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N. 4.581 - ore 17:00 - Lunedì 12 Ottobre 2026 - Tiratura: 31.289 enonauti, opinion leader e professionisti del vino | |
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| | | La passione per lo sport, la bellezza di Trieste, le bollicine italiane con il “vento in poppa” e l’abbinamento con le eccellenze-simbolo della nostra gastronomia, sono un connubio vincente che regala al Prosecco Doc “a bordo” del Super Maxi 90 Shockwave3 il podio della Barcolana 58, dove l’ammiraglia del Consorzio è arrivata seconda alle spalle di Arca (ma tutti gli oltre 2.000 equipaggi hanno ricevuto una bottiglia). Un successo anche della scelta promozionale delle bollicine di legarsi allo sport, grazie alle partnership del Consorzio della Doc che è la “locomotiva” del vino italiano, e che, solo nello sport, vanno dalle Olimpiadi Milano Cortina al MotoGp, dal tennis al volley. | |
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| | Il francese medio sarebbe disposto a pagare fino a 94 euro l’anno per preservare il patrimonio culturale del vino di Francia, e fino a 123 euro l’anno per rafforzarlo. Il che, in una forbice tra 5,2 miliardi di euro e 6,8 miliardi di euro, rappresenterebbe il valore immateriale che attribuiscono al vino francese. Il ragionamento può sembrare contorto, ma è alla base di un report Deloitte per Vin & Société, che ha misurato quanto rappresenti, ipoteticamente, in valore, il patrimonio vitivinicolo francese per i francesi, e cioè l’insieme dei benefici culturali, sociali e simbolici che il vino genera al di là della sua dimensione economica e produttiva. Si tratta, infatti, di uno studio differente da quelli canonici che solitamente valutano il peso economico della filiera: stavolta l’obiettivo è stato valutare quanto vale il vino per i francesi, oltre il consumo e l’economia generata, anche per dimostrare quanto rappresenti un prodotto singolare, portatore di immaginario e simboli, e, quindi, dotato di un valore immateriale proprio, similmente a quello di monumenti storici o beni architettonici. Bere un calice, visitare i vigneti, produrlo, trasmettere il sapere e condividere momenti conviviali, sono tutte forme di interazione attraverso cui i beneficiari percepiscono ed esperiscono il valore immateriale del vino. Anche oltralpe, del resto, il vino è principalmente associato alla convivialità e alla socialità per il 70% del campione, a un patrimonio culturale da promuovere (53%) e a conoscenza e know-how da tramandare (27%). Ma anche il 75% di coloro che non bevono vino è sensibile a questo patrimonio e il 47% è orgoglioso dell’influenza dei vini francesi, con l’80% dei giovani tra i 18 e i 24 anni che considera il vino un elemento dell’identità culturale francese e il 68% che è orgoglioso della sua influenza internazionale. “Questo studio ci permette di evidenziare non solo la chiara volontà dei francesi di preservare il patrimonio culturale del vino, ma anche la loro disponibilità a investire ulteriormente per valorizzarlo - spiega Samuel Montgermont, presidente Vin & Société - e questo è motivo di grande orgoglio per l’intero settore vitivinicolo. Perché il patrimonio del vino più che un’eredità da custodire sotto vetro, risulta, invece, come un bene culturale vivo, da tramandare e promuovere”. | |
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| | I vitigni Piwi, per alcuni, sono poco più di una curiosità enologica, per altri rappresentano invece un bel pezzo di futuro di una viticoltura che dovrà andare verso vigneti sempre più sostenibili, resistenti alle malattie ed al cambiamento climatico, e pensati per un minore consumo di acqua. E ora c’è chi vuole aprire alla possibilità (che poi andrà eventualmente gestita dalla varie denominazioni) del loro impiego nei vini Doc e Docg in Italia, con una modifica al Testo Unico del Vino. Proposta lanciata dall’Oltrepò Pavese, a Voghera, in un convegno nel quadro di “50 sfumature di Pinot Noir”, dal senatore della Lega e vicepresidente del Senato Gian Marco Centinaio, e dalla deputata Antonella Forattini, capogruppo Partito Democratico nella Commissione Agricoltura della Camera, che hanno promesso una iniziativa parlamentare “bipartisan”. | |
