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WineNews
N. 4.433 - ore 17:00 - Venerdì 20 Marzo 2026 - Tiratura: 31.289 enonauti,
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La News
Addio a Michel Rolland
Un lutto per il vino mondiale: ci ha lasciato Michel Rolland, l’enologo più influente della nostra epoca e primo “flying winemaker”, che, in 60 anni di carriera, è stato “l’uomo che ha inventato il vino moderno” ricorda Marco Caprai, e nobilitato il ruolo dell’enologo. A partire dalla sua Bordeaux, e passando per California, Argentina, Cile, Italia e non solo, con consulenze e collaborazioni con Caprai, “faro” del Sagrantino, la Tenuta di Biserno della famiglia Antinori, condotta da Niccolò Marzichi Lenzi, la Tenuta del Nicchio di Lodovico Antinori - “un monumento dell’enologia”, dice a WineNews - con la figlia Sophia, e Ornellaia e Masseto, oggi di Frescobaldi, a Bolgheri.
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Primo Piano
Il vino verso un “nuovo Rinascimento”. In vigna, ma anche a livello culturale e sociale
Il vino e la vite, nella loro millenaria storia, hanno vissuto tanti “Rinascimenti”, con tanti protagonisti. Dai Romani che diffusero la vite lungo tutto il Mediterraneo, ai monasteri di Benedettini e Cistercensi che selezionarono le zone migliori per produrre vini eccellenti, passando per il Medioevo, il Rinascimento, la Rivoluzione Francese - che fece quasi scomparire la vite dalla Francia “perché il vino era simbolo della nobiltà”, salvata poi dagli intellettuali francesi - alla rivoluzione industriale e della chimica, fino alla riscoperta del concetto di terroir e alla nascita delle denominazioni, in Francia come in Italia. Ma oggi, con il cambiamento climatico, e anche culturale, in atto, serve un “nuovo Rinascimento”, che deve riaffermare il ruolo del vino come bevanda culturale e simbolo della condivisione e dello stare insieme e in armonia (tema quanto mai stringente in un mondo sempre più diviso e in guerra), rivendicando con coraggio il ruolo essenziale della componente alcolica nel vino stesso, e ribadendo il valore fondamentale della moderazione nei consumi. Ma che deve anche pensare ad una viticoltura diversa, ambiziosa, che guardi anche ad un progressivo abbandono della vite su portinnesto americano, per ritornare al “piede franco”, che oggi copre, secondo le stime, 1,5 milioni di ettari di vigna nel mondo, su 7,5 milioni di ettari vitati complessivi, dando fiducia alle nuove generazioni di produttori. Messaggio di sintesi che arriva dal forum “Reincontrare Giulio Gambelli” 2026, edizione n. 6, in memoria dell’enologo che, più di altri, ha segnato la storia moderna del Sangiovese in Toscana, collaborando con tante cantine-icona, voluto da Pasquale Forte a Podere Forte, nel cuore della Val d’Orcia Patrimonio Unesco, di cui è una delle aziende-simbolo e pioniere. Riflessioni (in approfondimento) arrivate mentre nel calice hanno parlato i grandi vini d’Italia e di Francia, raccontati dai produttori e da cantine, come Canalicchio di Sopra, Poggio di Sotto, Cupano e Biondi-Santi, da Montalcino, Alois Lageder dal Trentino, CostaRipa dalla Valtènesi, Uberti dalla Franciacorta, Poggio Grande da Castiglione d’Orcia, Bibbiano dal Chianti Classico, Ceretto e G.D. Vajra da Barolo, e Domaine Clavelier, Domaine Rougeot, Domaine Boris Champy e Liger Belair dalla Borgogna. 
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Bolgheri e il rischio elettrodotto
L’immagine dei cipressi di Bolgheri che “alti e schietti van da San Guido in duplice filar”, come recitano i versi del grande poeta Giosué Carducci nella poesia “Davanti San Guido”, sono minacciati dai tralicci dell’alta tensione. O almeno, questo è il rischio qualora venisse approvata la realizzazione di un elettrodotto che collegherebbe la stazione di Castellina Marittima a quella di Cornia (previsto come opera connessa al Parco eolico offshore flottante nel mare tra le isole Gorgona e Capraia). Un tracciato da 45 km che attraverserebbe 10 comuni, Castagneto Carducci compreso, la cui frazione più illustre è proprio Bolgheri. Il che ha spinto l’amministrazione comunale e il Consorzio Bolgheri e Bolgheri Sassicaia Doc ad avviare un tavolo di confronto per preservare l’integrità di un’area vitale per i prestigiosi vini che vi vengono prodotti.
