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WineNews
N. 4.404 - ore 17:00 - Lunedì 9 Febbraio 2026 - Tiratura: 31.289 enonauti,
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La News
“Il Giudizio di Parigi” 50 anni dopo
Era il 1976 quando una degustazione a Parigi, ribattezzata poi come “Il Giudizio di Parigi”, vide vincere, con grande sorpresa, i vini californiani contro i rossi di Bordeaux ed i bianchi di Borgogna. Tra i rossi il n. 1 fu, infatti, il Cabernet Sauvignon Slv del 1973 di Stag’s Leap Wine Cellars, allora guidata da Warren Winiarski e oggi di proprietà di Marchesi Antinori. A distanza di 50 anni, a Londra, il 5 marzo, si ripercorrerà quell’evento storico, nell’iniziativa by “Vinous Icons” del wine critic Antonio Galloni, presente con il Marchese Piero Antinori, presidente onorario Marchesi Antinori, l’ad Renzo Cotarella e il direttore di Stag’s Leap Wine Cellars, Juan Muñoz-Oca.
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Primo Piano
Il Presidente francese Emmanuel Macron: “difendiamo il consumo moderato di vino” 
“La chiave è innanzitutto difendere un consumo moderato di vino e quindi renderlo compatibile con la salute pubblica. Abbiamo una politica di prevenzione rigorosa. Allo stesso tempo, difendiamo il vino francese come parte dell’arte di vivere francese, della nostra gastronomia, del suo consumo e dell’export. Quando il mondo pensa al vino, pensa alla Francia”: parole del Presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron, che, per la prima volta, in 10 anni dell’evento di Vinexposium, ha inaugurato Wine Paris (da oggi all’11 febbraio a Parigi, con l’Italia grande protagonista con oltre 1.100 cantine, il secondo Paese più presente dopo i “padroni di casa” francesi), per testimoniare il suo sostegno ad uno dei settori più rappresentativi della Francia, ma oggi anche tra quelli più in difficoltà, tra consumi in calo, vendite e affari che si riducono anche per i grandi territori che sembravano intoccabili, come Bordeaux e la Champagne (e con l'export di vino a -3% in valore, a 9,3 miliardi di euro nei primi 10 mesi 2025 sul 2024, dati FranceAgriMer), estirpazione di decine di migliaia di ettari di vigna da finanziare con risorse straordinarie e non solo. Per Macron, “uno dei punti chiave è esportare bene in Europa, difendere il vino francese a livello internazionale quando viene attaccato da pratiche aggressive, e poi andare a conquistare nuovi mercati, India, Canada, Brasile e non solo”. E a chi gli ha chiesto se in generale ci sia il rischio di un “declassamento” del vino francese, in termini di prestigio, di mercato e di consumi, il presidente francese ha risposto fermamente: “assolutamente no. Serve sostegno, perché c’è un consumo che è diminuito negli ultimi decenni, e che sta cambiando. C’è bisogno di innovazione, ma abbiamo viticoltori pronti a rispondere anche a questo”. E sulle difficoltà per le esportazioni, Macron non vede particolari rischi, “ma c’è sempre più concorrenza. Abbiamo cinesi che sanno produrre buoni vini, abbiamo italiani bravi nei mercati. Ma credo che la Francia sia il “Paese del vino”. In pochi anni questo Salone, che da Bordeaux si è trasferito a Parigi, è diventato internazionale e il più grande al mondo. Questo dimostra che quando il mondo pensa al vino, pensa alla Francia. Dobbiamo essere orgogliosi di ciò che siamo, abbiamo un potenziale straordinario”.
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Cotarella: “il vino deve tornare a farsi sentire”
“Siamo giunti a un punto di svolta. Per troppo tempo il mondo del vino è stato sotto attacco: semplificato, banalizzato, spesso messo sul banco degli imputati senza distinguere, senza approfondire, senza rispetto per una cultura millenaria. Oggi, finalmente, qualcosa cambia. Le principali istituzioni internazionali iniziano a riconoscere ciò che noi sosteniamo da sempre: esiste una distinzione netta e imprescindibile tra consumo moderato e abuso di alcol. Ed è proprio su questa distinzione che si gioca il futuro del vino”. Inizia con queste parole, la riflessione di Riccardo Cotarella, presidente Assoenologi e tra i più importanti enologi italiani e mondiali, in un intervento intitolato “Basta difendersi: il mondo del vino deve tornare a farsi sentire”, che riceviamo e volentieri pubblichiamo su WineNews.
