il reparto “Cognac and spirits”  (-15,3%) si ferma a 2,2 miliardi di euro (in approfondimento).
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Focus
Enoturismo, i giovani chiedono consiglio all’Ai
Se il futuro sarà la funzione “pro-doing” (sul posto), che richiede la piena integrazione nei sistemi di prenotazione e negli agenti intelligenti per esperienze sempre più personalizzate ed immersive, oggi nel turismo enogastronomico l’Intelligenza Artificiale viene usata soprattutto per tradurre menù e contenuti dal 69% dei turisti (il 77% tra i giovani di 25-34 anni), per trovare idee e ispirazione dal 60% dei viaggiatori (il 75% tra i 25-34enni) e per cercare e confrontare destinazioni e alloggi, attività per cui ricorre all’Ia il 58% delle persone (il 68% tra i 25-34enni). A dirlo è un focus del “Rapporto sul Turismo Enogastronomico Italiano” 2025, realizzato da Roberta Garibaldi, presidente Aite-Associazione Italiana Turismo Enogastronomico, dedicato ad uno strumento che sta cambiando il mondo e che, anche nel turismo, si è ormai imposto come punto di riferimento non solo per gli addetti ai lavori, ma anche e soprattutto per chi vuole mettersi in viaggio e costruire in maniera consapevole la propria esperienza. In particolare, tra i mercati, gli Stati Uniti si impongono con il più alto utilizzo dell’Ia per l’ispirazione (21%), la Francia è seconda per penetrazione (18%), la Germania è in linea (16%), mentre in Uk, Austria e Svizzera l’Intelligenza Artificiale viene ancora utilizzata con cautela (13%).
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Cronaca
Etna Doc, la crescita è anche nei numeri
Un percorso di crescita che segna una nuova tappa di una storia di successo e in continua evoluzione. Con gli imbottigliamenti che, nel 2025, segnano +6,27% sul 2024, per l’Etna Doc è un risultato che rafforza il posizionamento della denominazione come uno dei sistemi vitivinicoli più dinamici e strutturati d’Italia e con prospettive vicine alle 6 milioni di bottiglie nel 2026. La performance degli spumanti Etna Doc, oltre 300.000 bottiglie, è brillante, confermandosi tra i segmenti più dinamici e strategici della denominazione.
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Wine & Food
Nasce il premio “Wine & Siena Food & Wine Journalist” assegnato a Bruno Gambacorta
Accanto alla “buona agricoltura” ed ai suoi prodotti, che tutto il mondo ama dell’Italia, la “buona comunicazione” ha avuto ed avrà sempre di più un ruolo fondamentale nel raccontarli, anche e soprattutto dopo il riconoscimento della Cucina Italiana come Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità dell’Unesco, della quale il vino è il compagno più fedele. Nasce il premio “Wine & Siena Food & Wine Journalist”, assegnato al giornalista Bruno Gambacorta, firma storica del Tg2 ed ideatore di “Eat Parade”, il primo format giornalistico in un telegiornale nazionale dedicato al cibo, al vino, alla nutrizione e al turismo enogastronomico. Sarà consegnato il 30 gennaio a “Wine & Siena”, la kermesse ideata da “The WineHunter” Helmuth Köcher, patron Merano WineFestival, e Confcommercio Siena, nella città del Palio.
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Castello del Terriccio
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WineNews.tv
Difficoltà sì, crollo no. Il mercato Usa del vino italiano, letto da top player negli States
Da “Grandi Langhe e il Piemonte del Vino” a Torino, a WineNews, le testimonianze di Laura DePasquale, Senior Vice President, Sales & Commercial Operations, Artisanal Wine Division Southern Glazer’s Wine & Spirits, tra le più grandi realtà del business negli States, Brian Larky, fondatore Dalla Terra, operatore specializzato in vini italiani, Tim Marson, Master of Wine e Category Director del grande portale di e-commerce Wine.Com, e Jaime De Leon di The Kroger, tra le principali realtà del retail del wine & food in Usa, con oltre 2.700 punti vendita nel Paese.
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