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WineNews
N. 4.573 - ore 17:00 - Mercoledì 30 Settembre 2026 - Tiratura: 31.289 enonauti,
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La News
La più grande “mappa del vino” online
Un enorme database interattivo sui terroir vitivinicoli globali che mappa 4.303.693 vigneti e 104.330 cantine in 90 Paesi del mondo (l’Italia con quasi 31.000 voci è la più “citata”) per una vera e propria “cartina” internazionale del vino a portata di “clic”. Si chiama WorldWineryMap.com il progetto che è stato lanciato online, dove, navigando, i visitatori potranno trovare numerose informazioni sulle realtà produttive. Per ogni singolo vigneto sulla mappa, infatti, si potrà accedere a dati geospaziali specifici, tra cui altitudine, radiazione solare e pendenza, insieme a parametri viticoli come composizione del suolo e temperature medie.
Approfondimento su WineNews.it
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Primo Piano
“Champagne Experience”, il legame tra Italia e Champagne (anche a tavola) sotto i riflettori
Lo Champagne, dopo qualche anno in cui anche il “re” delle bollicine mondiali (quanto meno per valore, dato che la filiera del territorio “fattura” 5,7 miliardi di euro), torna a dare segnali positivi, visto che, nella prima metà 2026, secondo i dati del Comité Champagne, le spedizioni di bottiglie dalle maison sono tornate a crescere del +1,2%, a 107,1 milioni di euro. Di cui una buona parte arrivata in Italia, stabilmente, da anni, tra i primi mercati dello Champagne (nel 2025, il n. 6 in volume, con 7,8 milioni di bottiglie importate, ed il n. 5 in valore, per 210 milioni di euro, sempre secondo i dati del Comité). D’altronde, il legame tra lo Champagne e l’Italia, è solido e storico. E se molti dei pionieri della spumantistica italiana (da Franco Ziliani, in Franciacorta, a Carlo Gancia, già nell’Ottocento, a Canelli, a Giulio Ferrari, nel Trentodoc) hanno guardato anche alla Champagne per studiare e per intraprendere poi il loro percorso di successo, oggi sono tante le cantine italiane che distribuiscono Champagne, da Ceretto a Gaja, da Terlano ad Allegrini, da Marchesi di Barolo ad Antinori, da Masciarelli a Marilisa Allegrini, da Famiglia Cecchi a Banfi, a Rocca delle Macìe. Oltre, ovviamente, ai distributori di vino italiani, come i 21 riuniti in Excellence Sidi (da Compagnia del Vino a Cuzziol Grandivini, dal Gruppo Meregalli a Pellegrini, da Sagna a Visconti 43, da Sarzi Amadè a Terroir Ceretto, solo per citarne alcuni), che ha, da poco, eletto alla guida Guido Folonari (già ai vertici di Philarmonica), e che il 4 e il 5 ottobre manderà in scena la “Champagne Experience” n. 9, a BolognaFiere. Un’edizione che cade in un anno particolare per il territorio francese, che ha vissuto, come molti altri, la sua vendemmia più precoce di sempre a causa del caldo, ma giudicata, comunque, di ottima qualità, e con rese bassissime (decise anche dalla filiera per riequilibrare domanda e offerta). Tra i focus, quello sulla capacità dello Champagne di essere un vino “gastronomico”, celebrato nelle masterclass della “Champagne Experience”, con l’abbinamento tra Champagne e le diverse stagionature del Parmigiano Reggiano, ma anche con la scelta di Vicook del Gruppo Da Vittorio della famiglia Cerea per curare il banqueting.
Approfondimento su WineNews.it
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Da enoturismo a prodotto turistico
L’enoturismo è sempre più importante per le cantine e per il sistema del vino italiano in generale. Ed ora ha uno strumento normativo ad hoc per promuoverlo, il Decreto, pubblicato nei giorni scorsi, dal Ministero dell’Agricoltura guidato da Francesco Lollobrigida, e approfondito, a WineNews, dall’avvocato Marco Giuri. Un passo avanti, commenta Dario Stefàno, già Senatore e ora docente di Tourist Management alla Lumsa di Roma e presidente Centro Studi Enoturistici e Oleoturistici della stessa Università, estensore della norma che, per la prima volta, ha riconosciuto e disciplinato l’enoturismo in Italia. Ma non basta, per Stefàno, perchè ora “l’enoturismo deve diventare un vero prodotto turistico”, con un’offerta in cui il vino deve essere solo una parte di un’esperienza turistica più articolata e complessa. Come spiega nel suo intervento, in approfondimento.
