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N. 4.491 - ore 17:00 - Lunedì 8 Giugno 2026 - Tiratura: 31.289 enonauti, opinion leader e professionisti del vino | |
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| | | “Tutto nasce dal suolo. I paesaggi dei nostri vigneti hanno subito una trasformazione straordinaria negli ultimi cinque anni. Non più interminabili filari di viti, ma paesaggi composti da alberi, arbusti, siepi e alberi da frutto: elementi che, naturalmente, contribuiscono a suoli più sani”. È solo uno dei passaggi del discorso (in approfondimento) di Antoine Arnault, direttore Immagine, Comunicazione e Ambiente di Lvmh, nei giorni scorsi al “World Living Soils Forum (Wlfs)”, forum internazionale promosso da Moët Hennessy, la divisione “wine & spirits” di Lvmh (con brand com Dom Pérignon, Cheval Blanc e non solo). | |
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| | “In un contesto di profonda incertezza, per la ristorazione, ma anche per tutti noi, il cambiamento risulta a dir poco inevitabile: cambia il clima e con esso cambiano le nostre abitudini, cambiano i modelli di business, che divengono più fluidi e dinamici, cambia anche l’idea di lusso. E il cambiamento, naturalmente, implica una necessità di trovare nuove formule”. Anche nel mondo della ristorazione, il “palcoscenico” in cui la cucina, e la cucina italiana Patrimonio Unesco, il vino, che ne è il compagno più fedele, e l’arte dell’accoglienza, si incontrano per offrire un’esperienza piacevole ed indimenticabile. Se ne sta parlando a “Identità Milano” 2026, con oltre 100 relatori, tra grandi chef e nomi dell’enogastronomia mondiale e della cultura a confronto (fino al 9 giugno, con WineNews media partner), sul tema “Identità Future: la Libertà di pensare”, riassunto anche nelle parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella “abbiate audacia e siate liberi nei progetti”, come “esortazione concreta nel mettersi costantemente in discussione”, e dalla libertà di pensare del fondatore Slow Food Carlin Petrini, ha spiegato Paolo Marchi, ideatore del Congresso all’edizione n. 21, con Claudio Ceroni, presidente Magentabureau, del quale sono le parole iniziali e che, ha detto, che “non può esserci libertà di pensare senza la libertà di cambiare”. Ma, prima di cambiare, bisogna “sapere, che ha la stessa radice di sapore” per “sfuggire una volta e per sempre all’ignoranza”, ha ricordato il direttore artistico Davide Rampello. E, allora, perché non far “diventare la cucina italiana una materia scolastica in tutte le scuole”, hanno detto Maddalena Fossati, direttrice “La Cucina Italiana”, e il tristellato chef Antonino Cannavacciuolo. Anche per creare quel concetto di eredità che va oltre, ovvero che diventa “codice di fratellanza”, come ha sottolineato lo psicoanalista Massimo Recalcati, e “fedeltà alla maglia”, come ha spiegato lo chef stellato Davide Oldani, la cui soddisfazione più grande è “quando i miei ragazzi, dopo aver fatto esperienze in giro per il mondo, tornano a lavorare con me”. Questo perché, alla base, ha concluso Recalcati, c’è quel “codice materno” che significa “aver cura” - o reimparare ad averla - di sé e degli altri, in una cucina come nella vita quotidiana. | |
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| | Il caporalato non deve essere considerato un problema emergenziale, ma un fenomeno strutturale del comparto agroalimentare che fornisce in maniera distorta un servizio alle esigenze del contesto agricolo e che nasce dalla carenza di organizzazione e controlli adeguati. È il messaggio che arriva da “Buono e Bio in Festa”, nei giorni scorsi, all’Orto Botanico di Roma, promossa da Roma Capitale, FederBio e Slow Food Italia all’indomani della manifestazione organizzata dai sindacati in risposta all’episodio dell’uccisione dei quattro lavoratori migranti ad Amendolara. “Quanto accaduto è l’estrema conseguenza di un sistema che strutturalmente non è né buono, né pulito, né giusto”, ha commentato Barbara Nappini, presidente Slow Food Italia, rispetto a un tema, il caporalato, che è stata una delle battaglie più sentite proprio da “Carlin” Petrini. | |
