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N. 4.489 - ore 17:00 - Giovedì 4 Giugno 2026 - Tiratura: 31.289 enonauti, opinion leader e professionisti del vino | |
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| | | La logica di distretto, nell’agroalimentare, si conferma premiante. Nel complesso, infatti, nel 2025, le esportazioni hanno fatto un nuovo record, sfiorando i 30 miliardi di euro, +4,1% sul 2024. Il settore del vino, pur in lieve flessione (-1,7%) resta leader in termini assoluti (6,4 miliardi di euro). I distretti migliori in assoluto sono stati quello dei Dolci di Alba e Cuneo (2,6 miliardi di euro di export, +13,7%), quello dei Vini di Langhe, Roero e Monferrato (1,9 miliardi di euro, -0,9%) e quello dell’Alimentare di Parma (1,7 miliardi di euro, +1,4%). A dirlo il Monitor dei distretti di Intesa Sanpaolo. | |
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| | Per riuscire a vincere le sfide attuali di mercato è necessario adottate nuove strategie e tecniche di produzione in vigneto e in cantina per far fronte al cambiamento climatico, che incide sulla fisiologia della vite anche elevando il grado zuccherino delle uve e quello alcolico dei vini, per ridurre l’uso dei fitofarmaci, e per contrastare il continuo depauperamento dei suoli in termini di sostanza organica e vitalità. Argomenti, tra gli altri, che sono stati al centro del Congresso di Assoenologi n. 79, nei giorni scorsi a Conegliano, nel cuore delle Colline del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg. A fare una sintesi sui principali impatti del cambiamento climatico sulla viticoltura è stato Michele Faralli dell’Università di Trento. Che, tra le altre cose (gli interventi in approfondimento), ha rimarcato il trend dello spostamento dei vigneti sempre più in altura e sottolineato come, secondo molti studi, “il riscaldamento continuerà a influenzare la viticoltura, rendendo cruciale l’adozione di strategie sostenibili per mantenere qualità, tipicità e produttività”. L’evoluzione climatica sta, dunque, ridisegnando la viticoltura, e per contrastarla servono anche nuove pratiche di cantina. Come, per esempio, il lavoro su lieviti capaci di produrre meno alcol dalla fermentazione, contrastando andando anche incontro alla richiesta del mercato di prodotti sempre più leggeri da questo punto di vista. E lavorando con determinati tipi di lievito, è già “possibile ottenere una riduzione del grado che si aggira tra 1% e 2% e in condizioni particolari fino al 3%”, ha detto la professoressa Viviana Corich del Dipartimento di Agronomia dell’Università di Padova. E mentre il settore guarda con attenzione alle evoluzioni normative attese a breve dall’Unione Europea sul fronte delle Tea, le Tecniche di evoluzione assistita, come spiegato da Riccardo Velasco, dg della Fondazione Mach di San Michele all’Adige, sempre più importanza è rivolta anche ai sistemi di coltivazione dei suoli e al miglioramento della presenza di sostanza organica, ha sottolineato Lorenzo Furlan, della direzione “Innovazione e Sperimentazione” di Veneto Agricoltura. Solo alcuni esempi di come il vino, settore dalla storia millenaria, continua a guardare all’innovazione per disegnare il suo futuro. | |
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| | Gli alveari non sono solo le case delle api, ma anche baluardi di biodiversità, grazie alle “sentinelle ambientali” per eccellenza che, ognuna con il proprio compito, ne garantiscono l’esistenza. E senza gli alveari non ci sarebbe il miele, di cui l’Italia, con 60 tipologie, detiene il record mondiale di questo prodotto che è un’eccellenza made in Italy. Ma anche come alveari, a livello numerico, la leadership italiana è incontrastata: secondo gli ultimi dati diffusi da Eurostat, nel 2023, nelle aziende agricole dell’Ue erano presenti 9,4 milioni di alveari (+16% dal 2020), e l’Italia ne contava quasi 1,9 milioni, il numero più alto tra i Paesi dell’Unione Europea, seguita da Romania (1,7 milioni), Grecia (1,2 milioni) e Bulgaria (1 milione). Un “boom” inequivocabile quello degli alveari italiani considerando che sono cresciuti del +79% dal 2020. | |
