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N. 4.395 - ore 17:00 - Martedì 27 Gennaio 2026 - Tiratura: 31.289 enonauti, opinion leader e professionisti del vino | |
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| | | La Francia enoica ha cambiato, negli anni, la sua “cartina” territoriale, con i vigneti che si spostano a Nord. Secondo l’American Association of Wine Economists (Aawe), su dati FranceAgriMer, rispetto alla media del lustro 1974-1978, il raccolto 2020-2024 è diminuito di 25,4 milioni di ettolitri (-45%), con la zona della Languedoc-Roussillon che è quella che ha pesato di più (-17 milioni di ettolitri, -61%). Cali significativi anche per le regioni Midi-Pyrénées, Provence-Côte d’Azur, Corsica, Pays de Loire e Auvergne Rhone-Alpes. L’Aquitania, che include Bordeaux, segna -17%. Crescono le regioni del Nord: Bourgogne-France-Comte +67%, Champagne +60%, Alsace +11%. | |
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| | La Mole Antonelliana, la (fu) Fiat, la Juventus, la Nutella, le nocciole, la Fassona, il tartufo bianco e, ovviamente, il grande vino. Sono solo alcuni tra i tanti simboli che fanno pensare al Piemonte. Al Piemonte, ancora prima che alle singole denominazioni del cibo e del vino di questa regione, ricca di storia, “culla” dell’Italia Unita e tra i motori del boom economico del Belpaese. Un nome, Piemonte, che sta per poter essere scritto in etichetta, da chi vorrà, insieme alle denominazioni, da quelle più grandi e più conosciute (e quotate), a quelle più piccole o meno note. Perché praticamente tutti i consorzi del vino piemontese hanno accolto la proposta lanciata nel 2025 da “Grandi Langhe ed il Piemonte del Vino”, e che, ad un anno di distanza, vede il traguardo vicino, tanto che se i passaggi burocratici e di modifica dei disciplinari andranno avanti spediti, già con la vendemmia 2026 potrebbero arrivare i primi vini con la “Menzione Geografica Allargata” in etichetta (con l’idea che per alcuni vini che escono sul mercato diversi anni dopo la vendemmia, ci sia la possibilità di una norma “retroattiva”, ndr). Uno strumento in più per valorizzare un patrimonio, quello del vino piemontese, che muove ogni anno ben oltre 1 miliardo di euro di esportazioni (553 milioni di euro nei primi 6 mesi 2025, dati Istat), quasi il 15% del totale nazionale, con una produzione 2025 di oltre 2,1 milioni di ettolitri, per il 93% di vini a denominazione (60 i vini Dop), per un valore alla produzione di 1,1 miliardi di euro, che nascono da oltre 43.792 ettari di vigneto. È uno degli spunti di “Grandi Langhe ed il Piemonte del Vino” 2026, edizione n. 10 della rassegna professionale, nata da un’iniziativa del Consorzio del Barolo, Barbaresco, Alba, Langhe e Dogliani, e del Consorzio del Roero, e oggi supportata anche dal Consorzio Piemonte Land of Wine, diventata una vera e propria “en primeur” dell’intero Piemonte vinicolo. Che, appunto, lavora per promuoversi unito, a partire dall’etichetta delle sue eccellenze, come hanno raccontato a WineNews (in approfondimento) i vertici di Piemonte Land (Francesco Monchiero), Consorzio di Barolo e Barbaresco (Sergio Germano), Consorzio Barbera d'Asti e vini del Monferrato (Filippo Mobrici) e l’assessore all’Agricoltura della Regione Piemonte, Paolo Bongioanni. | |
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| | L’export di vino italiano in India si ferma a 2,6 milioni di euro per il dazio del 150% che limita un mercato che è già a +14% da inizio 2026. Ma, con il partenariato Ue-India, siglato oggi a Nuova Delhi, spiega Lamberto Frescobaldi, presidente Unione Italiana Vini, come per altri prodotti Ue, tra cui quelli agroalimentari (come olio e pasta), i dazi sul vino saranno dimezzati fino a scendere in 7 anni al 30% (20% per vini oltre 10 euro a bottiglia) con un’intesa a parte le produzioni a marchio. Per i produttori, dice Diego Cusumano, alla guida di Cusumano, il Paese più popoloso al mondo, con 1,5 miliardi di persone e un mercato enoico da 238 milioni di dollari nel 2025 destinati a diventare 520 milioni nel 2028, è un nuovo “El Dorado”, ma serve “un grande budget di comunicazione finanziato dai Ministeri di Agricoltura, Made in Italy e Turismo, gestito da produttori e professionisti”. | |
