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N. 4.390 - ore 17:00 - Martedì 20 Gennaio 2026 - Tiratura: 31.289 enonauti, opinion leader e professionisti del vino | |
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| | | Può il batter d’ali di una farfalla in Brasile provocare un tornado in Texas? In teoria sì. Soprattutto quando il mondo è globalizzato e la “farfalla” in questione è Donald Trump. Che prima annuncia dazi aggiuntivi al 10% in ritorsione a quei Paesi che hanno inviato i propri soldati in Groenlandia (tra cui la Francia, ma non l’Italia). E che poi, dopo il rifiuto del presidente francese Macron ad aderire al Board di pace su Gaza, dice: “metterò dazi al 200% su vino e Champagne francesi per convincerlo”. Con Borse europee in perdita (giù anche il titolo Lvmh, detentore di Moët Hennessy) e il vino, di nuovo, minacciato da fattori esterni e non direttamente collegati. | |
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| | La griffe-icona di Bolgheri, il Sassicaia della Tenuta San Guido, ed uno dei prodotti simbolo delle Langhe, il Barbaresco, firmato da uno dei massimi esempi della cooperazione virtuosa e di qualità del vino made in Italy, come Produttori del Barbaresco: sono i “campionissimi”, il primo per valore movimentato, il secondo per volumi di scambio, del 2025 del Liv-Ex. Un anno complesso e ancora negativo, in generale, per il mercato secondario dei fine wines sulla più celebre piattaforma dedicata, come analizzato da WineNews, ma che in coda ha dato segnali positivi. E dai quali emergono spunti interessanti. A partire dal riaffermarsi di quel concetto del vino di qualità come “lusso accessibile”, che ha, appunto, premiato molti vini italiani. Guardando alla lista dei “Top 10 wine trade by value in 2025”, che hanno mosso più valore, in testa c’è proprio il Sassicaia 2020, con l’ultimo prezzo di vendita fissato a 183,3 euro a bottiglia, e con la Tenuta San Guido che prende anche la posizione n. 8 con l’annata 2022 (182,8 euro), ed al n. 10 con la 2021 (231 euro), e che sono, di fatto, i prezzi più “abbordabili” dei 10 vini in lista. Dove figura anche un’altra icona del vino italiano, il Barolo Monfortino Riserva 2019 di Giacomo Conterno (632 euro l’ultimo prezzo a bottiglia di scambio), in un “lotto” che vede ben quattro annate di Château Lafite Rothschild (2018, 2020, 2021 e 2022), ed i simboli di California, Screaming Eagle, con il suo Cabernet Sauvignon, e Opus One 2021. E se il Sassicaia 2020 figura anche nella lista dei vini più scambiati in volume, al top assoluto, come detto, c’è il Barbaresco 2021 di Produttori del Barbaresco (18,2 euro a bottiglia l’ultimo prezzo di scambio), in compagnia di un’altra eccellenza del vino italiano, il Tignanello 2022, uno dei gioielli di casa Antinori (96 euro a bottiglia l’ultimo prezzo trattato), in un elenco completato da vini firmati da cantine come Domaines Leflaive, Domaine Tempier, Château Pitevin, Château Lynch Bages, Pol Roger e Vega Sicilia, con quotazioni che oscillano tra 21 e 66 euro a bottiglia come ultimo prezzo trattato. Tra i trend generali evidenziati, la generale maggiore attenzione a vini dai prezzi più accessibili, la crescita degli acquirenti europei che ha compensato il calo degli americani, e la complessiva stabilità dell’Italia (in approfondimento). | |
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| | Se per la presidente della Commissioni Ue, Ursula Von der Leyen, l’accordo con il Mercosur, firmato nei giorni scorsi in Paraguay dopo 26 anni di trattative, è un’opportunità per tutti, compresa l’agricoltura europea, che dovrebbe sentirsi rassicurata dalle clausole e dai fondi di compensazione per eventuali squilibri di mercato (oggi il plafond è di 6,3 miliardi di euro), agli agricoltori europei, questo accordo non piace. Soprattutto perchè il timore che i controlli non funzionino, e che la promessa reciprocità della regole e degli standard produttivi, basilare per non subire una concorrenza “sleale”, non venga poi rispettata. Lo hanno ribadito le sigle di rappresentanza di tutta Europa (comprese le italiane Confagricoltura, Coldiretti e Cia-Agricoltori), oggi nella manifestazione all’Europarlamento di Strasburgo, organizzata dai francesi della Fnsea. | |
