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WineNews
N. 4.516 - ore 17:00 - Lunedì 13 Luglio 2026 - Tiratura: 31.289 enonauti,
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La News
Vino, Italia, Francia e Spagna scrivono all’Ue
La Pac deve continuare a sostenere “cambiamenti indispensabili”, dal rafforzamento del mercato unico alla semplificazione, e il settore “deve poter disporre di risorse sufficienti e mirate”, perché “il sostegno alla nostra filiera deve essere una priorità per salvaguardare la nostra economia, la nostra cultura, l’ambiente e i nostri territori”: è il messaggio ai rispettivi governi e alla Commissione Ue, dalle associazioni di filiera del vino di Italia, Francia e Spagna, che insieme valgono oltre metà della produzione di vino mondiale e in Europa oltre 130 miliardi di euro di Pil. Tre competitor che condividono le stesse sfide di mercato, come ribadito nel “Gruppo di contatto”.
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Primo Piano
Il vino italiano ha ancora un grande futuro. Parola di chi ne ha scritto passato e presente
Lavorare seriamente, ma con divertimento, perché il settore del vino, nonostante le mille difficoltà del presente, consente di farlo; fare in fretta, ma “con calma”, e abbandonare il settore se non lo si ama, perché il “mestiere del vino” si può fare solo se c’è passione; dare fiducia ai giovani e dare loro consigli, ma lasciarli fare, perché sono più preparati e partono da una situazione comunque migliore di quella del vino di mezzo secolo fa; continuare a fare bene quello che è stato fatto fino ad oggi, con un occhio particolare al quadro economico generale e aziendale: è la “sinfonia” cantata a “VinoVip Cortina”, il summit biennale della storica rivista “Civiltà del bere”, ieri e oggi nella “perla delle Dolomiti” (con il gran finale con 54 celebri aziende italiane protagoniste del “Grand Tasting” ad oltre 1.500 metri sullo Chalet Tofane), da quattro “tenori” del vino italiano. Come Piero Antinori, l’uomo che ha fatto diventare Marchesi Antinori, azienda toscana dalla storia plurisecolare, ormai con tenute in tutta Italia e anche in California, uno dei brand più forti, rispettati e prestigiosi del vino italiano nel mondo; Angelo Gaja, produttore tra i più autorevoli, icona delle Langhe in primis, ma non solo; Sandro Boscaini, alias “Mr Amarone”, al vertice di una delle più importanti aziende della Valpolicella, come Masi Agricola, ma non solo; e Fausto Maculan, visionario produttore di Breganze, interprete dell’uva Vespaiola e del Torcolato. Quattro grandi “padri nobili” del vino italiano, personalità che, con le loro qualità e la loro visione imprenditoriale, hanno segnato in maniera indelebile, insieme a pochi altri, il “rinascimento” dell’Italia del vino. E quattro capitani d’impresa che, alla guida delle loro aziende di famiglia, hanno attraversato tante fasi del vino moderno: dall’affermazione mondiale, grazie agli investimenti sulla qualità e sull’identità, di un vino italiano che, ancora negli anni Settanta-Ottanta del Novecento, era considerato “economico e di scarsa qualità” e oggi è apprezzato e rispettato in tutto il mondo, alla rinascita del settore dopo lo scandalo del metanolo, 40 anni esatti or sono, nel 1986; dai cicli di grande espansione alle crisi economiche e geopolitiche che hanno segnato la storia tra la fine del Novecento e questo primo quarto degli anni Duemila.
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“No” alle rinnovabili in Val di Cornia
Energie rinnovabili e tutela del paesaggio, sono un binomio non sempre facile da far convivere e dove, a volte, “alza la voce” anche il mondo del vino che, pur non chiudendo le porte alla transizione energetica, si trova a rivendicare la bellezza di un paesaggio da difendere, “modellato” anche dalla viticoltura, oltre alla tutela della produzione. Un caso salito recentemente alla ribalta è quello di Suvereto, in Toscana. Sul tema si è espresso, infatti, anche il Consorzio dei Vini Suvereto e Val di Cornia che parla di “forte preoccupazione per le progettualità legate alla produzione e gestione di energia elettrica da fonti rinnovabili”, con il presidente Daniele Petricci che ha spiegato come “il nostro non è un “No” alla sostenibilità'' e chiesto che sia la Regione Toscana ad individuare i territori più idonei in base alle loro peculiarità.