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| | | Piccoli, ma significativi segnali di ripresa per l’export di vino europeo e italiano nei Paesi terzi a marzo 2026: secondo l’Overview della Commissione Ue, analizzato da WineNews, ammonta in valore a 3,6 miliardi di euro, a -6,5% sullo stesso periodo 2025, migliorando il -7,3% del bimestre gennaio-febbraio ed il -11% di gennaio (sempre su base annuale), e, in volume, a 31,2 milioni di tonnellate, per la prima volta, in positivo nel 2026 (+0,2%). Il vino italiano incide per il 29,3% sul totale del vino Ue esportato nei mercati extra Ue, e supera in valore il 1 miliardo di euro di export, a -11% sul primo trimestre 2025, ma in miglioramento rispetto a febbraio quando il risultato bimestrale riportava -15% sullo stesso periodo 2025. E con le esportazioni di vino italiano che, nei primi 3 mesi 2026, vanno meglio anche negli Usa, a 433 milioni di euro (in calo del -20,8%, rispetto al -27,2% di febbraio), e mese su mese in Canada (a 35,5 milioni di euro, +4,4%) ed in Svizzera (37,3 milioni di euro, +0,4%), pur con un cumulativo trimestrale ancora in “rosso”. Nei primi 3 mesi 2026, nel confronto con il 2025, l’Italia del vino cresce, in particolare, in Paesi dalle grandi potenzialità come Russia (46,5 milioni di euro, +49,1%) e Cina (20,2 milioni di euro, +16,2%), e, tra gli “emergenti”, sigla un +10,9% in Brasile, per un valore di 9,76 milioni di euro. | |
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| | | Se quello tra vino & arte è un connubio sempre più interessante, è grazie a progetti pionieri come la prima residenza d’artista in una cantina: “Viaggio in Sicilia” di Planeta, con la quale, da oltre 20 anni, la griffe, tra le artefici del “rinascimento” del vino siciliano, coinvolge grandi artisti in un confronto diretto con la cultura dell’isola, trasformandola in uno spazio di produzione contemporanea. Come è stato per Monira Al Qadiri che, con “Geologie del tempo” a cura di Valentina Bruschi e Vito Planeta, ha firmato l’opera site-specific “Falconeri” alla Tenuta Ulmo. | |
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| | Prove di partnership tra Maison Pommery & Associés ed Henkell International. La maison di Champagne fondata nel 1976 da Paul-François Vranken ha annunciato di aver avviato delle negoziazioni in esclusiva per 2 mesi con il colosso tedesco delle bollicine al quale è stato proposto di diventare azionista di maggioranza. Si tratterebbe di un’intesa strategica tra due gruppi a conduzione familiare che darebbe vita ad un player globale nel settore dei vini spumanti, forte di un portafoglio di marchi consolidati e complementari e di una presenza commerciale internazionale. Maison Pommery & Associés possiede infatti Champagnes Vranken, Pommery & Greno, Pompadour, Charles Lafitte e Bissinger & Co, mentre Henkell International è proprietario dello Champagne Alfred Gratien, ma anche di Henkell, Freixenet, Mionetto, Gratien Meyer e Schloss Johannisberg. | |
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| | | A WineNews, in vista di “Campioni del Mondo - Italia Loves Unesco”, il 5 giugno su Rai 1, in mondovisione, il Ministro del Turismo, Gianmarco Mazzi. “È un tipo di turismo che unisce molte cose, e insieme a quello dell’olio, della birra e al cicloturismo, attira un pubblico alto spendente, valorizza le aree interne ed è sempre più destagionalizzato. E con la grande serata dall’Arena di Verona vogliamo mostrare al mondo il meglio del made in Italy, e stimolare anche il “turismo delle radici”, che ha un bacino di utenza di oltre 70 milioni di italiani che vivono o sono nati all’estero, e su cui puntiamo”. | |
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