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| | | “Le viti a piede franco sono un patrimonio inestimabile, dal punto di vista storico, sociale e paesaggistico e per la ricchezza di biodiversità, che può avere anche un risvolto pratico nella soluzione dei problemi legati al cambiamento climatico ed ai gusti del consumatore. I loro paesaggi di straordinaria bellezza ed unicità possono un volano di interesse per i nuovi consumatori sempre più attenti al legame stretto tra vino territorio e tradizioni, anche in un’ottica di enoturismo”. Queste, in sintesi, le ragioni che per Mariano Murru, presidente Assoenologi Sardegna e delegato del Comitato Italiano per la Tutela del Piede Franco, rendono la “custodia” dei vigneti a piede franco, sopravvissuti alla fillossera, necessaria. In Italia è la Sardegna ad avere la superficie maggiore di vigneti “a piede franco” con oltre 430 ettari, mentre gli ettari totali italiani non sono noti, perché molti vigneti non sono censiti, ma sono presenti dove le condizioni sono adatte e la viticoltura “moderna” non li ha sostituiti. Nel 2025 è stato lanciato un progetto internazionale per ottenere il loro riconoscimento Unesco, in collaborazione con l’associazione francese Franc de Pied, e che vede insieme Francia, Spagna, Svizzera, Grecia, Turchia, Argentina e le regioni italiane Sardegna, Valle d’Aosta, Trentino, Lazio, Basilicata e Campania. | |
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| | | Da Yoko Ono a Günter Grass, da Igor Mitoraj a Dario Fo, da Corneille a Eduardo Arroyo, da Mimmo Paladino ad Emilio Tadini, da Pierre Alechinsky a James Ivory, sono tra i più grandi artisti al mondo che hanno firmato le etichette d’autore del Chianti Classico di Casanuova di Nittardi, tra le più importanti collezioni di arte & vino che si arricchisce dell’opera in bottiglia commissionata per l’annata 2023 a Chun Kwang Young, artista sudcoreano, tra i più celebri nomi contemporanei d’Asia, dalla famiglia Femfert, proprietaria della Tenuta appartenuta a Michelangelo. | |
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| | Il bar italiano non è solo un luogo di ristoro: è un presidio di socialità che scandisce la giornata degli italiani, dal primo caffè del mattino all’aperitivo serale. Lo confermano i numeri presentati da Fipe-Confcommercio, su dati Tradelab, a “Sigep World” 2026, edizione n. 47 del Salone Internazionale della Gelateria, Pasticceria, Panificazione artigianali e Caffè, l’evento di riferimento a livello internazionale per il foodservice organizzato da Italian Exhibition Group, che si chiude oggi alla fiera di Rimini, nella tavola rotonda “Il futuro del bar italiano (e prospettive per il 2026)”. E secondo i quali, nel 2025, si sono registrate quasi 6 miliardi di visite e un giro d’affari di 23,8 miliardi di euro, grazie ad una rete capillare di 152.000 esercizi, presenti in 3 comuni su 4 e aperti, in media, 14 ore al giorno, spesso 7 giorni su 7. | |
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| | | Il parallelismo tra vino e caffè secondo Michele Cannone, Lavazza Global Brand Director Out of Home: “nei ristoranti il vino, come il caffè, è passato da alimento ad esperienza. Oggi c’è maggiore interesse a sperimentare, c’è maggiore consapevolezza verso quello che si consuma e tendenzialmente si cerca di essere un po’ più razionali nello scegliere una bevanda piuttosto che un’altra ma, quello che conta sempre di più è la relazione che c’è tra prodotto, ambiente e servizio”. | |
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