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Focus
I migliori vini rossi d’Italia, secondo “Gentleman”
Un mostro sacro delle Langhe come il Barbaresco Sorì Tìldin 2022 di Gaja, il simbolo di Bolgheri, il Sassicaia 2022 della Tenuta San Guido, ed ancora un altro gioiello langarolo, come il Barbaresco Asili Riserva 2020 di Bruno Giacosa, al terzo posto, con uno dei più celebri “Supertuscan”, il Solaia 2022 di Marchesi Antinori: ecco il podio dei “100 migliori vini rossi italiani d’Italia” secondo il mensile “Gentleman” che, come sempre, ha incrociato le più importanti guide nazionali del vino italiano. In “top 10”, al n. 4, il Bolgheri Superiore Dedicato a Walter 2021 di Poggio al Tesoro, la tenuta bolgherese di Marilisa Allegrini, seguito da un must dell’Umbria, il Torgiano Riserva Rubesco Vigna Monticchio 2020 di Lungarotti, dal San Leonardo 2020 di Tenuta San Leonardo, simbolo del Trentino, a pari merito con I Sodi di San Niccolò 2021 di Castellare di Castellina, in Chianti Classico. Poi uno altro mito di Bolgheri, il Masseto 2022 di Masseto, del gruppo Frescobaldi, davanti ad un simbolo del Lazio, il Montiano 2022 della Famiglia Cotarella, a pari merito con il Brunello di Montalcino Riserva 2019 di Poggio di Sotto del gruppo ColleMassari. Poi uno di simboli delle Marche dei vini rossi, ovvero il Rosso Piceno Superiore Roggio del Filare 2022 di Velenosi, e l’Habemus Etichetta Bianca 2023 di San Giovenale, dal Lazio.
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Cronaca
Marina Abramović per Ornellaia
Sarà Marina Abramović, artista di fama mondiale, ad interpretare il carattere dell’annata Ornellaia 2023, ed a raccontare la forza generativa di un terroir potente, “La Vitalità”, per l’edizione n. 18 del progetto “Vendemmia d’Artista”, della celebre cantina bolgherese, che debutterà sul mercato italiano dal 1 aprile. “Questa nuova annata, si esprime con forza e, al tempo stesso, con una sorprendente delicatezza - si legge nella nota della griffe - un’annata che ha visto la natura supportare la vigna, e l’uomo accompagnare la natura”.
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Wine & Food
Se la cucina d’autore & i vini del Belpaese sono tra i protagonisti alle Olimpiadi
Tra chef stellati, prodotti regionali, eventi di gala e grandi etichette, c’è la cucina italiana - Patrimonio Unesco con le eccellenze enologiche del Belpaese - tra i protagonisti delle Olimpiadi Invernali 2026 di Milano Cortina: il vicepresidente del Consiglio e Ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani ha voluto donare al vicepresidente Usa JD Vance e al Segretario di Stato Marco Rubio, alcune preziose bottiglie di Barolo Cannubi “1752” di Damilano, una delle grandi griffe piemontesi. A Casa Italia il Food & Sport Ambassador è lo stellato Davide Oldani, che per il Presidente Sergio Mattarella - ospite nei giorni scorsi al primo pranzo ufficiale, con altri ospiti prestigiosi - ha cucinato la sua rivisitazione del risotto alla milanese. Carlo Cracco ha portato la fiaccola olimpica (come anche Oldani e Chicco Cerea), insieme ad altri nomi noti dell’enogastronomia made in Italy.
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WineNews.tv
Il valore dei Cru, tra storia e futuro, per le Langhe di Barolo e Barbaresco e non solo
A WineNews, da “Grandi Langhe e il Piemonte del Vino”, riflessioni su un percorso che ha fatto crescere prestigio e valore del territorio. Nella visione di Sergio Germano (Ettore Germano e presidente Consorzio Barolo e Barbaresco), Cecilia Rocca Clerico (Clerico), Cesare Benvenuto Pio (Pio Cesare), Federico Orione (Bersano), Stefano Chiarlo (Michele Chiarlo), Andrea Farinetti (Fontanafredda-Borgogno), Chiara Damilano (Damilano), Maria Cristina Oddero (Oddero), Giorgio Rivetti (La Spinetta), Gianluca Torrengo (Prunotto) e Valentina Abbona (Marchesi di Barolo).
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