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Focus
I migliori territori del vino al mondo per il cicloturismo
C’è anche la Toscana, unico territorio italiano, nella selezione del magazine Usa “Wine Enthusiast” dei migliori territori del vino al mondo per il cicloturismo: 9 destinazioni, dalla Provenza (Francia) a Stellenbosch (Sudafrica), dal Douro (Portogallo) alla Sonoma Valley (California, Usa), passando per Loira (Francia), Barossa Valley (Australia), Girona (Spagna) e Willamette Valley (Oregon, Usa). Sono sempre più numerosi, infatti, i viaggiatori di tutto il mondo che uniscono il ciclismo alla passione per il vino: e non è caso, perché le stesse caratteristiche geografiche che rendono entusiasmante pedalare - colline ripide, panorami sconfinati e varietà paesaggistica - contraddistinguono anche alcune delle regioni vinicole più rinomate al mondo. Inoltre, la diffusione delle biciclette elettriche aumenta il potenziale bacino di utenza. In Toscana il ciclismo è profondamente radicato nella cultura della regione, proprio come il Sangiovese. Qui i ciclisti affollano le strade bianche fiancheggiate da cipressi, godendosi percorsi panoramici tra borghi medievali, uliveti e vigneti. Con oltre 14.000 km di itinerari, dal Chianti Classico a Montalcino, fino in Maremma e non solo, e dove è nata L’Eroica e si corre la Strade Bianche, il cicloturismo porta un pubblico curioso, disposto a fermarsi, assaggiare, capire e le aziende lo hanno intuito.
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Cronaca
Barone Pizzini è “Custode della Biodiversità”
La tutela della natura e del territorio passa sempre più spesso dall’impegno diretto delle imprese, chiamate a trasformare la sostenibilità da concetto astratto ad azione concreta. Storica cantina della Franciacorta, dopo la certificazione internazionale “Biodiversity Friend”, Barone Pizzini, guidata dal ceo Silvano Brescianini, da oggi è anche una “Custode della Biodiversità” per Legambiente, ulteriore passo in un percorso di sostenibilità portato avanti da oltre 30 anni dalla griffe, insieme anche allo Studio Agronomico Sata.
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Wine & Food
Laura Pariani “Maestro” di “Bere il territorio”, “Premio alla Carriera” a Luigi Moio
È la scrittrice Laura Pariani “Il Maestro” di “Bere il territorio” 2026, riconoscimento assegnato, nei giorni scorsi al Castello di Grinzane Cavour nelle Langhe, da Go Wine nell’edizione n. 25 del Concorso Letterario Nazionale, che ha incoronato vincitore Lorenzo Franchini con il racconto “Bartolo Brusaferri, lo zen e l’arte d’andar per cantine”, e consegnato un premio speciale al libro “Valtellina, culla della Chiavennasca e del Vino” (Casa Editrice Stefanoni) di Nello Bongiolatti. Ma anche a Luigi Moio, professore universitario, produttore con Quintodecimo in Campania e già presidente Oiv-Organizzazione Internazionale per la Vigna e del Vino, per la carriera nel campo della ricerca e per l’importante opera letteraria a favore della cultura del vino, e ad “Equalitas”, l’ente di normazione per la sostenibilità della filiera del vino italiano di FederDoc. 
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WineNews.tv
Se le cantine italiane distribuiscono Champagne. Marilisa Allegrini con Champagne Odyssée
Tante le realtà del vino italiano che puntano su marchi di prestigio e affini alla propria identità: da Ceretto a Gaja, da Allegrini a Terlano, da Antinori a Masciarelli, da Famiglia Cecchi a Banfi, da Rocca delle Macìe a Marchesi di Barolo, a Marilisa Allegrini. Che spiega, così, il perchè di questa scelta: “lo Champagne è un prodotto che arricchisce la nostra produzione di Bolgheri, con Poggio al Tesoro, San Polo a Montalcino e Villa della Torre in Valpolicella. È un prodotto sempre richiesto, e funzionale anche se si guarda al tema dell’ospitalità”.
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