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WineNews
N. 4.449 - ore 17:00 - Giovedì 9 Aprile 2026 - Tiratura: 31.289 enonauti,
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La News
Vino, “il più amato dagli italiani”
Cambiano i consumi, cambiano i mercati, crescono in Italia i consumatori di birra e di spirits, ma il vino resta “il più amato dagli italiani”, nell’arco degli ultimi 25 anni. A dirlo i dati Istat nel volume “Trenta anni di vita quotidiana: tendenze e trasformazioni nella società italiana”, da cui emerge come la quota di popolazione italiana che consuma nettare di Bacco (sebbene sempre meno quotidianamente e sempre più saltuariamente) sia del 59,6%. Un dato stabile rispetto al periodo preso in esame, e che vede il numero di coloro che consumano vino ancora più alto di chi beve birra (52,7% della popolazione) e altri alcolici (50%).
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Primo Piano
Il mercato del vino globale nel 2026 a 328,5 miliardi di dollari. E in 7 anni crescerà del +36%
Probabilmente mai come in questo momento il vino è nel mirino di report e analisi, fotografie e previsioni, scenari e approfondimenti. E se spesso il “sentiment” è negativo, o comunque di preoccupazione, in questa fase, da parte di chi il mercato lo vive in prima linea tutti i giorni (produttori, distributori, enotecari, ristoratori, gdo e così via), ci sono anche degli studi che mostrano, comunque, prospettive interessanti e di crescita. Come quello dell’agenzia di ricerca di mercato Coherent Market Insights, dal titolo “Wine Market Analysis & Forecast: 2026-2033” che afferma come il mercato globale di vino è destinato a raggiungere i 328,49 miliardi di dollari nel 2026 con una crescita che lo porterà, secondo le previsioni, nel 2033, a 447,02 miliardi di dollari, con un significativo +36% secondo il nostro calcolo. In particolare, durante il periodo di previsione 2026-2033, il tasso annuo di crescita composto (Cagr) è stimato al +4,5%. Nel 2026, secondo Coherent Market Insights, i vini fermi rappresenteranno il 46,5% del mercato, davanti a spumanti (28,7%) e vini fortificati (24,8%). I rossi sono destinati alla leadership di mercato nel 2026 (47%), precedendo bianchi (29%) e rosati (24%). L’Europa, nelle stime per il 2026 di Coherent Market Insights, rappresenterà il 46% del mercato, il Nord America, invece, con il 21%, è la zona che crescerà più velocemente e questo, spiega l’analisi, grazie a importanti cambiamenti, guidati dai giovani, nelle abitudini e nella cultura del consumo di vino. Coherent Market Insights sottolinea che “le generazioni più giovani scelgono il vino rispetto alla birra ed ai superalcolici perché lo considerano una scelta più sofisticata e salutare, sia per gli incontri sociali che per i pasti quotidiani a casa. Il vino si è trasformato da bevanda riservata alle occasioni speciali a parte integrante dell’esperienza culinaria di tutti i giorni”. Viene rimarcata la crescita di interesse per i vini prodotti localmente e per l’enoturismo in forte espansione, con un numero considerevole di persone che desiderano conoscere da vicino la produzione e scoprire nuovi marchi. Nello specifico per gli Stati Uniti, si parla per il vino di un 2026 “in forte espansione” con i nuovi prodotti, attenti alla sostenibilità e dalla bevibilità più semplice, destinati a farsi strada (in approfondimento).
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Il 2025 difficile del vino “in borsa”
Il 2025 è stato un anno complesso e selettivo anche per i gruppi vinicoli quotati in borsa, a livello globale. A dirlo è un’analisi Pambianco che spiega come sia stata “la concomitanza di fattori strutturali e congiunturali” ad incidere in modo significativo sulle performance del settore, “mentre le prospettive per il 2026 restano caratterizzate da elevata incertezza”. Sull’anno in corso pesa “il peggioramento del contesto economico e geopolitico” che “continua ad influenzare le aspettative degli investitori”. Tra i big, quasi tutti segnalano dei cali nel valore delle azioni (compresa l’italiana Italian Wine Brands, a -3,9%). Due i casi agli estremi: il dimezzamento del valore delle azioni del colosso australiano Treasury Wine Estates, e la crescita monstre (+59%) della realtà americana Naked Wines.
