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WineNews
N. 4.519 - ore 17:00 - Giovedì 16 Luglio 2026 - Tiratura: 31.289 enonauti,
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La News
Spagna, consumi di vino “al palo”
Scende la domanda e, quindi, il consumo di vino in Spagna ad inizio 2026, che torna indietro quasi ai livelli della pandemia. Secondo quanto riportato da Wine Intelligence, i nuovi dati del rapporto Infovi del Ministero dell’Agricoltura spagnolo, elaborati e analizzati dall’Oive, mostrano che il consumo di vino in Spagna è diminuito del -4,2% su base annua, attestandosi a 9,3 milioni di ettolitri a gennaio 2026. Tra febbraio 2025 e gennaio 2026, cantine, negozi, bar e ristoranti del Paese hanno venduto 627.374 ettolitri in meno sul periodo precedente. Il mese di gennaio 2026 si è chiuso con un consumo di “soli” 0,61 milioni di ettolitri, -14,2% su gennaio 2025.
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Primo Piano
Export, il vino italiano recupera leggermente ad aprile: 2,3 miliardi in valore (-6,8% sul 2025)
Continua a recuperare terreno l’export del vino italiano, pur se a ritmi inferiori dell’ultima rilevazione e rimanendo sempre in territorio negativo nel confronto con il 2025. Secondo i dati Istat pubblicati oggi e analizzati da WineNews, da gennaio ad aprile 2026 l’export del vino italiano ha toccato 2,33 miliardi di euro in valore, -6,8% sullo stesso periodo 2025, con i volumi che si attestano a 640,7 milioni di litri (-3,7%). Il primo quadrimestre 2026 mostra dati migliori del trimestre quando il totale in valore aveva toccato -8,2% e in volume -4%. E se la situazione resta difficile, come dimostrano anche le giacenze in cantina, non vanno, comunque, sottovalutati i segnali di ripresa, considerando che a gennaio 2026 il “bollettino” in valore segnava -18,7%. Gli Stati Uniti, mercato n. 1 per il vino italiano, hanno importato per 564,2 milioni di euro e il confronto con il 2025 resta ampiamente in negativo (-15,4%) pur se in ripresa dal -20,5% di marzo. Lo stesso vale per i volumi, a 111,7 milioni di litri, che passano dal -8,4% del trimestre al -5,5% di aprile. La Germania, primo partner europeo, segna 351 milioni di euro alla voce export (-6,8%), in calo su marzo, mentre risale il Regno Unito a 213,3 milioni di euro (-6,1%). E se il Canada rimane stabile sul primo quadrimestre 2025 a 125,5 milioni di euro, la Svizzera scende ulteriormente (-12,7%) a 114,5 milioni di euro. Sul fronte europeo buone notizie arrivano dalla Francia a 100,5 milioni di euro (+0,9%), mentre i Paesi Bassi migliorano sensibilmente l’andamento del trimestre totalizzando un export per 77,1 milioni di euro (-4,2%). L’export verso il Belgio è a 65,6 milioni di euro (-9,8%), e la Svezia accorcia nettamente il divario sul 2025 ora di poco inferiore al -1,5% per un valore di 62,3 milioni di euro. Superata la Russia che, con oltre 59 milioni di euro di import, è a +28% sullo stesso periodo temporale 2025 pur frenando rispetto al dato complessivo del trimestre. Venendo al mercato orientale, il Giappone migliora ad aprile avvicinandosi ai numeri 2025 (53,9 milioni di euro, -1,1%); l’export verso la Cina nel primo quadrimestre 2026 è, invece, a 26,4 milioni di euro, +9,7%. Tra i mercati emergenti continua la buona performance del Brasile che arriva a 13,4 milioni di euro (+17,7%), con l’Australia, invece, in calo (18,2 milioni di euro, -13,2%).
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Vino francese, -4% a valore l’export ad aprile
Secondo i dati elaborati da FranceAgriMer e consultati da WineNews, il bilancio dei primi 4 mesi dell’anno (gennaio-aprile 2026), per le esportazioni di vino francese ha registrato un calo sia in termini di volume (-1% a 4,02 milioni di ettolitri) sia, in misura più significativa, in valore (-4% a 3,5 miliardi di euro). E se la buona notizia, fa notare FranceAgriMer, è che alcuni mercati stanno mostrando segnali di ripresa, in particolare gli Stati Uniti e la Gran Bretagna (ma solo in termini di volumi, nel confronto con il 2025, ndr), il trend è in linea generale negativo, tanto che la maggior parte dei principali mercati di esportazione rimane in fase di contrazione, anche se c’è, comunque, chi cresce. Da sottolineare, in ottica di export, l’andamento degli spumanti che mostrano segnali positivi in volume e valore in alcuni mercati chiave.
