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WineNews
N. 4.503 - ore 17:00 - Mercoledì 24 Giugno 2026 - Tiratura: 31.289 enonauti,
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La News
Gli enologi italiani da Papa Leone
Se il vino da sempre è simbolo di condivisione e di pace, e proprio il tema della pace, in questa era segnata dalle guerre è, naturalmente, al centro dei pensieri di Papa Leone XIV, ecco che assume un significato simbolico profondo la partecipazione, oggi in Vaticano, di Assoenologi, all’udienza generale, e l’incontro tra Papa Prevost ed il presidente degli enologi italiani e mondiali, Riccardo Cotarella. Che ha raccontato a WineNews: “ho affidato alle sue preghiere la vitivinicoltura italiana. La sua vicinanza e benedizione ci danno speranza e un incoraggiamento. Custodiamo il valore della terra e del vino come espressione di comunità, cultura e dialogo tra i popoli”.
Approfondimento su WineNews.it
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Primo Piano
Il vino rosso? D’estate si beve fresco. Una tendenza sempre più diffusa (e un tabù sdoganato)
Se fino a pochi anni fa era una pratica bollata come eretica dai sommelier più ortodossi, adesso sta diventando una tendenza sempre più diffusa: il vino rosso d’estate si può servire fresco. Perfetto per grigliate, aperitivi e cene en plein, il rosso “chilled” diventa una scelta di stile, sdoganando uno dei più grandi tabù del servizio. Lo confermano, a WineNews, prestigiosi sommelier, come Paolo Porfidio (Excelsior Hotel Gallia, Milano), secondo cui “è piacevole anche bersi un calice di Brunello di Montalcino o di Barolo, d’estate, alla giusta temperatura”, o Sebastien Ferrara (Enrico Bartolini al Mudec, Milano), che afferma che “proporre un grande rosso servito intorno ai 13-14 °C non è più un tabù, ma un atto di attenzione e di accoglienza”, o come Marco Reitano (La Pergola di Heinz Beck a Roma), secondo cui “il nostro palato ha voglia di freschezza, nel vino rosso vorremmo tutti trovare un pochino di bianco”. Ma la tendenza è sostenuta anche dagli enologi. “I vini rossi li assaggio tra 15 e 17 gradi, non oltre - spiega Riccardo Cotarella, tra i più importanti professionisti italiani - si sente meno l’alcol, c’è più equilibrio tra i vari componenti ed anche una migliore percezione della qualità del vino”. Per Leonardo Palumbo (vicepresidente Union Internationale des Enologues) “si tratta di un trend positivo che potrebbe facilitare il consumo di vini rossi nelle nuove generazioni”, mentre per Mariano Murru (presidente Assoenologi Sardegna ed enologo di cantina Argiolas) “il problema è che, a volte, i vini rossi continuano ad essere serviti alla cosiddetta temperatura ambiente, ma ci si dimentica che, per ambiente, si intende temperatura di cantina, quindi decisamente più bassa di quelle che invece registriamo in estate”.  Ed ora le cantine italiane puntano anche su rossi creati ad hoc per la stagione calda, nati proprio con l’obiettivo di essere bevuti dopo un passaggio in frigo: da Masi, griffe della Valpolicella, con la linea Fresco, alla prestigiosa cantina sarda Siddùra, che lancia Èros, un rosso della Gallura pensato per essere servito a temperature più basse, passando per l’ormai classico Fichimori by Tormaresca, o per Braida, cantina-simbolo della Barbera, che, per i propri vini, elenca le temperature di servizio ideali nei mesi torridi. Con un fenomeno che è ormai diffuso nel mondo (in approfondimento).
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SMS
L’Oiv guarda alle sfide del vino con la ricerca
Adattamento ai cambiamenti climatici, vitivinicoltura sostenibile, innovazione tecnologica, salute dei consumatori, sviluppi commerciali e di mercato, approcci di economia circolare. Su questi temi, che affrontano le principali sfide del settore vitivinicolo globale, si basa l’assegnazione delle borse di ricerca 2026 da parte dell’Oiv, l’Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino, che, come ogni anno, nell’ambito del Piano strategico, assegna borse di ricerca (scadenza per le domande il 12 luglio) per sostenere progetti scientifici di alto livello nei suoi settori prioritari, grazie anche al contributo finanziario, che si affianca allo stanziamento dell’Oiv, di un Consorzio di aziende del settore vitivinicolo mondiale, come Masi Agricola (Italia), Sogrape (Portogallo), Viña Concha y Toro (Cile) e Yalumba Family Winemakers (Australia).
