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WineNews
N. 4.422 - ore 17:00 - Giovedì 5 Marzo 2026 - Tiratura: 31.289 enonauti,
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La News
Più tempo per i nuovi impianti
In un’Italia che, nel 2024, contava 721.572 ettari vitati (per oltre il 90% destinati alla produzione di uva da vino, dati Oiv), e con una produzione considerata oggi eccessiva, si parla, da tempo, di ridurre il potenziale produttivo, abbassando le rese in primis. Ma si inizia a discutere anche se espiantare qualche vigna. Ma c’è anche chi vuole investire ancora per far crescere il proprio vigneto, e avrà un po’ più di tempo per provarci: il Ministero dell’Agricoltura ha prorogato al 17 aprile 2026 (invece che al 31 marzo 2026) la scadenza “per la presentazione delle domande di autorizzazioni per nuovi impianti dell’annualità 2026”.
Approfondimento su WineNews.it
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Primo Piano
Il rilancio del Monferrato, con il vino come “infrastruttura economica e sociale”
Il Monferrato sceglie di fare sistema e affida al vino la regia del proprio futuro. Messaggio chiaro e di unità di intenti, che arriva da uno dei territori Unesco del vino del Piemonte (insieme a Langhe e Roero, ndr), sottolineato, ieri ad Acqui Terme, nel Forum “Il futuro del Monferrato nasce dal vino - Economia, società, paesaggio”, momento fondativo di un percorso strategico condiviso dai tre principali consorzi del territorio - il Consorzio dei Vini d’Acqui, il Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato e il Consorzio dell’Asti Spumante e del Moscato d’Asti Docg - in cui è stato presentato “un piano triennale di rilancio dell’ecosistema vitivinicolo del Monferrato, superando la dimensione delle singole denominazioni per adottare una visione integrata, sistemica e territoriale”. Un progetto che punta a riconoscere nella filiera vitivinicola il baricentro economico, sociale e culturale delle colline Patrimonio Mondiale Unesco dal 2014. “È tempo di riportare la filiera - ha asserito Stefano Ricagno, presidente Consorzio dell’Asti  - al centro del sistema vitivinicolo. Dietro ogni bottiglia di vino non c’è solo un prodotto, ma un intero mondo che parte dal viticoltore e coinvolge ogni attore sociale ed economico. Abbiamo semplificato troppo la comunicazione negli anni passati; ora la nostra missione è far capire e valorizzare le peculiarità di questa filiera, lavorando concretamente affinché torni a essere il vero motore del futuro del Monferrato”.  “Il Piemonte enologico è un mosaico di diversità che va tutelato nella sua interezza. Dalle grandi cooperative ai piccoli produttori, ognuno è un tassello fondamentale per affrontare mercati complessi e instabilità geopolitiche” - ha continuato Vitaliano Maccario, presidente Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato. “Fare squadra tra consorzi è un atto di coraggio e visione: da soli non si vincono le sfide dei mercati globali. Rappresentiamo un territorio che esprime cinque denominazioni di prestigio e 150 milioni di bottiglie: non abbiamo nulla da invidiare ad altri territori” ha concluso Paolo Ricagno, presidente Consorzio dei Vini d’Acqui. Il piano, è stato spiegato (in approfondimento), punta a trasformare il Monferrato in un brand territoriale forte attraverso tre fasi: ricostruzione, espansione e consolidamento.
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Campari, un 2025 a cui brindare
Crescere nel mercato delle bevande alcoliche, nonostante le note difficoltà di questi ultimi anni legate a calo dei consumi, economia e salutismo? Si può. Almeno è quanto racconta il bilancio 2025 di Campari Group, che ha registrato vendite per 3,05 miliardi di euro, +2,4% a livello organico, e un Ebitda rettificato di 784 milioni di euro, +7,6% organico, con un margine pari al 25,7%. In particolare, il comparto aperitivi (con marchi come Aperol, Campari e Crodino, tra gli altri), che vale il 44% delle vendite del Gruppo, è cresciuto del +2% nel 2025, ma bene sono andate anche le divisioni “Cognac e Champagne”, che pesano per il 10% del totale, con una crescita del +14%, dove spicca la performance dello Champagne Lallier (+14%), mentre “i vini spumanti e Vermouth hanno registrato una crescita del +2%, principalmente supportata da Riccadonna”.
