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WineNews
N. 4.292 - ore 17:00 - Giovedì 28 Agosto 2025 - Tiratura: 31.289 enonauti,
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La News
Usa, consumo alcol al minimo storico
Negli Stati Uniti la percentuale di adulti che dichiarano di consumare alcol è scesa al 54%, valore più basso nei quasi 90 anni di ricerche della storica società Gallup: il dato coincide con la crescente convinzione - per la prima volta condivisa dalla maggioranza - che un consumo moderato di alcol sia dannoso per la salute. Dal 1997 al 2023, almeno il 60% degli americani ha dichiarato di bere alcol. La percentuale è scesa al 62% nel 2023 e al 58% nel 2024, prima del 54% di oggi. Prima dell’ultimo sondaggio, il tasso era sceso sotto il 60% in meno di 10 occasioni, incluso il 58% nel sondaggio iniziale del 1939 e un minimo del 55% nel 1958.
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Primo Piano
Climate change: dal 2025 Château Lafleur non rivendicherà più le “Aoc” Bordeaux e Pomerol
Il dibattito sulla contemporaneità delle denominazioni del vino, intese come Doc e Docg, e sull’adeguatezza della rigidità di alcuni aspetti dei disciplinari rispetto ad uno scenario che cambia sempre più rapidamente, soprattutto in vigna, per il climate change da gestire, ma non solo, è una costante nel settore, di cui più volte ci siamo occupati. E se sempre più spesso molti produttori, in Italia, per alcuni vini che in molti casi sono le etichette di punta delle cantine, anche in denominazioni blasonate, scelgono le regole meno restrittive e più flessibili delle Igt, da Bordeaux arriva la notizia che una cantina di primissimo piano - per punteggi della critica e quotazioni dei vini - ovvero Château Lafleur della famiglia Guinaudeau, dalla vendemmia 2025 non rivendicherà più le denominazioni Pomerol e Bordeaux. A comunicarlo la stessa famiglia in una lettera ai suoi clienti, riporta la “Revue du vin de France”, motivando la scelta con la necessità di avere mani più libere per contrastare gli effetti del cambiamento climatico, rispetto alle possibilità di azione previste dai disciplinari. Ovviamente, non si tratta del primo caso celebre di produttori che hanno deciso, per motivi diversi, di non rivendicare una denominazione, come successo via via negli anni, anche in Italia, per esempio, seppur con motivazioni e dinamiche totalmente differenti. Come Case Basse di Gianfranco Soldera, una delle cantina-icona di Montalcino, che dopo le vicende del 2012, quando l’azienda fu colpita dallo sversamento vandalico delle sue botti, dal 2014 decise di non produrre più Brunello di Montalcino, o ancora, all’inizio degli Anni Ottanta del Novecento, la celeberrima cantina Montevertine della famiglia Manetti, casa del Pergole Torte, che rinunciò alla denominazione Chianti Classico, passando per il caso peculiare di Gaja, tra le stelle polari delle Langhe del vino, che decise di non rivendicare Barbaresco per i suoi celebri cru dalle vendemmia 1996 e 1997, passando alla Langhe Nebbiolo Doc, per poi tornare alla Docg Barbaresco dalla vendemmia 2013 per Costa Russi, Sorì Tildini e Sorì San Lorenzo. Ma, tornando al caso Lafleur, il segnale è forte, e viene da chiedersi se sarà un caso isolato, o se sarà una strada seguita da altre cantine di Bordeaux prima, e da altri territori di Francia, e non solo, poi ...
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La cucina italiana vale 250 miliardi
Nel 2024 la cucina italiana ha raggiunto nel mondo un valore complessivo di 251 miliardi di euro, con una crescita del +4,5% su base annua. La cucina tricolore rappresenta il 19% del mercato globale dei ristoranti con servizio al tavolo (“Full Service Restaurant”), ed è particolarmente rilevante negli Stati Uniti e in Cina, che insieme coprono oltre il 65% dei consumi globali per la cucina italiana. Emerge dal report “Foodservice Market Monitor 2025”, stilato da Deloitte. Secondo lo studio l’Italia si conferma tra i principali mercati globali del Foodservice, classificandosi in posizione n. 6 per valore complessivo, in posizione n. 4 per i “Full Service Restaurant” a l n. 5 per “Quick Service Restaurant” (quelli caratterizzati da servizio più rapido con ritiro al banco). Nel 2024 il comparto in Italia ha raggiunto gli 83 miliardi di euro.
