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WineNews
N. 4.464 - ore 17:00 - Martedì 28 Aprile 2026 - Tiratura: 31.289 enonauti,
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La News
In Sicilia l’enoturismo è internazionale
L’enoturismo genera per le imprese vinicole italiane 3,1 miliardi di euro, ed è oggi un asset strategico di crescita economica. In Sicilia, secondo un’analisi Nomisma Wine Monitor per UniCredit, presentata a Palermo, nel lancio “Sicilia en Primeur” 2026 by Assovini Sicilia (11-15 maggio nel capoluogo siciliano), ha un carattere molto più internazionale, con l’identikit dell’enoturista che arriva sull’isola che è prevalentemente straniero - in particolare statunitense, tedesco ed inglese - sui 50 anni e non necessariamente esperto di vino, il che non rappresenta una criticità, ma l’opportunità di farne un ambasciatore del vino siciliano.
Approfondimento su WineNews.it
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Primo Piano
In 10 anni in Italia sono scomparsi 86.000 negozi di vicinato, ma cresce la ristorazione
Oltre 86.000 negozi di vicinato scomparsi negli ultimi 10 anni, con un saldo negativo che supera le 106.000 unità rispetto al picco del 2018. È la fotografia “preoccupante” scattata dall’Osservatorio Reciprocità e Commercio Locale di Nomisma, edizione n. 1, realizzata con Percorsi di Secondo Welfare e presentato nei giorni scorsi a Bologna. “Un segnale evidente di città che si svuotano, di relazioni che si indeboliscono e di comunità che rischiano di perdere i propri tradizionali punti di riferimento. Il declino del commercio locale non riguarda soltanto l’economia, ma incide direttamente sulla qualità della vita urbana e sulla coesione sociale dei territori”, spiega Nomisma che, per combattere queste dinamiche ha rilanciato il “Manifesto della Reciprocità”: un’opportunità per riflettere e individuare soluzioni attraverso la messa a terra di 10 punti programmatici. Nonostante la contrazione della rete fisica (del -6,7% di unità locali a livello nazionale), il report indica che si registra l’aumento del numero degli addetti, cresciuto mediamente del +21,2% tra il 2015 e il 2025. E mentre il commercio di prossimità è il più colpito - in particolare le attività nei settori cultura e svago e tessile-abbigliamento, insieme a comparti tradizionali come ferramenta, gioiellerie, mobili e alimentari - si espande la ristorazione, principale motore di crescita con forti aumenti sia nel numero delle unità locali (+26,2%, +55.000 unità) sia degli addetti (+69,4%). Ad andare bene anche il settore della cura della persona (+0,4% unità, +27,5% di addetti) e gli articoli per l’edilizia (+21,4% di addetti). “Risulta evidente, come i settori del commercio locale che presentano le performance migliori siano sostenuti da fattori esogeni (boom turistico, effetti della pandemia da Covid-19 e bonus edilizi), mentre per le restanti categorie merceologiche la desertificazione commerciale non ha incontrato ostacoli nell’ultimo decennio - sottolinea Francesco Capobianco, Head of Public Policy Nomisma - queste considerazioni imporrebbero tanto ai decisori pubblici, quanto agli operatori privati, di compiere scelte coraggiose per salvaguardare socialità, integrazione e sicurezza dei contesti urbani e rurali: la costruzione di reti in grado di convogliare sui territori i consumi dei cittadini è una sfida da cogliere al più presto”.
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Ristorazione, cambiano i consumi
Il contesto economico è complesso, ma il settore della ristorazione mostra una forte resilienza ed adattabilità: la prevista crescita del +3% tra Stati Uniti ed Europa nel 2026, infatti, non è trainata solo dai prezzi, ma anche da un profondo cambiamento strutturale delle abitudini dei consumatori. In particolare, la scelta di andare in un locale al solo scopo di consumare una bevanda (un fenomeno noto come “Liquid Revolution”), il tramonto del dogma dei pasti classici (e la conseguente crescita di brunch e spuntini a metà mattinata o nel pomeriggio) e un’alimentazione più consapevole che guarda a prodotti funzionali o iperproteici. In poche parole: si stanno trasformando modi e luoghi in cui si consumano i pasti, come rivela un’indagine Circana, che ha individuato le principali tendenze globali riguardo alla ristorazione nel 2026 e oltre.