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Focus
I vini dealcolati crescono. Ma sono ultra-processati?
Per alcuni non sono nemmeno da chiamare vini, per altri sono invece un’opportunità per la filiera e un fenomeno che sta diventando un segmento di mercato di non poco conto: a livello mondiale il vino dealcolato vale già 2,4 miliardi di dollari, ed è destinato a raggiungere i 3,3 miliardi di dollari nel 2028, anche se i consumi mondiali rappresentano ancora solo l’1%. Con quello dealcolato allo 0,0% che appare come davvero salutare nel senso più ampio del termine come sostiene Smartfood, il programma in scienze della nutrizione e comunicazione dello Ieo di Milano. L’assenza dell’etanolo, del resto, è già di per sé un punto a favore e significa meno calorie. C’è però un tema: il processo di estrazione dell’alcol dal vino, una fase che comporta una perdita di fitocomposti benefici (come i polifenoli) e che i produttori, infatti, stanno cercando di minimizzare. Una questione sollevata anche da Ananda Roy di Circana, che a WineNews ha spiegato come “le bevande No-Lo sono, di fatto, ultra-processate. La rimozione dell’alcol richiede un passaggio produttivo aggiuntivo che aumenta i costi e toglie gli aromi. Ma per recuperarli vanno aggiunti altri aromi: quindi non parliamo di etichette “pulite”. Anzi, spesso ci sono più additivi e anche più zucchero. Che è esattamente quello che non vuole un consumatore attento alle calorie”.
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Cronaca
Il Prosecco Doc  ai Giochi Paralimpici
Dopo i brindisi alle tante medaglie olimpiche italiane, arrivano i Giochi Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026, che prenderanno il via ufficialmente il 6 marzo (e si chiuderanno il 16 marzo). E nei calici, ancora una volta, il brindisi ufficiale sarà quello del Prosecco Doc, già protagonista dei Giochi Olimpici da poco conclusi, grazie ad un investimento monstre, il più grande per la storia della denominazione-locomotiva del vino italiano, intorno agli 8 milioni di euro. Con tante attività nei luoghi dei Giochi, e non solo.
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Wine & Food
Il colosso tedesco Henkell & Co. diventa proprietario unico di Freixenet
Novità importante, ed a suo modo storica, nel panorama enologico mondiale: il colosso tedesco Henkell & Co., che possiede marchi come Henkell e Freixenet, Mionetto, ma anche Schloss Johannisberg, lo Champagne Alfred Gratien e non solo, ha acquisito la piena proprietà di Freixenet, il principale produttore spagnolo di Cava (ed uno dei nomi-simbolo dell’enologia spagnola), dopo aver acquistato le azioni rimanenti dalle famiglie fondatrici Ferrer e Bonet. Henkell & Co., diventa così l’unico proprietario di Freixenet. Nel 2018, il Gruppo Henkell & Co. e Freixenet avevano unito le proprie forze con una divisione 50/50 delle azioni Freixenet con le famiglie Ferrer e Bonet come azionisti. Una partnership che ha, di fatto, costruito il principale produttore mondiale di spumanti, Henkell Freixenet, con un nuovo capitolo che si è aperto il 2 marzo.
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Castello del Terriccio
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Masottina
WineNews.tv
Vino e territori, cambia la comunicazione dei Consorzi, tra canali, target ed eventi diversi
A WineNews i progetti e le strategie degli enti che guidano alcune delle più importanti denominazioni italiane, alle prese con un mondo che cambia rapidamente. Dall’Alto Adige alla Maremma Toscana, dall’Abruzzo al Brunello di Montalcino, da Asolo Montello al Chianti Classico, dal Pinot Grigio delle Venezie al Soave, dal Lugana al Prosecco Doc, dal Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene alla Franciacorta, dal Friuli Venezia Giulia (con Promoturismo Fvg) alla Sicilia (con Assovini Sicilia).
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