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Focus
L’Italia sempre più in vendemmia, soprattutto al Nord
Iniziata già a metà luglio con i primi grappoli tagliati in Sicilia, da Cantine Ermes, con la stessa Sicilia che, con la Franciacorta, già ad inizio agosto, sono stati i primi territori ad entrare in maniera organica nella fase di vendemmia, la raccolta 2025, che un po’ ovunque si annuncia ad oggi di buona quantità (le primissime stime, by Coldiretti, parlano di 45 milioni di ettolitri) e con aspettative elevatissime per la qualità vista la pressochè totale assenza di malattie da Nord a Sud, salvo casi sporadici, come raccontato anche da tante cantine, dal Trentino Alto Adige alla Sicilia, tra Ferragosto e questi giorni, sono tanti i territori dove la raccolta sta prendendo forma in maniera sempre più importante. E, ovunque, con ottime aspettative sia per la qualità delle uve che per le quantità, mentre qualche pensiero in più, ovviamente, arriva dalla complessità dei mercati e dal tema dazi. Come raccontano (in approfondimento) i commenti che arrivano dai territori e dai consorzi tra Alta Langa, Asti Docg, Trentodoc, Alto Adige, Pinot Grigio delle Venezie e Chianti. Con i primi grappoli che, però, come raccontano alcune singole cantine, sono in cantina anche in tanti altri territori, dall’Oltrepò Pavese al Collio, in Friuli, ma anche in Toscana, dunque, così come in Puglia, e non solo.
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Cronaca
“Come l’arte, il vino è strumento di dialogo”
Gorizia e Nova Gorica sono la prima “Capitale Europea della Cultura Transfrontaliera”, sotto il segno di “Go! 2025” che ne valorizza patrimonio, cultura e storia comuni. Seppur in Stati diversi, le due città hanno, da sempre, una sola anima. Contesto alla base anche del progetto artistico “Ars Sine Finibus”, voluto dalle aziende Gradis’ciutta di Robert Princic e Ferdinand di Matjaž Četrtič, che trasformerà i vigneti di Collio e Brda in un parco d’arte permanente, grazie alla collaborazione di artisti italiani e sloveni.
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Wine & Food
L’alleanza BolognaFiere-Slow Food: a Sana Food (con Slow Wine Fair) i Presìdi e non solo
Quando la condivisione di valori e visioni, nel segno del “buono, pulito e giusto”, porta ad una sinergia sempre più stretta e concreta, dal calice al piatto: a BolognaFiere non solo continua la sinergia e la contemporaneità tra Slow Wine Fair, la kermesse dedicata al “vino secondo Slow Wine”, e Sana Food, format BolognaFiere dedicato al canale horeca e al retail specializzato sul cibo biologico, in calendario dal 22 al 24 febbraio 2026. Ma la partnership si allarga e, grazie a Slow Food Promozione, vedrà in Sana Food ospitare produttori dei Presìdi e delle reti Slow Food, appuntamenti formativi, degustazioni e tavole rotonde sui principali argomenti al centro del dibattito riguardante le politiche agroalimentari, insieme a una serie di progetti speciali che valorizzeranno ulteriormente la collaborazione.
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Castello del Terriccio
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Masottina
WineNews.tv
Investimenti in fine wine, crisi senza fine? L’analisi by Sophia Gilmour, analista Liv-Ex
“È un mercato che vive di cicli, come tutti, ed ora è in una fase di ribasso, che finirà. Va ricostruita la fiducia tra clienti e mercato, perchè c’è stata una fase in cui i prezzi di rilascio, soprattutto di Bordeaux, sono cresciuti troppo, e per chi investe in vino non è stato più conveniente farlo”. E se l’Italia negli anni ha trovato sempre più spazio, “se crescono un po’ vini come Chianti Classico e Brunello di Montalcino, i vini del Piemonte e i Supertuscan rimangono quelli italiani più scambiati, grazie alla loro longevità”.
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