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N. 4.412 - ore 17:00 - Giovedì 19 Febbraio 2026 - Tiratura: 31.289 enonauti, opinion leader e professionisti del vino | |
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| | | Il fuori casa resta uno dei pilastri della vita economica e sociale italiana, nonostante inflazione, carovita e un calo costante della frequentazione dei locali: il mercato Horeca è un ecosistema che vale oltre 100 miliardi di euro, 382.000 punti di consumo e 1,5 milioni di lavoratori, ma è anche un settore che oggi deve fare i conti con una dinamica complessa. Nel 2025 il traffico nei locali segna -0,8% rispetto al 2024, mentre la crescita a valore è alimentata quasi esclusivamente dagli aumenti medi dei prezzi 3%, il doppio dell’inflazione Istat (1,5%). A dirlo i dati di Italgrob, nei giorni scorsi a Rimini, nell’International Horeca Meeting. | |
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| | Il Prosecco Dop, nella sua identità, “una e trina”, la grande Doc e le due Docg, quella storica di Conegliano e Valdobbiadene e quella più recente di Asolo Montello, è il vino che, da anni, fa da traino all’export enoico italiano. Ma anche un prodotto che, per le sue caratteristiche, capaci di unire piacevolezza, bevibilità, freschezza e un prezzo per tutte le tasche, ne fa uno dei portabandiera del bere non solo italiano, ma anche internazionale. Un vino “pop” ma mai banale, straordinario nella sua versatilità tanto in “purezza” che come valore aggiunto nella mixology. E, soprattutto, un vino che piace al mondo, in ogni occasione, e che fa sentire sempre di più il suo peso sulle performance nazionali del settore, crescendo di più, quando c’è crescita, o perdendo meno, in fase di generale recessione dei consumi, come quella attuale. Lo raccontano anche i dati Istat sull’export del vino italiano, analizzati da WineNews, aggiornati a novembre 2025, che, in generale, nel confronto con i primi 11 mesi del 2024, hanno emesso un verdetto di -3,58% in valore (contro il -2,7% di ottobre) a 7,2 miliardi di euro e del -2% in volume (era -1,4% il mese precedente) a 1,95 miliardi di litri. Ma il Prosecco Dop quanto ha inciso sul risultato, in valore? Le bollicine italiane più bevute nel mondo, da gennaio a novembre 2025, hanno generato 1,6 miliardi di euro per l’export, -1,7% sullo stesso periodo del 2024. Un risultato che dimostra una tenuta più solida dalla media, considerando le difficoltà, generali, nel 2025, per il vino, e senza dimenticare che il 2024 è stato un anno record. Se si “scorpora” il dato del Prosecco Dop, i vini fermi e gli spumanti (Prosecco escluso) italiani, da gennaio a novembre 2025 hanno totalizzato 5,5 miliardi di euro di export, -4,1% su base annuale. Il Prosecco Dop, leader, incide per quasi il 23% sulle esportazioni totale di vino italiano (praticamente una bottiglia su quattro venduta all’estero è di Prosecco) e vale il 77% delle bollicine italiane esportate (che sommano, per l’export, 2,1 miliardi di euro da gennaio a novembre 2025, -2,6% su base annuale). Negli Stati Uniti, il Prosecco Dop, a livello di esportazioni, da gennaio a novembre 2025, ha totalizzato 439,3 milioni di euro, -2,3% sullo stesso periodo del 2024: decisamente meglio del -8% in valore del totale del vino italiano. | |
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| | L’impatto positivo che il vino può avere sui territori e sulle comunità, come motore di sviluppo e inclusione sociale, con il lavoro equo in vigna e con scelte agricole responsabili, guardando al futuro dei giovani che faticano ad accedere alla terra ed a quello dei territori montani che possono rilanciarsi, ma anche alle donne il cui ruolo nel mondo del vino sta diventando sempre più fondamentale. Se ne parlerà a “Slow Wine Fair” 2026 (22-24 febbraio), edizione n. 5 dell’evento dedicato ai “vini buoni, puliti e giusti” secondo Slow Wine, di 1.100 vignaioli e vignaiole che aderiscono alla Slow Wine Coalition ed al Manifesto di Slow Food, in una BolognaFiere, sempre più “hub” del vino, e dove, in contemporanea, tra talk e masterclass, in una partnership sempre più forte, ci sarà anche “Sana Food”, il format dedicato al canale horeca e al retail specializzato sul cibo biologico. | |
