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N. 4.391 - ore 17:00 - Mercoledì 21 Gennaio 2026 - Tiratura: 31.289 enonauti, opinion leader e professionisti del vino | |
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| | | Che il percorso applicativo dell’accordo Ue-Mercosur, nonostante la firma dei giorni scorsi, dopo 26 anni di trattavite, sarebbe stato complesso era evidente. Ed oggi il Parlamento Ue, con una mozione passata per una decina di voti, ha rimandato alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea la valutazione se l’accordo sia conforme ai Trattati Ue. Con grande disappunto del mondo del vino italiano ed europeo, che lo ha sempre visto come una grande opportunità, e con la soddisfazione di chi lo ha contestato evidenziandone soprattutto i rischi, ossia la stragrande maggioranze delle associazioni rappresentative dell’agricoltura. | |
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| | Tra le difficoltà del mercato da cui neanche sua maestà lo Champagne (la cui filiera vitivinicola muove quasi 6 miliardi di euro all’anno) è esente, ed il fatto che anche il più famoso tra i vini francesi si trovi coinvolto, suo malgrado, nelle diatribe geopolitiche, tra Gaza e la Groenlandia, e nello scontro aspro, per ora verbale, tra il presidente Usa, Donald Trump, ed il collega francese, Emmanuel Macron, i dati di chiusura del 2025 e la nuova querelle sui dazi Usa non regalano certo il buonumore tra i vigneti delle celebri bollicine francesi, le più famose al mondo, che hanno proprio negli States il primo mercato straniero sia in volume che in valore (27,4 milioni di bottiglie per 890 milioni di euro nel 2024). Secondo i dati appena rilasciati dal Comité Champagne, infatti, le spedizioni 2025 si sono fermate a 266 milioni di bottiglie, in leggero calo sul 2024 (271 milioni), di cui 152 andate nel mondo, e 114 rimaste in Francia. Ma dalle voci del Comité si prova, comunque, a cercare serenità. Perché lo Champagne “è una denominazione forte, e con azioni coordinate continueremo a far brillare gli occhi di tutti coloro che, in tutto il mondo, amano i grandi vini, il sogno, la fraternità, la festa e la vita”, sottolinea David Chatillon, presidente Union des Maisons de Champagne e copresidente Comité Champagne. Mentre guardando al mercato francese, che comunque resta quello di riferimento, Maxime Toubart, presidente Syndicat Général des Vignerons e altro copresidente del Comité Champagne, sottolinea come la Francia stessa “sia una vetrina per la nostra denominazione”, con un mercato interno che “va rafforzato. Abbiamo tutte le carte in regola - vini di eccellenza, un savoir-faire unico e la forza del collettivo - per consolidare questa posizione e far risplendere lo Champagne”. Ma, di certo, la minaccia di dazi al 200% sui vini francesi lanciata da Trump per il “rifiuto” di Macron di prendere parte al “Board of Peace” su Gaza sarebbe disastrosa se si concretizzasse, e la sola prospettiva allarma gli operatori tanto di Francia quanto degli States come sottolineano (in approfondimento) i commenti della Fevs - Federation des Exportateurs des Vins & Spiriteux de France e la Wswa - Wine & Spirits Wholesalers of America, che spiega, in particolare, come il danno primario sarebbe proprio per il trade Usa. | |
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| | La Marca del Distributore è il motore trainante dell’economia italiana del Largo Consumo: è la certezza con la quale “Marca by Bolognafiere & Adm” 2026, edizione n. 22, si è conclusa nei giorni scorsi a Bologna. A confermarlo è stato il “Rapporto Marca sull’evoluzione della Mdd” n. 22 realizzato da Circana, un’analisi che ha evidenziato un cambio di paradigma sostanziale per il settore: ovvero che il consumatore non cerchi più solo, semplicemente, il “primo prezzo”, ma premi anche la qualità e i valori di filiera della Mdd con il segmento dei prodotti funzionali (bio, free-from, arricchiti) che si è rivelato il vero protagonista dell’anno, forte di una crescita a doppia cifra del +19% a valore. Il reparto con le migliori performance è stato quello del fresco (+0,7 punti di quota), trainato da carni (+1%) e ortofrutta (+0,6). | |
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| | | In una Francia del vino che, pur rimanendo una superpotenza, vede uno dei suoi settori di punta e più rappresentativi, attraversare una crisi forse senza precedenti, tra consumi in calo, proteste per i prezzi bassi nei supermercati, richieste di ulteriori fondi per le estirpazioni e così via, si cerca di ragionare sul futuro, con il tipico pragmatismo francese. E va in questo senso la decisione (in attesa di convalida dal Cnaov - Comité National des Appellations d’Origine relatives aux Vins, boissons alcoolisées et spiritueuse, il 12 febbraio 2026) - stabilita in un incontro avvenuto a fine novembre 2025, in cui si è discusso di “modernizzazione delle denominazioni, aggiustamenti tecnici ed innovazione”, e sono state adottate “una serie di decisioni fondamentali volte ad adattare le specifiche alle realtà economiche, climatiche e tecniche attuali, riaffermando al contempo il requisito di qualità e il legame con il terroir” - di aprire all’edulcorazione dei vini a denominazione. Non aggiungendo zuccheri in fase di fermentazione per aumentare il grado alcolico, va detto, ma successivamente, per modificarne appunto il gusto, rendendolo più morbido. Lo spiega, a WineNews (in approfondimento), l’Inao - Institut National de l’Origine et de la Qualitè (sotto la cui egida opera il Cnaov). | |
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| | | Concentrarsi solo sui vigneti di proprietà più vocati alla qualità, privilegiando quelli ad altitudini più elevate, che consentono di esprimere al meglio vocazionalità, freschezza ed eleganza: Baglio di Pianetto, tra i gioielli della Sicilia del vino, oggi guidata da Gregoire Desforges Marzotto, che ha raccolto il testimone dai nonni Paolo e Florence Marzotto, ha deciso di puntare solo sui suoi vigneti nelle aree montane di Santa Cristina Gela e Piana degli Albanesi, cedendo quelli di Noto (Tenuta Baroni) alla Società Agricola Halaesa, leader nella produzione di avocado. | |
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| | Due mondi apparentemente distanti, la frequentazione dei cinema e il consumo di vino, seguono in realtà modelli sorprendentemente simili, e la crisi che entrambi stanno attraversando in tutto il mondo sembra meno legata ad un cambiamento del gusto e più ad un crollo generalizzato dei rituali condivisi. Entrambe le categorie sono, infatti, sotto pressione per lo stesso motivo: il consumo è diventato più facile, più veloce e più individualizzato, mentre la partecipazione è diventata facoltativa. Il risultato è un’abbondanza senza gravità, come sostiene “The Drink Business”. Ma l’esperienza del cinema dimostra che le istituzioni culturali riacquistano rilevanza ricostruendo il rituale che un tempo le rendeva indispensabili, ed il vino mantiene un’influenza maggiore sul modo in cui viene vissuto socialmente di quanto suggeriscano gli attuali modelli di consumo. | |
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| | | A WineNews, Enrico Del Prato, professore di Diritto Civile della Facoltà di Giurisprudenza della Sapienza Università di Roma, spiega come la corretta informazione nei confronti del consumatore, con le etichette, “è neutra e, quindi, non vuole indurre alcuna suggestione. Deve comunicare la notizia: quello che c’è in un prodotto, quale sia il suo contenuto, il suo apporto calorico, il suo indice glicemico, quanti carboidrati contenga e così via. La neutralità dell’informazione è fondamentale, non deve suggestionare”. | |
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