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Focus
Signorvino cresce ancora e va verso “quota 50” locali nel 2026
Il mercato del vino e del fuori casa in generale è in difficoltà, ma c’è chi continua a crescere. Come Signorvino, la catena di enoteche con cucina fondata nel 2012 da Sandro Veronesi, con oltre 2.000 etichette “in carta”, che, dopo aver archiviato un 2025 da 90 milioni di euro di fatturato, oggi conta su 43 store tra Italia ed estero (in Francia, a Parigi, a due passi da Notre Dame, e in Repubblica Ceca, a Praga, dove è previsto il raddoppio nel 2027), ma con l’obiettivo di arrivare a 50 entro il 2026. Con le prossime aperture già in calendario a Udine, l’8 luglio, con lo storico Caffè Contare, poi a Vicenza, il 14 luglio, e ancora, tra luglio e agosto, Marcianise (La Reggia Designer Outlet) e Milano CityLife, poi Napoli (Galleria Navarra), Erbusco (nel cuore della Franciacorta, ndr) e Padova. “Portare a Udine il nostro modello di ospitalità e di cultura enogastronomica in uno spazio di questo valore è per noi un risultato importante - dichiara il general manager Luca Pizzighella - lavoriamo per valorizzare il patrimonio enologico e culturale del Paese”. “Aprire in spazi centrali e riconoscibili (Firenze, con Ponte Vecchio, in foto, ndr) risponde al voler riportare il vino al centro della socialità urbana e renderlo accessibile, anche alle generazioni più giovani, senza banalizzarlo”, sottolinea l'ad Signorvino, Federico Veronesi.
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Cronaca
Diventare sommelier Ais in carcere
Il vino è storia, paesaggio, identità, tradizione e valore economico, ma può essere anche inclusività e materia di studio per un futuro che può far rima con riscatto: succede a Siena, dove, nella Casa Circondariale Santo Spirito, per la prima volta in assoluto in un carcere, cinque detenuti hanno sostenuto l’esame per conseguire il diploma di terzo livello, il più alto, di sommelier dell’Associazione Italiana Sommelier (Ais), nel progetto “Vite Libera”, nato per introdurre la formazione professionale d’eccellenza e favorire il reinserimento sociale.
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Wine & Food
“Simply Italian Great Wines”: il vino italiano punta su Brasile e Messico, in Sud America
Se è vero che il vino italiano deve diversificare il più possibile i suoi mercati, vero è che il Sudamerica, anche grazie al recente (e discusso) accordo tra Ue e Mercosur, è tra i principali obiettivi in tal senso. Una strategia in cui si inserisce il “Simply Italian Great Wines” il tour firmato Iem - International Exhibition Management, e condotto da Marina Nedic e Giancarlo Voglino, tra le agenzie storiche in materia di internazionalizzazione del vino italiano, che arriva per la prima volta in Sud America toccando due metropoli chiave del mercato latino-americano: San Paolo, ieri, e Città del Messico, il 25 giugno, con tante aziende, i Consorzi di Pinot Grigio delle Venezie e del Chianti, e raggruppamenti come Istituto Grandi Marchi. In due mercati che, sottolinea Iem, “sono tra i più promettenti per il vino italiano in America Latina, accomunati da una stessa tendenza: meno volumi, più valore”.
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WineNews.tv
“Il mercato del vino è in difficoltà, ma è maturo per rivalutare e rivedere le scelte del passato”
Il presidente Valoritalia, Francesco Liantonio, a WineNews: “stiamo riempiendo di significato la parola sostenibilità: ambientale, economica, sociale. Quella ambientale ormai deve essere la norma, non se ne deve neanche più parlare. La sfida si gioca sugli aspetti della sostenibilità economica, ridisegnando un contesto in cui gli utili sono ridistribuiti lungo tutta la filiera del vino, non ci può più essere una parte che guadagna e una che soffre, e di quella sociale-etica, alla quale anche il consumatore guarda sempre di più, valutando le ricadute del lavoro delle aziende su territori e persone”.
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