Se questo messaggio non è visualizzato correttamente clicca qui |
N. 4.419 - ore 17:00 - Lunedì 2 Marzo 2026 - Tiratura: 31.289 enonauti, opinion leader e professionisti del vino | |
|
|
| | | Il mercato italiano del bio nel 2025 ha festeggiato un anno da record raggiungendo 6,9 miliardi di euro (+6,2% sul 2024), con trend positivi per tutte le categorie, da quello domestico, a 5,5 miliardi di euro (+4,9% la gdo sul) al fuori casa che vale il 20% (+1,6%, per 1,35 miliardi di euro di valore complessivo), tra crescita e potenzialità ancora da sviluppare. Secondo un sondaggio Nomisma, infatti, ben l’85% dei locali propone vini biologici, ma, leggendo i dati, c’è margine per crescere ancora. Basti pensare che nei ristoranti appena il 4% propone solo vini biologici, l’87% mette a disposizione “anche” vini biologici, mentre il 9% non ha vino biologico in carta. | |
|
| | Nonostante le tante difficoltà, il vino, dalla produzione al trade, sta affrontando questo 2026 con la consapevolezza del momento difficile, ma anche con la voglia di fare di tutto per innescare una nuova fase che porti una rinnovata, seppur piccola, crescita. E se in generale il “barometro” dell’anno appena iniziato ferma la lancetta sulla parola “stabilità”, non manca chi si aspetta una lieve ripresa, guardando con speranza anche al 2027. Tra le tante tipologie di vino, se quella considerata più in salute e con le performance attese migliori è, ancora una volta, in assoluto, quella dei vini bianchi fermi, tanti scommettono ancora anche sulle bollicine, ma anche sui vini No-Lo. Con una “geografia” dei mercati ritenuti più attrattivi per le esportazioni, che, però, è ben diversa dal recente passato, con sul podio Germania, Paesi Bassi e Giappone, seguiti da Danimarca e Polonia, con big come il Regno Unito solo all’ottavo posto, e gli Stati Uniti segnati dal “caos dazi” che retrocedono alla posizione n. 19. Ecco gli spunti che arrivano dal “ProWein Business Report” 2026, realizzato come sempre dalla Geisenheim University, e che WineNews ha analizzato in vista della ProWein 2026, di scena a Düsseldorf dal 15 al 17 marzo, in un appuntamento che resta, comunque, tra i più importanti del mercato del vino internazionale, con focus soprattutto su quella Germania che è il secondo mercato più importante per le cantine italiane, presenti in maniera ridotta sul recente passato, ma, comunque, in buon numero (540, con l’Italia secondo Paese più rappresentato dopo la Germania con 599, ndr), ma anche sul Nord ed Est Europa, e non solo. Secondo le imprese del settore, in generale, la crescita dei costi sarà il fattore più pesante da affrontare (75%), seguita dalla riduzione del potere di spesa dei consumatori (67%), ma anche dalla riduzione dei consumi legata al tema “salutismo” (59%), che fa il paio con la preoccupazione per le politiche sempre più stringenti in materia di commercio, promozione e consumo degli alcolici in generale (57%). Temi e tendenze (in approfondimento) che saranno sotto i riflettori alla ProWein, dove l’Italia, come già successo a Parigi, giocherà un ruolo da protagonista, in attesa poi del suo palcoscenico privilegiato, ovvero Vinitaly 2026, a Veronafiere a Verona, dal 12 al 15 aprile. | |
|
| | Raccontare il progetto vitivinicolo di Pompei nella rete degli Istituti Italiani di Cultura all’estero del Ministero degli Affari Esteri, per condividere entusiasmo, visione e unicità di un modello unico di partenariato pubblico-privato fondato su cultura, sostenibilità, ricerca scientifica e valorizzazione del made in Italy, tra i più importanti e prestigiosi nella storia del connubio tra vino e cultura, e che sta scrivendo un nuovo capitolo per la viticoltura ed il patrimonio culturale italiano e mondiale. Lo hanno fatto, nei giorni scorsi, il Parco Archeologico di Pompei e Gruppo Tenute Capaldo con la prima tappa all’Istituto di Londra, avviando una nuova fase del percorso che vede (ri)nascere nella città romana sepolta dall’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. una “vigna archeologica” e la costruzione di un’azienda bio per tornare a produrre il “vino pompeiano”. | |
