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WineNews
N. 4.416 - ore 17:00 - Mercoledì 25 Febbraio 2026 - Tiratura: 31.289 enonauti,
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La News
Nasce il primo Bordeaux analcolico
Un chiaro segnale che il settore no e low alcol stia passando da tendenza di nicchia a produzione mainstream arriva dalla Francia: lo Chateâu Franc Mayne di Saint-Émilion è la prima tenuta Cru Classé di Bordeaux a firmare un vino rosso analcolico. L’Ilex 2023 è un Merlot in purezza e costa 57 euro. Finora il territorio di Bordeaux era assente, o quasi, dal settore dei vini di lusso a bassa gradazione alcolica. Ma ora la situazione potrebbe evolversi, con l’arrivo di vini di alta gamma in versione alcol free. Prodotto in quantità limitata, l’Ilex 2023 è disponibile solo su assegnazione ed è riservato a ristoranti stellati, hotel di lusso e rivenditori selezionati.
Approfondimento su WineNews.it
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Primo Piano
Grazie al vino “giusto”, la cura del territorio crea biodiversità, inclusione e comunità
“La crisi climatica che stiamo vivendo non può più essere affrontata separando la qualità del vino dalla salute dei territori e delle comunità. Le esperienze dei produttori presenti dimostrano che il futuro del vino passa dalla cura del suolo e della terra e dalla giustizia sociale”: lo ha detto Federico Varazi, vicepresidente Slow Food Italia, nel convegno “La viticoltura è un pilastro della strategia per il futuro delle Terre Alte”, che, ieri, ha chiuso i lavori della Slow Wine Fair 2026, a BolognaFiere con la direzione artistica di Slow Food, ribadendo come “la produzione di vino non è solo produzione agricola: è presidio del paesaggio, contrasto allo spopolamento e inclusione. Quando diventa accoglienza, integrazione e responsabilità ambientale, genera valore ben oltre la bottiglia e il vino è “giusto”. È questo il messaggio che vogliamo lanciare approfondendo la viticoltura nelle Terre Alte: difendere territori fragili e offrire ai giovani una prospettiva concreta di futuro significa sostenere chi sceglie la biodiversità e il rispetto delle persone e dei tempi della natura. Oggi la vera innovazione non è correre di più, ma imparare a restare, custodire e rigenerare i territori con un’agricoltura contemporanea, capace di guardare e tenere insieme rispetto per l’ambiente, memoria dei saperi e legami profondi con le comunità locali”. Donatella Murtas, direttrice Itla (International Terraced Landscapes Alliance) Italia Aps, ha detto come “la viticoltura delle Terre Alte non è eroica, ma coraggiosa, e questi territori possono dare il proprio contributo nel ridare equilibrio al nostro pianeta”. Heidi Bonannini, viticoltore del Presidio dello Sciacchetrà e presidente Slow Food Liguria, ha ricordato come le Cinque Terre, Patrimonio Unesco, nell’ultimo mezzo secolo, sono passate dall’abbandono dei paesaggi terrazzati e della loro identità, al recupero autentico del territorio con l’agricoltura e un turismo attento e consapevole. E se Andrea Peradotto dell’azienda Pian di Stintino, a Tredozio, in Emilia-Romagna, produce vino in “una delle zone forse più disabitate d’Italia”, colpita dall’alluvione nel 2023, Stefano Barberis delle Cantine Barberis, in Alta Valle Bormida, ha ricordato il lavoro fatto con il Presidio del Paesaggio terrazzato della Val Bormida che “dicevano che non aveva futuro”. Ma si sbagliavano.
Approfondimento su WineNews.it
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Renzo Rosso: “il vino? Sarà implementato”
Non si ferma, anzi rilancia, con l’entusiasmo che, da sempre, contraddistingue il suo percorso imprenditoriale: “il vino è un progetto evolutivo, nato per passione e che vogliamo implementare ancora. Come? Con forme di partecipazione in altre aziende. Anche all’estero”. Lo ha detto, a WineNews, Renzo Rosso, uno dei più importanti imprenditori italiani della moda e del vino, patron Diesel e Only The Brave Group (con brand come Maison Margiela, Marni, Jil Sander e Viktor & Rolf), e di Diesel Farm in Veneto, con quote delle tenute Josetta Saffirio nelle Langhe del Barolo e Benanti sull’Etna (facenti capo al gruppo Brave Wine). “I capitali investiti nel vino? Rifarei tutto. Vogliamo essere presenti nei territori del vino più importanti, in Italia e nel mondo. Il progetto si chiama Brave Wine, “vino coraggioso”, perché così è stato quello che ho fatto”.
