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WineNews
N. 4.459 - ore 17:00 - Martedì 21 Aprile 2026 - Tiratura: 31.289 enonauti,
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La News
Dazi Usa “illegittimi”, via ai rimborsi
Come ormai noto, i dazi voluti dal presidente Usa, Donald Trump, legati all’International Emergency Economic Powers Act, sono stati dichiarati illegittimi dalla Corte Suprema lo scorso febbraio. Dazi che hanno pesato sulle importazioni, anche dall’Italia (-9,1% nel 2025 sul 2024, a 1,7 miliardi di euro, e -35% a gennaio 2026 su gennaio 2025), e sono costati 492 milioni di dollari all’industria del vino americana (dati Aawe). Cifra che gli importatori americani potranno provare a recuperare, almeno in parte, visto che, sono partite le procedure per i rimborsi (si parla di un valore complessivo, per tutte le merci, di 160 miliardi di dollari) ...
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Primo Piano
Ortofrutta, settore made in Italy strategico (13 miliardi di euro di export), tra primati e sfide
L’ortofrutta è un settore strategico del made in Italy per un valore alla produzione di 17 miliardi di euro, pari al 26% dell’agroalimentare italiano - con un export che, tra frutta fresca e trasformata, è stato di 12,9 miliardi (dati Nomisma, con un peso maggiore di quello del vino, che, nel 2025, si è fermato a 7,7 miliardi di euro, ndr). Un comparto centrale per l’agroalimentare italiano e che è di scena a Macfrut n. 43, la fiera della filiera internazionale dell’ortofrutta, a Rimini Expo Centre, da oggi al 23 aprile. Dove si celebrano i primati del comparto, ma si fa anche il focus sulle sfide che deve affrontare. Per esempio, sottolinea Cia-Agricoltori Italiani, con il presidente Cristiano Fini, dietro ai record del settore “si apre una frattura strutturale: la carenza di manodopera. Al comparto mancano più di 120.000 addetti qualificati e apprendisti under 30”. Un tema centrale e, d’altronde, ha ricordato il vicepresidente Confagricoltura, Sandro Gambuzza, la competitività del settore “non va data per scontata, deve essere alimentata, accresciuta con strategie adatte ai tempi che si vivono”. Anche perché, quando si parla di ortofrutta, si parla di un comparto che incide per oltre il 20% sul valore della produzione agroalimentare nazionale, ha sottolineato il presidente Confcooperative, Raffaele Drei, evidenziando come in Italia, al settore, però, “arrivano 300 milioni all’anno, ossia solo il 4% dell’ammontare complessivo della spesa Pac”. Nondimeno, le aziende investono in innovazione, come raccontano i dati Coldiretti, ed “un’impresa ortofrutticola su 5 ha già digitalizzato la propria azienda con soluzioni di agricoltura 5.0 per ridurre il consumo di fertilizzanti, acqua ed energia”. E non manca il sostegno delle istituzioni, perché se l’Ita-Italian Trade Agency, ha ricordato il dg Lorenzo Galanti, ha portato a Rimini “oltre 900 operatori da 80 Paesi”, il Ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, ha ricordato come, per il settore, il Governo ha “reso disponibili finanziamenti diretti sulle filiere e sul Pnrr che superano i 2 miliardi, e ne sviluppano quasi 3 di investimenti, a cui si aggiungono interventi su energia, agrisolare e logistica. Continueremo a lavorare in questa direzione perché è una filiera di qualità e capace di creare ricchezza, lavoro e anche sviluppo”.
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SMS
I vini d’Italia e le cucine asiatiche
Per il vino italiano di qualità e prestigio, il canale commerciale principale è la ristorazione, in Italia e nel mondo, grazie ai tantissimi ristoranti italiani del Pianeta, con la cucina tricolore che ora è anche Patrimonio Unesco. Ma il grande vino italiano, per fare un ulteriore salto di qualità, deve cercare di diventare un abbinamento ideale anche per le cucine del resto del mondo. Come quelle asiatiche, che sono tante, diverse, diffuse e amate ovunque. È nato così il volume “I Grandi Cru d’Italia incontrano le cucine di India, Cina e Giappone”, un progetto editoriale che mette in relazione a tre grandi cucine mondiali i vini migliori dei soci del Comitato guidato dalla presidente Chiara Lungarotti e dal vicepresidente esecutivo Paolo Panerai, e che riunisce alcuni dei produttori più rappresentativi del Belpaese.
