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WineNews
N. 4.461 - ore 17:00 - Giovedì 23 Aprile 2026 - Tiratura: 31.289 enonauti,
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La News
Aste 2025: cresce il mercato, giù il prezzo
In contrasto con il calo dei consumi globale, il mercato delle aste di vini pregiati continua a crescere anche nel 2025. Almeno secondo il Barometro annuale di iDealwine, prima casa d’aste di Francia, che nell’anno passato ha venduto all’incanto 300.000 bottiglie segnando il +18,5% a volume e il +9% a valore per un totale di 42,4 milioni di euro, con l’unico dato in flessione che è sul prezzo medio della bottiglia: 137 euro (-8%). Al top del mondo i grandi nomi di Borgogna e Bordeaux, ma anche l’Italia aumenta in valore (+37%), con i suoi fine wines che hanno rappresento il 51% delle vendite di non francesi. Del Sassicaia 1985 il prezzo più alto (2.629 euro).
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Primo Piano
Il 96% di italiani conosce il legame alimentazione-salute e a tavola vince il made in Italy
Gli italiani, nonostante le differenze generazionali, hanno un ottimo feeling con il made in Italy agroalimentare (e con la Dieta Mediterranea), premiandone, l’82%, gli aspetti salutari, riconoscendo il valore del comparto per cui hanno grande fiducia, e guardando a gusto, salute e prezzo come driver di scelta. Ma se sono sempre più consapevoli del ruolo dell’alimentazione nella salute, non sono pienamente coerenti nei comportamenti. Perché, se il fatto che la salute dipenda anche da quello che mangiano è un valore acquisito, nella quotidianità questo si scontra con altri fattori, come il gusto, il prezzo e le influenze sociali. Il risultato è un modello decisionale ibrido, in cui razionalità ed emotività convivono. La sfida per il futuro? Costruire un nuovo equilibrio tra tradizione e innovazione, capace di parlare linguaggi diversi e rispondere a consumatori sempre più informati, ma, allo stesso tempo, sempre più esposti a stimoli molteplici e spesso contraddittori, come lo sono i più giovani. Sono le evidenze dell’indagine “Le nuove tendenze alimentari, la salute, la Dieta Mediterranea in Italia” di Format Research presentata nel Forum Agronetwork n. 1, nei giorni scorsi in Campidoglio a Roma, con Confagricoltura ed il patrocinio del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, sintetizzate dalla nutrizionista Sara Farnetti. Sul vino, tra i prodotti che, unendo tradizione e alimentazione salutare, meglio rappresentano il made in Italy (25%), negli ultimi 5 anni, il 30% di italiani dichiara di consumarne come o più di prima, il 39% meno e il 13% non lo beve più. Complessivamente, il 97% ha compiuto almeno una volta scelte alimentari per ragioni di salute, ma che si traducono più facilmente in comportamenti alimentari concreti quando sono percepite come basate su evidenze scientifiche. Sul podio delle rinunce ci sono bevande gassate, superalcolici e zucchero, ma, rispetto agli over 35, i giovani hanno ridotto in misura maggiore latte, olio di semi e vino. La Dieta Mediterranea è considerata il modello alimentare più salutare (79%), ma una quota non trascurabile la considera in parte superata (24%, ma il 40% tra gli under 35), segnale, specie tra i più giovani, di apertura verso modelli alternativi. Le fonti di informazione più affidabili? Quelle istituzionali (83%), quindi libri (77%) e siti specializzati (75%).
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Zonin cede Barboursville, ma rilancia in Italia
Nel 1976, 50 anni fa esatti, la cantina Zonin (allora guidata da Gianni Zonin), oggi Gruppo Zonin 1821, acquistava Barboursville Vineyards, storica e bellissima tenuta in Virginia, negli Stati Uniti, simbolo del vino in Usa, nata dal sogno vinicolo di Thomas Jefferson, terzo presidente degli Stati Uniti d’America (dal 1801 al 1809). E ora, nel percorso di Composizione Negoziata della Crisi (Cnc) che la Zonin 1821 ha richiesto per portare a compimento una riorganizzazione interna nell’ottica di un importante rilancio, gestito dal manager di comprovata esperienza in ambito finanziario e industriale Maurizio Rossetti, arriva anche la news della cessione della Barboursville Vineyards. Una notizia a suo modo storica, visto che quello della Zonin in Virginia è stato uno dei primi, se non il primo in assoluto, investimento del vino italiano negli Stati Uniti.