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Focus
Il futuro del vino italiano, tra mercato e comunicazione
Per cercare di immaginare il futuro, il vino deve partire da quelle che, oggi, sono le difficoltà che sta attraversando. Come il dibatto “alcol e salute”, nel quale, per Piero Antinori, il vino “va raccontato meglio, bisogna fare più comunicazione: oggi nel mondo sono prodotte 30 miliardi di bottiglie all’anno. Basterebbe che ogni produttore si “tassasse” di pochi centesimi a bottiglia per mettere insieme un grande budget di comunicazione” per “realizzare una campagna di educazione a livello mondiale”. Ma anche come l’esser stati “troppo ripiegati su noi stessi come sistema vino”, per cui “basta autoincensarsi, basta egocentrismo: dobbiamo avvicinarci al vino con la chiave di oggi, ovvero con più leggerezza”, dice Sandro Boscaini. Ovviamente, il cambiamento climatico con i suoi effetti, sostiene Angelo Gaja, e il calo dei consumi di fronte al quale “non dobbiamo preoccuparci troppo. Certo, nei mercati storici i consumi forse caleranno ancora, ma perché sono ancora alti” e “dobbiamo esplorare altri mercati, asiatici e africani, dove i consumatori bevono magari prodotti più alcolici, e affermare il valore del vino”. E “se oggi il mercato cerca più vini bianchi, più spumanti e vini più leggeri, seguiremo il mercato - chiosa Fausto Maculan - come abbiamo sempre fatto”.
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Cronaca
A Marilisa Allegrini il “Premio Pino Khail”
Marilisa Allegrini, “lady Amarone”, è un simbolo della Valpolicella e dell’internazionalizzazione del vino italiano. Dal 1983 ha guidato il Gruppo Allegrini con investimenti anche a Bolgheri e Montalcino, prima donna italiana in copertina su “Wine Spectator” e Cavaliere del Lavoro, oggi con il gruppo Marilisa Allegrini mette insieme le Tenute Villa della Torre in Valpolicella, San Polo a Montalcino e Poggio al Tesoro a Bolgheri. A “VinoVip Cortina” ha ricevuto il “Premio Khail” istituito da Alessandro Torcoli, direttore “Civiltà del Bere”, in ricordo di Pino Khail.
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Wine & Food
Quando il vino sostiene la formazione delle nuove generazioni e la ricerca sulla filiera
Un riconoscimento per valorizzare i giovani talenti e promuovere la ricerca sulla filiera vitivinicola: nasce il Premio di Laurea “Five Roses”, l’iniziativa promossa da Leone de Castris in collaborazione con l’Università del Salento, per sostenere la formazione delle nuove generazioni. Il premio - 3.000 euro all’anno per 3 anni - dedicato al Five Roses, primo vino rosato italiano imbottigliato e commercializzato in Italia nel 1943, è rivolto ai laureati del Corso di Studi in Viticoltura ed Enologia dell’Università del Salento che abbiano sviluppato una tesi dedicata ai temi della filiera vitivinicola. “Con questo premio vogliamo investire nei giovani, nella conoscenza e nella ricerca, elementi fondamentali per affrontare le sfide future del settore e continuare a valorizzare l’eccellenza vitivinicola del nostro territorio” afferma Piernicola Leone de Castris, presidente Leone de Castris.
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WineNews.tv
Bere “locale” è possibile, anche andando oltre il vino, con la riscoperta degli amari di territorio
Una “nouvelle vague” con una tipicità tutta italiana, quella degli amari, in una fase di rilancio, legata all’artigianalità: dalle Langhe alla Sicilia, riscoprendo antiche ricette, valorizzando ingredienti locali e “scarti di produzione” che diventano risorse fondamentali, a beneficio delle filiere agricole dei territori, guardando ai trend del momento legati anche alla ricerca di leggerezza e di un grado alcolico (e zuccherino) meno elevato, come accade per il vino. Il viaggio WineNews nella modernità del “fine pasto” all’italiana, che diventa anche ingrediente della mixology (e della cucina).
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