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| | | La menzione “Piemonte”, alla fine, ha convinto tutti, andando oltre la possibilità, ormai prossima, di esser messa in etichetta insieme ai nomi delle denominazioni. Ed unite sotto lo stesso tetto, con i vini più celebri della regione, tutte le denominazioni piemontesi, grandi e piccole, confermano il successo di “Grandi Langhe ed il Piemonte del Vino” a Torino, che ha riunito oltre 500 aziende (tra cui i grandi nomi del Barolo e del Barbaresco) e un numero significativo di giornalisti, importatori e ristoratori (oltre 4.000 solo ieri) da tutto il mondo. Un messaggio di interesse e fiducia per tutto lo Stivale, che cerca soluzioni e risposte ad un mercato in contrazione e contesti internazionali difficili. Nel calice, 700 etichette di nuove annate tra cui, ovviamente, Barolo e Barbaresco, ma anche Roero, Alta Langa, Canelli, Carema, Colli Tortonesi e Dogliani, Erbaluce di Caluso, Gavi, Nizza, Verduno, Ghemme e Gattinara, Asti, Alba e molti altri. Una panoramica notevole, che, negli assaggi WineNews (in approfondimento), sottolinea la ricchezza viticola regionale, ma anche enologica, con interpretazioni quasi sempre centrate e leggibili, nonostante le sfide che l’emergenza climatica ha portato anche sotto i cieli del Piemonte nelle annate presentate (principalmente 2024 - 2023 - 2022 e 2021). | |
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| | | Tra gli incontri sull’impatto positivo che il vino può avere su territori e comunità, a “Slow Wine Fair” 2026 (22-24 febbraio) a BolognaFiere, con i “vini buoni, puliti e giusti” secondo Slow Food, il 23 febbraio, ci sarà un “appuntamento informale” con due personalità d’eccezione: Carlin Petrini, fondatore della Chiocciola, ed il Cardinale Matteo Maria Zuppi, Arcivescovo metropolita di Bologna, che dialogheranno a viso aperto con i giovani per riflettere sul significato del “giusto” e sulla responsabilità di costruire comunità attente alla terra e alle persone. | |
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| | In Francia è considerata l’anti-Michelin: la Guida Gault&Millau, la mitica “Gialla” (in contrapposizione con la “Rossa”), fondata negli anni Settanta dai giornalisti Henri Gault e Christian Millau ed oggi presente in 20 Paesi nel mondo, sbarca anche in Italia. La prima edizione - per la quale gli ispettori sono già a lavoro sul campo - è prevista a gennaio 2027, con i ristoranti del Nord (Valle d’Aosta, Piemonte, Liguria, Lombardia e Trentino-Alto Adige). A seguire, anno dopo anno, nuove regioni verranno aggiunte, con l’obiettivo di arrivare entro il 2031 ad una guida completa di tutta la ristorazione italiana. Il quartier generale della guida, da sempre uno dei più autorevoli punti di riferimento internazionali, sarà in Piemonte - in collaborazione con la Regione - al nuovo Gault&Millau Academy Center, al Réva Resort di Monforte d’Alba. Qui verranno anche formati gli ispettori italiani.
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| | | A WineNews, da “Grandi Langhe e il Piemonte del vino”, l’Assessore all’Agricoltura della Regione Piemonte, Paolo Bongioanni: “stiamo investendo molto per supportare la promozione dei nostri prodotti di eccellenza, vino, ma anche formaggi, carne, nocciole, riso e così via. E tante aziende di ogni settore stanno iniziando a richiedere l’utilizzo del marchio “Piemonte is”, che ci aiuterà, perchè magari in tanti non conoscono i singoli prodotti o le denominazioni, ma sanno che Piemonte vuol dire qualcosa di buono”. | |
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