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Focus
Il peso “reale” dei dazi Usa secondo i Wine Economists americani
Il 2025 è stato un anno ricco di cambiamenti per il mondo del vino italiano. Quello che ha inciso di più, pur senza dimenticare il trend del calo dei consumi, è l’applicazione dei dazi da parte degli Usa, misura stabilita dal presidente Donald Trump che ha “scandito” i ritmi dell’export. Ma quanto hanno inciso realmente i dazi? L’analisi by American Association of Wine Economists (Aawe), su dati dell’U.S. Bureau of Census - Usa Trade Online, basata sulla percentuale del valore dell’import, e riportata da WineNews, fa chiarezza su questo aspetto tracciando una “media”. Per quanto riguarda il vino italiano, l’aliquota tariffaria effettiva per il 2025, in base al vino che è stato importato, è dell’8,8%, un risultato frutto della media delle diverse aliquote imposte nel corso del 2025. E quindi, partendo da quella “standard”, di circa 6,3 centesimi di dollaro al litro per la maggior parte dei vini fermi, in vigore da gennaio al 4 aprile 2025, aliquota a cui si è aggiunto poi il dazio del 10% dal 5 aprile al 7 agosto e del 15% dall’8 agosto in poi. Un andamento che ha inciso considerando che, nel 2025, l’export di vino italiano negli States, secondo i dati Istat analizzati da WineNews, ha raggiunto 1,75 miliardi di euro in valore (-9,1% sul 2024). Un’incidenza inferiore (7,4%) si è avuta per la Francia, mentre per la Spagna è stata del 9,3%.
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Cronaca
L’etichetta in braille che “dà voce” al vino
Un’etichetta in braille con tag Nfc che permette ai produttori di rendere le proprie bottiglie accessibili e ascoltabili da tutti, trasformando l’esperienza del vino in un racconto tattile e digitale: basterà avvicinare lo smartphone alla bottiglia e questo si collegherà ad una pagina web che racconterà a voce il suo contenuto. È il progetto “Senza 1 Senso”, ideato dall’Ais-Associazione Italiana Sommelier Lombardia, in collaborazione con Nsg Design e Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, che promuove l’inclusione.
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Wine & Food
La cucina come terapia di riabilitazione neurologica ed ortopedica al San Camillo di Torino
Preparare un pasto è un compito ricco e complesso: richiede coordinazione motoria, pianificazione, attenzione, memoria, capacità di problem solving. Così anche la cucina può diventare uno strumento terapeutico prezioso quando si parla di riabilitazione dopo una patologia neurologica e ortopedica. Perché oltre agli aspetti motori in questi casi possono essere coinvolte anche le capacità cognitive, comunicative, relazionali ed emotive, con un impatto significativo sulla vita quotidiana. Cucinare diventa allora un’attività che permette al terapista di osservare da vicino le abilità della persona e di intervenire con strategie personalizzate. È quanto avviene nel reparto di Terapia Occupazionale del San Camillo di Torino, specializzato in riabilitazione intensiva, che per questo motivo si è recentemente dotato di una cucina domotizzata ad hoc.
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WineNews.tv
Enoturismo e aziende agricole, fondamentale la giusta impostazione amministrativa e fiscale
“Gli istituti legati all’enoturismo sono molti: dalla vendita diretta all’enoturismo in senso stretto, ovvero l’esperienza, dalla crescita organizzativa verso un agriturismo con ospitalità o somministrazione agli eventi e all’e-commerce. Attività crescenti con cui l’agricoltore può sviluppare reddito, aumentando la potenzialità dell’azienda, ma che vanno ordinate da un punto di vista amministrativo e fiscale, seguendo una normativa che, per quanto complessa, è ormai abbastanza chiara”. Così, a WineNews, Luca Castagnetti, direttore Centro Studi Management Divino di Studio Impresa.
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