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Focus
Fine wines, Soldera Case Basse unico italiano nei top per rendimento
Si va da Barsac, zona prestigiosa dei grandi Sauternes, con lo Château Climens 2012 (+66,1%) e lo Château Coutet 2019 (+33,3%), fino a Pomerol, sempre tra i vertici di Bordeaux, con Château Lafleur 2016 (+31,8%) e Château Pavie 2016 (+29,7%), gioiello che nasce nell’area di Saint-Émilion. Ed ancora l’Haut Bailly 2016 (+29,6%) nella zona di Pessac-Léognan, lo Château Rieussec (Sauternes) 2018, con un aumento di valore del 28,5% e che precede il Soldera Case Basse 100% Sangiovese Toscana Igt 2011, nome di culto della Montalcino del vino e unico rappresentante italiano in Top 10 (+28,4%) e Château Grand Puy Lacoste 2013 (+28,2%), altra grande espressione di Pauillac. A seguire, Château La Fleur Petrus 2021 (+28%), tra i simboli di Pomerol e, a chiudere la Top 10, il Pavillon Rouge 2013 di Château Margaux (+25%). Sono i 10 miglior fine wines che hanno registrato il rendimento “top”, a due cifre, in quanto a performance in valore, nel primo semestre 2026, secondo WineCap. Completano la Top 20: Georges Roumier Bonnes Mares 2018 (+25%), Dominus 2017 (+24,3%), Clarence Haut Brion 2015 (+24,3%), Almaviva 2021 (+19,5%), Conseillante 2017 (+19,2%), Haut Bailly 2017 (+19%), Beaucastel Châteauneuf du Pape 2017 (+13,3%), Clos Papes Châteauneuf du Pape 2020 (+13,2%) e Soldera Case Basse 2014 (+12,9%).
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Cronaca
L’Europa agli Usa: via i dazi al vino
L’Europa ha manifestato agli Stati Uniti la volontà di esentare il vino dai dazi. La Commissione Europea ha stilato un elenco di centinaia di prodotti che vorrebbe fossero esclusi dai dazi del 15% previsti dall’accordo Ue-Stati Uniti di Turnberry e, tra questi, ci sono il vino, gli spumanti e numerose altre eccellenze agroalimentari. Nel documento, anticipato da Euractiv, la Commissione Europea sostiene che l’Ue abbia già adempiuto ai propri impegni previsti dall’accordo tariffario eliminando i dazi su centinaia di prodotti statunitensi.
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Wine & Food
“The World’s 50 Best Restaurants”, la classifica 2026 sarà svelata a Lima in Perù
Nel 2025, a Torino, la “The World’s 50 Best Restaurants”, la più attesa e mediatica classifica della ristorazione mondiale, insieme a tanta Italia (Paese con più ristoranti in classifica nei primi 50 del mondo), aveva incoronato al n. 1 il Perù. Con il ristorante Maido di Lima, guidato dallo chef Mitsuharu “Micha” Tsumura (che non sarà più in gara perché entra nella “Hall of Fame”, come, tra gli altri, il plurivincitore, in passato, Massimo Bottura dell’Osteria Francescana di Modena). E ora sarà proprio Lima ad ospitare l’edizione 2026 della “The World’s 50 Best Restaurants”, sponsorizzata da S.Pellegrino & Acqua Panna (e organizzata dalla compagnia inglese William Reed, ndr), il 4 novembre. Un cambiamento di programma, rispetto al previsto, dato che la cerimonia, inizialmente, era prevista ad Abu Dhabi.
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WineNews.tv
Il Parmigiano Reggiano è “un pezzo di Emilia, ed è molto di più di un pezzo di formaggio”
A WineNews, Nicola Bertinelli, presidente Consorzio Parmigiano Reggiano, da Palazzo Chigi, dove è stato premiato tra i “Maestri dell’Arte della Cucina Italiana”: “ricordo quando papà faceva un doppio lavoro per arrivare a fine mese e mi chiedevo come mai un prodotto come il Parmigiano non era in grado di valorizzare il latte. Oggi è il territorio dove si valorizza di più al mondo. Ma dobbiamo raccontarlo di più nel mondo: in Usa pensano che sia Parmesan con la bandierina italiana. È un prodotto straordinario, che vuol dire anche tanto lavoro e presidio dei territori”.
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