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Focus
Bar e ristoranti, crescono i consumi, ma calano le imprese
Consumi in rialzo, valore aggiunto che si consolida ma anche tante attività che hanno chiuso e posti di lavoro persi, anche per le difficoltà a trovare personale qualificato, e una produttività che preoccupa. Il 2025 della ristorazione ha registrato una moderata crescita, pur in presenza di numerose criticità strutturali e di un contesto segnato dal rallentamento dell’economia e da tensioni internazionali. È la fotografia scattata dal Rapporto Ristorazione 2026 presentato oggi a Roma dall’Ufficio Studi Fipe/Confcommercio. Nel 2025 sono 324.436 le imprese attive nei servizi di ristorazione, in leggera flessione sull’anno precedente (-1%). I bar soffrono più dei ristoranti, in questo canale le imprese ammontano a 124.917 (-2,2% sul 2024) mentre nel comparto ristoranti le attività sono 194.899 (-0,4% sul 2024). In controtendenza le imprese del comparto del banqueting, della fornitura di pasti preparati e della ristorazione collettiva: 3.984 in tutto, +3,5% sul 2024. L’imprenditoria femminile, giovanile e straniera anche nel 2025 si conferma protagonista. Le imprese gestite da donne sono 92.961 (il 28,7% del totale, -1,5% sul 2024), 37.861 quelle guidate da under 35 (-6,2%) e non si arresta, invece, la crescita dell’imprenditoria straniera che nel 2025 conta 48.436 imprese attive (15% del totale), +2,6% sul 2024 (in approfondimento).
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Cronaca
Il vino naturale si racconta ai wine lovers
Da “Summa” alla Tenuta Alois Lageder a Magrè (11-12 aprile), dove la famiglia Lageder accoglie più di 100 vignaioli del mondo, uniti dall’impegno condiviso per la qualità, l’agricoltura sostenibile (biologica, biodinamica o in conversione) e la sperimentazione, a “ViniVeri -Vini secondo natura” a Cerea (10-12 aprile) con oltre 100 vignaioli del Consorzio ViniVeri d’Italia e d’Europa, e “VinNatur Tasting” a Gambellara (11-13 aprile) con più di 180 vignaioli italiani ed europei riuniti in VinNatur-Associazione Viticoltori Naturali, il vino naturale si racconta ai wine lovers.
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Wine & Food
Europa e Beca, torna il tema “health warning” nelle etichette degli alcolici
“A volte ritornano”, per citare uno dei titoli più celebri del grande scrittore Stephen King. Ed è il caso di dirlo anche guardando la prima bozza, pubblicata nei giorni scorsi, delle indicazioni del nuovo “Beca” (Europe’s Beating Cancer Plan) della Commissione Salute del Parlamento Europeo, che invita la Commissione Ue a presentare “senza ulteriori indugi” proposte legislative sugli health warning in etichetta. Un tema che sembrava superato, anche dopo il rinvio sulla norma (dal 2026 al 2028) da parte dell’Irlanda, che, negli anni scorsi, tra molte polemiche, aveva rotto questo fronte, e che, invece, torna centrale. E che, come sottolinea Unione Italiana Vini (Uiv), guidata da Lamberto Frescobaldi, “rischia di riaprire un fronte già definito e di penalizzare ingiustamente un settore strategico del Made in Europe”, con un “segnale preoccupante ed incoerente”.
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WineNews.tv
“I giovani non bevono il vino”, ma è davvero così? Accademici e consulenti fanno chiarezza
Tanti studi e report dicono che i giovani non bevono il vino per vari motivi: tra cui la concorrenza con le altre bevande, le tendenze salutiste, ma anche i prezzi non sempre accessibili ad una certa età e la distanza di linguaggio. Ma quale è il rapporto di Gen Z e Millennials con il vino? E, soprattutto, è vero che il vino è un prodotto che non gli interessa? A fare chiarezza Deborah Parker Wong, giornalista e docente “Wine Appreciation” alla San Josè State University, e Julia Coney, consulente e wine writer.
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