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| | | “Devo e dobbiamo credere nel futuro del vino. Non c’è alternativa. E poi, come diceva sempre mio padre (Giuseppe Zorzettig, storico viticoltore che ha reso celebre ed affermata la secolare azienda Zorzettig, fondata nel 1874, ndr), il vino si berrà sempre”. Così, a WineNews, Annalisa Zorzettig, custode di una delle più importanti esperienze vitivinicole del Friuli Venezia Giulia, che, oggi, a Spessa di Cividale, ha inaugurato la sua nuova “Cantina Viva” - con un investimento importante, intorno a 10 milioni di euro - alla presenza, tra gli altri, del Ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, del presidente Ice Agenzia, Matteo Zoppas e dell’ex politico, giornalista, direttore de “Il Giornale” e friulano Tommaso Cerno. Un progetto, quello della nuova “Cantina Viva” by Zorzettig (120 ettari vitati nei Colli Orientali del Friuli, per una produzione intorno alle 800.000 bottiglie all’anno, sugli 8 milioni di euro di fatturato, ed una quota export intorno al 55%), ha detto ancora Annalisa Zorzettig, realizzato con coraggio, nel nome di chi c’è stato prima, come il padre Giuseppe, ma che guarda alle generazioni del futuro, anche per restituire qualcosa ad un territorio bello e difficile, quello del Friuli. Nel segno di un’identità fatta, soprattutto, di tenacia, e della voglia di guardare sempre avanti. | |
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| | | In Italia la vendemmia 2026, tra le più precoci di sempre, in molti territori è già finita, o è agli sgoccioli. Ed in attesa di sapere quanto avrà prodotto l’ultima raccolta del Belpaese, i dati delle giacenze di “Cantina Italia” aggiornati al 30 settembre 2026, e, quindi, con una buona parte di uve già in cantina, parlano di 41 milioni di ettolitri di vino (+14,2% sulla stessa data 2025), di 12,8 milioni di ettolitri di mosti (+50,5%), e di 8,9 milioni di ettolitri di vino nuovo ancora in fermentazione (+92,8%). Ovvero, più di 62 milioni di ettolitri di “scorte liquide” in cantina. | |
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| | Un excursus dello storico italiano Zeffiro Ciuffoletti, accademico dei Georgofili, su “Il contesto della vitivinicoltura nell’età medicea e l’opera di Francesco Redi”: è uno degli interventi di “Quando Bacco giunse in Toscana. Francesco Redi: poesia, scienza, arte e cultura del vino nel Granducato degli ultimi Medici e nella Montepulciano medicea”, simposio di studi dedicato a Francesco Redi, nei 400 anni dalla nascita del medico-letterato autore del “Bacco in Toscana”, promosso dal Consorzio del Vino Nobile e dal Comune di Montepulciano, nei giorni scorsi, nella città del Poliziano e “perla” del Rinascimento (e che riportiamo integralmente su WineNews, che, con il direttore Alessandro Regoli, è intervenuta nella giornata di studi e che esporrà alcuni libri antichi ed originali dell’autore nella grande mostra prevista dal 20 marzo al 20 giugno 2027, ndr). | |
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| | | Tra politica e vino, a WineNews, Tommaso Cerno, ex politico e direttore de “Il Giornale”, dal “suo” Friuli, ospite della nuova “Cantina Viva” by Zorzettig (investimento da 10 milioni di euro). “Meloni? Un autoctono che sta convincendo molti. La Schlein? Un vino romagnolo rosso, con del potenziale, ma che deve aggiornarsi”. E ancora “i vini” Tajani, Conte, Salvini, Vannacci e Renzi, per raccontare la politica attraverso il vino. Che forse oggi è un po’ “demonizzato”? “Un po’ se l’è cercata … In tanti hanno complicato la vita ad un prodotto che, invece, accompagna l’uomo da secoli, con facilità”. | |
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