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Focus
Cala l’export di vino europeo a gennaio 2026
Che il mercato del vino, dopo un 2025 in ribasso, abbia iniziato il 2026 con un’altra salita da scalare, non è una novità, come dimostra l’andamento dell’export enoico italiano di gennaio, analizzato da WineNews su dati Istat, a -18,7% in valore a 470 milioni di euro su gennaio 2025 (con 108 milioni di euro persi) e volumi a 133 milioni di ettolitri (-13,3% su gennaio 2025), con il crollo negli States (-35,2% in valore), influenzato dalla corsa agli acquisti di inizio 2025 per scongiurare i dazi voluti dal presidente Usa Donald Trump. Ma secondo il “Monitoring Eu Agri-Food Trade” della Commissione Ue, riferito sempre a gennaio 2026 su gennaio 2025, anche le esportazioni di vino europeo sono calate del -11% in valore a 1 miliardo di euro (meno 127 milioni di euro), e principalmente sempre a causa della riduzione di volumi (-16%) e prezzi (-19%) verso gli Usa. Il vino, ed i prodotti a base di vino, che incideva per il 7% nel 2025 sul totale dell’export agrifood Ue, nel “paniere” dei prodotti esportati è alla posizione n. 4. A livello generale, considerando il comparto agroalimentare, a gennaio 2026 l’Ue ha esportato per un valore di 17,5 miliardi di euro, a -9% sul mese precedente e -8% su gennaio 2025.
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Cronaca
Frizero, il primo a dealcolare in Italia
Produrre vini dealcolati in Italia? La burocrazia è tanta, ma già si può, come testimonia l’esperienza a suo modo pionieristica di Frizero. In un quadro che ancora molti dipingono come poco chiaro, arriva la case history della piccola cantina veneta, guidata dalla ceo Roberta Mottadelli, ad Albizzano, in Valpolicella, che, da un mese, ha ottenuto tutte le licenze, con un impianto che ha cominciato a dealcolare in marzo, primo in Italia (anche in conto terzi). Con un percorso virtuoso, per quanto non semplice, che raccontiamo in approfondimento.
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Wine & Food
“Con la guerra fermi mercati per 80 milioni di euro”: l’allarme Uiv (Unione Italiana Vini)
Se l’export 2026 è partito con un segnale nettamente negativo (-18% a gennaio 2026 sullo stesso mese 2025, secondo i dati Istat, analizzati da WineNews), le incertezze della guerra in Medio Oriente non solo pesano sul mercato in generale, ma bloccano anche l’accesso ad alcuni Paesi. “Non si può non registrare l’arresto degli ordini in una ventina di mercati, da quelli del Golfo ad altri limitrofi, che sommano complessivamente un valore annuo delle esportazioni per 80 milioni di euro - ha detto Lamberto Frescobaldi, presidente Uiv (Unione Italiana Vini) nel Consiglio nazionale dell’organizzazione dei produttori di vino nella cantina Girlan a Cornaiano - ma oltre a ciò, si prospettano criticità importanti, dal costo delle materie prime secche a quelle dei trasporti al calo turistico ed enoturistico, non sostenibili da un settore già provato da una domanda in evidente contrazione”.
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WineNews.tv
Un buon calice di vino abbinato ai pasti fa bene alla salute? I professori spiegano perché sì
Le riflessioni degli scienziati dell’“Accademia Internazionale del bere in salute” (e non solo), promossa dalla famiglia Veronesi (gruppo Oniverse e Signorvino). Contro l’abuso, tutti d’accordo, ma, nell’eterno dibattito tra alcol e salute, c’è chi professa l’astinenza totale e chi sottolinea i benefici di un consumo moderato. Parola ai professori: da Giovanni Scapagnini a Karin Michels, da Giovanbattista Desideri a Eugenio Luigi Iorio, da Arrigo Cicero a Paolo Francalacci, a Ilenia Grieco. Ed il commento di Sandro Veronesi, patron del gruppo Oniverse (che comprende Signorvino ed Oniwines).
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