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Quando l’Italia fa l’Italia per raccontarsi al mondo celebrando la sua “grande bellezza”, classica e contemporanea, che nasce, si conserva e si tramanda, ieri come oggi, attraverso la cultura, della quale la lirica e la canzone napoletana, la cucina italiana con il vino che l’accompagna, sono un simbolo, il nostro Belpaese vince. E così è stato, sulle note di “libiamo nei lieti calici” de “La Traviata” di Giuseppe Verdi, quando 500 droni si sono alzati nel cielo sopra l’Arena di Verona per illuminarlo con la scritta “In alto i calici” e dare il via ad uno dei brindisi più teatrali e grandi di sempre con oltre 10.000 calici. E questo, con scenografie e costumi che hanno fatto la storia del teatro italiano e una regia che ha curato ogni particolare, è andato in scena venerdì in prima serata in diretta su Rai 1 e in eurovisione, con “Campioni del Mondo - Italia loves Unesco”, lo spettacolo condotto da Milly Carlucci e Paolo Belli, realizzato da Fondazione Arena di Verona, per lanciare la candidatura Unesco della canzone napoletana classica e celebrare il primato mondiale dell’Italia per numero di Patrimoni dell’Umanità, 61, con l’arte del canto lirico e la cucina italiana per la prima volta ufficialmente insieme. Nei calici, per l’occasione, uno dei simboli dell’Italia enoica: il Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg.
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| | | La Doc Garda, realtà giovane ma dinamica, e che ormai vale oltre 23 milioni di bottiglie, mette a fuoco alcune linee di sviluppo che riguardano insieme prodotto, disciplinare, territorio e comunicazione: il debutto della Garganega a basso grado naturale (9 gradi alcolici), la menzione “crémant” per il Metodo Classico, l’estensione dell’area produttiva a Castenedolo (Brescia) e il progetto “Garda 360”. Se ne è parlato a “Garda Wine Stories” 2026, nei giorni scorsi alla Dogana Veneta di Lazise (in approfondimento). | |
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| | 27 milioni di euro in campo per la ricerca del futuro della vitivinicoltura, che arrivano in gran parte dal Pnrr, e che finanzieranno - con la gestione del Wine Research Team, fondato nel 2014 su impulso di Riccardo Cotarella, tra i più stimati enologi italiani nel mondo - 9 progetti per le imprese, e due in collaborazione con eccellenze italiane del mondo della ricerca e della cultura, uno con la Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige, ed uno con l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo. È il nuovo corso Wrt (che mette insieme quasi 30 cantine da diverse regioni italiane, da Coppo in Piemonte a Di Majo Norante in Molise, da Famiglia Cotarella nel Lazio a Leone De Castris in Puglia, da MonteZovo in Veneto a San Salvatore in Campania, a Villa Sandi in Veneto, tra le altre), presentato, nei giorni scorsi, a Bra. | |
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| | | A WineNews, da “Identità Golose”, Davide Rampello, direttore artistico e curatore di istituzioni e grandi eventi nazionali ed internazionali (dalla Rai ad Expo Milano 2015, alla Triennale di Milano, e non solo). “Fondamentale il la “relazione” tra ospitato ed ospitante”. Con cibo e vino che, in Italia, sono coprotagonisti: se “i territori si esprimono con le attività che accolgono, e quella agraria è tra le più formidabili, la conoscenza dei luoghi passa anche attraverso queste espressioni fondanti del saper fare italiano. Ma serve cura del dettaglio: non c’è amore, spesso, ma c’è il consumo per il consumo”. | |
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