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| | | L’Italia cala il “poker” sul tavolo del “The Institute of Masters of Wine”, con la prima donna italiana a raggiungere l’obiettivo. Ovvero Cristina Mercuri, proclamata oggi Master of Wine, e diventando così “la prima donna italiana ad ottenere uno dei titoli più selettivi del panorama enologico internazionale”. Il cui nome, dunque, si aggiunge a quello degli altri tre Master of Wine italiani fino ad oggi, ovvero Andrea Lonardi, Gabriele Gorelli e Pietro Russo. Cristina Mercuri ha conseguito il titolo con una tesi finale sul tema “Wine, Women and Fascism: A Visual Analysis of the Representation of Women in Propaganda in Enotria (1922 -1942)”, in uno studio sulle copertine illustrate di Enotria, prima rivista italiana specializzata sul vino. Un tema che va di pari passo con uno degli aspetti del suo impegno professionale, visto che promuove programmi di borse di studio e percorsi formativi dedicati a giovani professionisti e donne, con l’obiettivo di rendere il settore più inclusivo e meritocratico. “Perché il vino italiano non è solo da raccontare, è da far vivere, con parole nuove e con uno sguardo finalmente libero”, commenta Mercuri. Con la quale sono stati nominati altri tre Master of Wine: Karen Hong Liu (Hong Kong), Kim Oshiro e Bryce Wiatrak (in entrambi i casi dagli Usa), per 422 Master of Wine totali, attivi in 30 Paesi. | |
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| | | Negli ultimi anni la cucina è diventata uno dei grandi filoni narrativi amati dagli italiani, complici la crescita dei social dedicati al cibo, la popolarità degli chef-star ed un generale entusiasmo per tutto ciò che ruota attorno ai fornelli. Dentro questo scenario arriva, in edicola, il numero 3665 di Topolino, che propone una nuova parodia intrecciando il gusto per il racconto gastronomico con un classico della letteratura: “I tre forchettieri”, reinterpretazione disneyana in due puntate del celebre romanzo “I tre moschettieri” di Alexandre Dumas. | |
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| | Oltre le grandi e più affermate e conosciute denominazioni del vino regionale, la Toscana, dalle coste del Tirreno alle pendici degli Appennini, è capace di offrire, come poche altre, un mosaico di diversità nel calice, dove si esprimono vitigni, in purezza o in blend, e territori anche molto diversi tra loro. La cosiddetta “Altra Toscana”, che nel quadro delle Anteprime di Toscana 2026 ha presentato a Firenze un volto estremamente variegato, composto da un caleidoscopio di paesaggi, di vitigni, di marchi più o meno noti, di vini e di stili: “tutti assieme per raccontare una Toscana del vino diversa - ha spiegato Francesco Mazzei, alla guida dell’associazione L’Altra Toscana e presidente del Consorzio di tutela dei Vini della Maremma Toscana - ma importante, visto che rappresenta quasi il 40% dell’intera produzione vitivinicola toscana” (in approfondimento i nostri migliori assaggi). | |
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| | | A WineNews, racconti e aneddoti con Giovanni Di Pasquale, vice direttore del Museo della Scienza e della Tecnica di Firenze “Galileo Galilei”. “Galileo amava la vita, e anche il vino, considerato come un “premio al viver meglio”. Era in linea con il pensiero classico, già derivanti dai Greci, dove il vino è visto come “pharmakon” e alleggerisce la vita, se bevuto responsabilmente. In quella che già i greci, la “sobria ebrietas”: ebbrezza leggera che addolcisce tutti i mali”. | |
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