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WineNews
N. 4.436 - ore 17:00 - Mercoledì 25 Marzo 2026 - Tiratura: 31.289 enonauti,
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La News
Il beverage che fa “gol” ai Mondiali
Cresce l’attesa per la Coppa del Mondo 2026 (al via l’11 giugno) in Canada, Messico e Usa. E dove wine & food e beverage in generale avranno un ruolo di spicco. Tra i grandi nomi c’è Taittinger, prestigiosa maison di Champagne della famiglia Taittinger, ancora una volta “Official Champagne” ai Mondiali di Calcio. Vino, ma non solo, per quanto riguarda i grandi player delle bevande, con la birra, c’è Ab InBev, storico partner Fifa e colosso del settore che produce oltre 500 marchi (sarà “Official Beer Sponsor”). Tra gli “Official Spirits Supporter”, figura, invece, Diageo con le tequila Casamigos e Don Julio, il whisky scozzese Buchanan’s e Johnnie Walker e la vodka Smirnoff.
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Primo Piano
Moderato e ai pasti: l’“Italian Way” modello consapevole e virtuoso di consumo di alcolici
Un modello tutto italiano del bere alcolico consapevole, vino ovviamente incluso, fatto di educazione al consumo, in stretta sinergia - altra caratteristica “strutturale” del Belpaese - con il momento dei pasti, e che si distingue dal resto degli altri Paesi. Un modello virtuoso, definito come “The Italian Way”, e che emerge dalla prima ricerca sul tema promossa da Federvini e condotta dal Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale dell’Università La Sapienza di Roma. Un report che, di fatto, conferma con evidenze empiriche un tratto da sempre riconosciuto identitario della cultura italiana e che racconta come il consumo di bevande alcoliche in Italia sia in larghissima prevalenza moderato, ritualizzato e profondamente legato al contesto sociale e alle abitudini alimentari, in sostanziale coerenza con le consuetudini della Dieta Mediterranea e della cucina italiana eletta Patrimonio Immateriale Unesco. Un modello che integra tradizioni, cultura e vita sociale, questo il trend generale, anche se ci sono delle “devianze” seppur marginali. E se la ricerca promuove lo stile di vita italiano, di riflesso, ma non è una novità, segnala anche come i consumi stiano velocemente cambiando, un trend sintetizzabile con la frase “si beve meno, ma si beve meglio”, anche se, soprattutto da parte delle giovani generazioni, c’è un feeling da ritrovare e su questo possono aiutare la promozione ed i messaggi che si discostano, come avvenuto altrove, da una tendenza allarmistica, e che sono incentrati, piuttosto, sul bere consapevole. Il modello italiano, affermato nello studio, presentato oggi a Roma alla Camera dei Deputati in occasione dell’evento “Consumo responsabile di bevande alcoliche: The Italian Way” by Federvini, dal professor Alberto Mattiacci, ordinario di Economia e Gestione delle Imprese de La Sapienza, e responsabile scientifico dello studio, e dalla professoressa Fabiola Sfodera, associato di Economia e Gestione delle Imprese e chief analyst, racconta, dunque, di un consumo di bevande alcoliche moderato, ritualizzato e culturalmente radicato, lontano dagli stereotipi. Sono intervenuti, tra gli altri, conil presidente Federvini, Giacomo Ponti, anche il Ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, e Matteo Zoppas, presidente Ita-Italian Trade Agency.
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Manopera, il progetto di Confagricoltura
Uno dei problemi cronici dell’agricoltura, compresa quella italiana, è la ricerca della manodopera. Forza lavoro necessaria per le operazioni di raccolta, ma che non sempre è facile da trovare, tanto che si guarda spesso all’estero per “tamponare” il fabbisogno. Una novità arriva con il corso per 16 trattoristi a Tashkent (Uzbekistan) che partirà, con una prima sessione formativa, il 30 marzo, grazie al progetto di Confagricoltura con il Governo uzbeko che, spiega l’associazione degli imprenditori agricoli, “risponde concretamente all’esigenza di manodopera agricola delle imprese italiane e alla disponibilità di forza lavoro locale, con volontà di crescita professionale e inserimento in un contesto regolato e sicuro”. L’iniziativa è “il primo passo di una collaborazione duratura che intende coinvolgere altri profili professionali”.