|
| | | In un 2025 difficile per il mercato del vino, oltre metà delle cantine italiane si è difesa, portando i bilanci in pareggio su un 2024 (va ricordato, da record, almeno all’export, con 8,1 miliardi di euro), mentre più di 4 aziende su 10 hanno visto un calo dei fatturati, seppur contenuto in qualche numero percentuale. Mentre, per il 2026, da poco iniziato, nonostante uno scenario incerto e variabile, dai dazi su un mercato fondamentale come gli Usa, al salutismo, e non solo, il 70% delle aziende si divide tra chi si aspetta stabilità o un po’ di recupero, contro un 30% che, invece, si attende un ulteriore calo, seppur lieve, dei fatturati. Per arginare i quali la stragrande maggioranza delle aziende manterrà stabili gli investimenti in comunicazione, marketing e immagine, mentre una buona parte, 4 su 10, investiranno ancora di più nel supporto alle vendite. A dirlo è un sondaggio WineNews - che sta avendo molto riscontro tra i lettori, e sui social, ndr - sulla chiusura del 2025 e le prospettive per il 2026, con la visione di 25 realtà di primissimo piano del vino italiano, che mettono insieme un fatturato aggregato superiore ai 2,5 miliardi di euro (oltre il 17% del giro d’affari alla produzione del settore), un campione variegato di piccole aziende di blasone, grandi gruppi con brand di prestigio e importanti cooperative. | |
|
| | | Da Gaja a Bruno Rocca, da Elena Walch a Marco Felluga, da Villa Sandi a Castello di Ama, da Fontodi a Casanova di Neri, da Fattoria Le Pupille a Masciarelli, da D’Angelo a Donnafugata: ecco le 12 grandi famiglie che stanno guidando il passaggio di testimone verso il futuro dell’enologia italiana, protagoniste della cover story del magazine Usa “Wine Spectator”, che dedica all’“Italy’s Next Generation”, la nuova generazione di “rampolli” del vino italiano, la copertina di Aprile 2026, quando ci sarà anche Vinitaly (Verona, 12-15 aprile). | |
|
| | Sono Alfredo Cetrone di Latina (categoria Fruttato medio), Olivis di Foggia (Fruttato intenso), Massimiliano Di Girolamo di Latina (Absolute beginners), Americo Quattrociocchi di Frosinone (Dop e Biologico), Maria Caputo di Bari (Monovarietale) e Monini Spa di Perugia (Big producers monovarietale) le aziende italiane vincitrici delle medaglie “Sol d’Oro” al “Concorso Sol d’Oro” Emisfero Nord, edizione n. 24, assegnate a Sol Expo, Salone Internazionale dell’olio d’oliva a Verona (Veronafiere, 1-3 marzo). Tra le aziende straniere sono salite sul podio Olive Oil Morgan (Slovenia), Melissa Kikizas (Grecia) e Almazaras de la Subbetica (Spagna). Gli oli sono stati selezionati da un panel internazionale di 15 maestri assaggiatori. “Anche quest’anno abbiamo assaggiato oli di ottima qualità” ha commentato Marino Giorgetti, panel leader della giuria. | |
|
| | | Le riflessioni dei vertici del Consorzio del Gallo Nero e di tante cantine di primo piano della denominazione, da Antinori a Cecchi, da Rocca delle Macìe a Dievole (Bulgheroni Family Vineyards), da San Felice a Isole e Olena, da Ambrogio e Giovanni Folonari a Vallepicciola, da Tenuta di Arceno a Castello di Volpaia, da Tenuta Casenuove a Ruffino, da Fonterutoli (Mazzei) a Principe Corsini. A Carlo Ferrini, tra i più importanti enologi italiani e tra i maggiori artefici del progetto “Chianti Classico 2000”, che ha posto le basi del successo recente del territorio, e non solo. | |
|
|
|