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Focus
Ecco come gli italiani scelgono un ristorante
Recensioni, ricerca assistita e passaparola. Ecco il “tris” vincente a cui si affidano gli italiani per la scelta di un ristorante, da sempre qualcosa di non immediato e nemmeno di scontato, anche per la ricca proposta presente nel Belpaese, con oltre 300.000 imprese di ristorazione attive in Italia, secondo l’ultimo rapporto della Federazione Italiana Pubblici Esercizi (Fipe/Confcommercio). A dirlo un nuovo studio TheFork (l’analisi combina dati proprietari della piattaforma riferiti al 2025 con un’indagine condotta in collaborazione con YouGov su oltre 1.000 italiani, tra dicembre 2025 e marzo 2026), piattaforma leader nella prenotazione dei ristoranti, che ha analizzato il fenomeno noto come “paradosso della troppa scelta”, da cui emerge proprio come recensioni, ricerca assistita e passaparola siano oggi leve fondamentali e integrate per supportare gli utenti in questo processo. Per oltre un terzo degli italiani “over 24” (34%) un’ampia scelta di ristoranti rappresenta un valore e fa sentire liberi di decidere, ma c’è un 21% che riconosce che la varietà di opzioni è utile, ma comporta un investimento significativo di tempo per valutare le alternative, mentre il 14% dichiara di sentirsi indeciso quando le possibilità diventano troppe. E, in questo contesto, i nuovi strumenti tecnologici hanno un ruolo chiave.
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Cronaca
Asta Pandolfini: raccolti 1,1 milioni di euro
Il “top lot” ha visto come protagonista una bottiglia di quasi un secolo fa: uno Château d’Yquem 1937 battuto a 16.790 euro, con la storica cantina di Bordeaux top lot anche con un Sauternes del 1927 aggiudicato a 12.848 euro. In totale ha toccato quota 1.140.475 milioni di euro il ricavato dell’asta dedicata ai vini da collezione “La Joie du Vin”, organizzata da Pandolfini (Firenze, 9-10 aprile), ovvero il 170% delle stime iniziali. Con l’Italia protagonista con i lotti di Monfortino di Giacomo Conterno, Sassicaia e Masseto.
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Wine & Food
Champagne, export 2025 frenato da Stati Uniti e Italia: “perse” 1,5 milioni di bottiglie
Lo Champagne ha vissuto, a livello complessivo, un 2025 con il segno “meno”. Ma tra i 10 mercati “top” solo 2 Paesi hanno ridotto le importazioni sul 2024, come si osserva dai dati del Comité Interprofessionnel Du vin De Champagne - Épernay riportati dall’American Association of Wine Economists (Aawe): Stati Uniti e Italia. Negli Stati Uniti, mercato leader, l’import di Champagne è sceso a 26,46 milioni di bottiglie nel 2025 (-3,4%). L’Italia, mercato n. 6, è calata del -7%, (7,78 milioni di bottiglie acquistate nel 2025). Positivi gli altri Paesi: il Regno Unito è n. 2, a 22,72 milioni di bottiglie (+1,9%), davanti a Giappone (+6,7%), Germania (+1,2%), Belgio (+2,6%). Al n. 7 c’è l’Australia (+3,5%), poi Svizzera (+5%), Spagna (+7,3%) e Canada (+7,6%). Complessivamente si sono stappate 266 milioni di bottiglie di Champagne nel 2025.
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WineNews.tv
Vini No-Lo, c’è chi ci crede, anche in Italia. Guardando ad un mercato, da 2,4 miliardi di dollari
La visione dei vertici di imprese come Mack & Schühle, Argea, Hofstätter, Lea Winery, Frizero, Schenk Italian Wineries, Villa Sandi, Mionetto e Vason Group (aspettando che, in Italia, si risolva l’ultimo nodo legale della gestione dell’alcol della dealcolazione con l’Agenzia delle Dogane per poterli produrre), che vedono, nel segmento, un grande potenziale, in un business che oggi vale 2,4 miliardi di dollari e che, da stime, ne varrà 3,3 nel 2028. Mentre si cerca di aprire al varietale in etichetta, spiega Unione Italiana Vini (Uiv), e ristorazione e critica sono sempre più aperte alla tipologia.
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