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Focus
La Doc Valdarno di Sopra continua a definire la sua specificità
È una delle più piccole denominazioni toscane - poco più di 300 ettari a vigneto - ma la Doc Valdarno di Sopra sta cercando di definire al meglio la sua specificità con scelte sempre più chiare e in sintonia con lo scenario enoico in mutamento. La Doc a cavallo del Valdarno, che ha il vanto di essere lo sfondo della “Gioconda” di Leonardo, con le sue “Balze” attraversate dalla Strada dei Setteponti, l’antica Via Clodia con il celebre Ponte Buriano che da Fiesole e Firenze raggiunge Arezzo, ha, infatti, stabilizzato i quantitativi a 350.530 bottiglie nel 2025, con la tendenza crescente della produzione da monovitigni (62,95% della produzione, Sangiovese in testa, seguito da Merlot e Trebbiano) affiancata a quella dei vini da “vigna” (66%), oltre al fatto che tutti i viticoltori sono certificati biologici o in fase di conversione per diventare la prima denominazione italiana interamente bio per disciplinare. Lo raccontano i numeri diffusi dal Consorzio, condotto da Luca Sanjust (e che associa 23 produttori), nei giorni scorsi, nel “Valdarno di Sopra Day” 2026 nella storica Tenuta Il Borro della famiglia Ferragamo nel cuore del territorio, in chiusura delle “Anteprime di Toscana”, con protagoniste le annate 2024 e 2023: due millesimi, per certi versi opposti, nei quali spiccano i migliori assaggi WineNews, in approfondimento.
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Cronaca
Planeta per Selinunte
Un progetto che nasce grazie al vino e si traduce in un impegno concreto per custodire la bellezza del suo territorio: il ricavato della vendita di una limited edition (in jeroboam) di Chardonnay 2024, vino-icona della griffe Planeta che ne celebra la vendemmia n. 30, con l’etichetta con l’opera “On Fire” del Collettivo Artistico Claire Fontaine, finanzierà il recupero del paesaggio rurale nel Parco Archeologico di Selinunte, il più grande d’Europa e tra le “meraviglie” di Sicilia d’Italia, e dove è nata l’impresa familiare.
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Wine & Food
Fiori eduli, una filiera italiana da 7 milioni di euro, il 20% della produzione europea
Dai piatti degli chef stellati alle cucine domestiche: i fiori eduli stanno entrando stabilmente nella dieta degli italiani, con 1 su 4 che li ha già acquistati o assaggiati almeno una volta. A dirlo una ricerca Assofloro con le Università di Napoli Federico II, Milano e Verona e la collaborazione di Coldiretti. Un mercato che nel nostro Paese vale circa 7 milioni di euro, una nicchia, ma parte di una “flower economy” che complessivamente muove 3,3 miliardi di euro, e che rappresenta il 20% della produzione europea, con Puglia, Campania, Veneto, Toscana e Liguria come regioni leader. E con 1.600 tipologie di fiori eduli oggi catalogate, tra margherite, petunie, viole, begonie, calendule, rose, bocche di leone, gerani, nasturzi, primule e molte altre, tutte accomunate da un profilo nutrizionale sorprendente.
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WineNews.tv
Carlin Petrini: “giusto in agricoltura è avere rispetto per i lavoratori lungo tutta la filiera”
“Giusto, oggi in agricoltura, è avere rispetto per tutti i lavoratori della filiera. Ognuno deve avere la sua dignità, riconosciuta, e non deve essere sottovalutato. Nello stesso tempo in carenza di alcune parti di questa filiera che vanno in sofferenza per mancanza di materiale umano dobbiamo guardare con fiducia nella potenzialità dell’immigrazione nel garantirci ricambio generazionale. Ma bisogna avere attenzione verso questa umanità”. A WineNews, da “Slow Wine Fair” a BolognaFiere, il fondatore Slow Food Carlin Petrini.
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