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Focus
Ue-Australia, l’accordo di libero scambio piace al vino
Le esportazioni di vini europei verso l’Australia, nel 2024/2025, hanno superato i 300 milioni di euro, di cui 79,9 milioni di euro di vini italiani nel 2025, secondo i dati Istat. Un mercato lontano, spesso fuori dai radar, quello australiano, ma che come tutti gli altri, soprattutto in una fase storica e geopolitica come questa, non può essere trascurato. Ed è anche per questo che il Ceev - Comitato Europeo delle Imprese Vinicole plaude alla conclusione dei negoziati sull’accordo di libero scambio tra Ue ed Australia che, in generale, secondo la Commissione Ue, porterà ad una riduzione del 99% dei dazi sulle esportazioni Ue verso l’Australia, e migliorerà l’accesso a materie prime critiche, semplificando le pratiche su un canale commerciale, quello tra Ue e Australia, che muove 89,2 miliardi di euro in beni e servizi ogni anno. Per il vino Ue, in dettaglio, si stimano 16 milioni di euro di risparmio sui dazi, ma soprattutto si parla di “un accordo bilaterale sul vino modernizzato che proteggerà ulteriormente più di 1.600 Ig vinicole dell’Ue”. Compreso il termine Prosecco, che gli australiani utilizzano come nome varietale per produrre vini spumanti, e che gradualmente sarà eliminato per i vini destinati alle esportazioni, e regolato con norme più chiare per evitare confusione sul mercato interno.
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Cronaca
Il tiramisù batte il Colosseo su Instagram
Su Instagram un cibo e, in particolare, il dolce italiano più famoso e amato al mondo, supera il monumento-simbolo del Belpaese: è il tiramisù che ha più citazioni del Colosseo (ben 5,3 milioni, da quando è nato il social nel 2010). A confermarlo, Francesco Redi, fondatore “Tiramisù World Cup” e studioso di Politiche Europee per il turismo. Il segreto? Non solo la sua bontà, ma anche il fatto di essere altamente “instagrammabile”, con il cibo che oggi è diventato un’attrazione turistica, capace di competere con i grandi landmark culturali.
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Wine & Food
A San Michele all’Adige giovani enologi e maestri oleari d’Italia si sfidano tra vini e oli
Il futuro, “ça va sans dire”, è dei giovani. Anche quando si parla di vigneti ed oliveti, di vino e di olio. E sono proprio i giovani enologi e maestri oleari d’Italia i protagonisti di “Bacco e Minerva” n. 23, il Concorso enologico e oleicolo riservato agli istituti tecnici e professionali agrari italiani, di scena in un “tempio” della formazione e della ricerca applicata all’agricoltura e alla viticoltura, la Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige. Dove oggi, 25 marzo, con i rappresentanti di 40 scuole di tutta Italia, è stata inaugurata la kermesse (fino al 27 marzo), promossa dal Ministero dell’Istruzione e del Merito, che “valorizza l’eccellenza didattica, unendo la pratica vitivinicola (Bacco) alla sapienza scientifica (Minerva), attraverso la sfida di 122 vini e 17 oli prodotti dalle scuole”.
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WineNews.tv
Il vino prodotto nei terreni confiscati alla mafia, il racconto del caso virtuoso di Centopassi
In un panorama vitivinicolo sempre più competitivo, Centopassi in Sicilia, l’anima vitivinicola delle cooperative Libera Terra, che coltivano i terreni confiscati alla mafia, fondata su impulso di Libera di Don Luigi Ciotti, rappresenta un caso di studio raro e concreto. Il racconto, con il consigliere delegato Giovanni Ascione, di un progetto identitario forte con risultati commerciali solidi e che fa dialogare vitigni autoctoni, valorizzazione del territorio e capacità di stare sui mercati globali. Tra obiettivi raggiunti e sfide future, senza snaturare la propria origine.
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