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Focus
“Non sono i consumatori che si allontanando dal vino”
Se 20 anni fa il tema più importante di discussione era la qualità del vino, oggi il settore si trova ad affrontare un calo dei consumi strutturale e globale, dovuto a molti fattori. Per affrontarlo, su tutte, “sono due le questioni che dobbiamo tutti impegnarci a chiarire e diffondere tra i consumatori, perché siano informati correttamente: il rapporto tra vino e salute con studi scientifici, e comunicazione positiva, che non demonizzi una bevanda che non morirà mai perché è un prodotto dell’umanità, che accompagna la tavola, che è socialità e condivisione. Aspetto che piace soprattutto ai giovani, che vogliono avvicinarsi al vino e conoscere le sue bellissime storie, ma che oggi sono andati in confusione. Perché non solo loro che si allontanano dal vino, è il vino che li sta perdendo”. Se ne è parlato, come sintetizzato da Riccardo Cotarella, presidente Assoenologi e co-fondatore Società di Consulenza Enologica Chiasso-Cotarella, nel Forum sul mercato del vino, promosso per le aziende consulenti, ieri ed oggi, all’Accademia Intrecci, per “capire come guardare oltre, con le idee di esperti dall’Italia agli Usa, dalla Germania all’Uk, dalla Spagna al Portogallo, dalla Russia al Giappone, dalla Serbia alla Georgia, e con il giusto entusiasmo”, ha detto il direttore della Società Pier Paolo Chiasso (in approfondimento).
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Cronaca
Valpolicella, messa a riposo verso Unesco
Il rito della messa a riposo delle uve della Valpolicella è ufficialmente candidato a Patrimonio Immateriale Unesco. La Commissione Nazionale Italiana per l’Unesco, su proposta del Ministero della Cultura, ha presentato la candidatura fondata sulla “sapienza vitivinicola come patrimonio culturale. Il rito della messa a riposo delle uve della Valpolicella racconta la tradizione dell’appassimento delle uve”. Christian Marchesini, presidente Consorzio Vini Valpolicella: “un savoir faire millenario che ha plasmato cultura, paesaggio e identità del territorio”. Decisione attesa nel 2027. 
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Wine & Food
Spirits italiani, export a 1,75 miliardi di euro (2024). A Vinitaly debutta il format dedicato
Uno dei comparti più dinamici del mondo del beverage, in Italia, è quello degli spirits. Secondo Nomisma, su base doganale, nel 2024, l’export italiano degli spirits ha raggiunto 1,75 miliardi di euro, con l’Italia n. 5 tra gli esportatori mondiali. Nel periodo 2019-2024 l’export è cresciuto del 41% e l’Italia è leader, con la Germania, nel segmento dei liquori, con un valore di 547 milioni di euro, +25% nel quinquennio. Ma il 2025 è stato meno favorevole con una flessione dell’export del 5% in valore nei primi 10 mesi. La Germania si conferma mercato n. 1 di destinazione (21%), seguita da Usa (12%) e Regno Unito (8%). Gli spirits saranno protagonisti di Vinitaly n. 58 (Verona, 12-15 aprile) con il nuovo “Xcellent Spirits”, format business to business rinnovato per un progetto strutturale che segna l’ingresso dei distillati in Vinitaly.
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Masottina
WineNews.tv
Vino e gdo, “inizio 2026 meglio del 2025, speriamo che non ci siano altri cali nei consumi”
A WineNews, Daniele Colombo, wine & spirits category manager Esselunga, dal Forum sul vino by Società Consulenza Enologica Chiasso-Cotarella. Riflessioni sul momento “complicato” del vino nella Gdo italiana, con “una crisi economica che colpisce famiglie e consumatori” che, “come per tutto il largo consumo confezionato, porta ad un andamento recessivo”. “Ma restando al fianco di consumatori e aziende, mantenendo un giusto rapporto qualità-prezzo e guardando all’inizio del 2026 (migliore del 2025), si spera di non avere ulteriori cali nei consumi durante l’anno”.
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