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N. 4.389 - ore 17:00 - Lunedì 19 Gennaio 2026 - Tiratura: 31.289 enonauti, opinion leader e professionisti del vino | |
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| | | Una proposta di legge (Ab 1585) perché il vino etichettato come “americano” sia prodotto al 100% con uve coltivate in Usa, allineando la designazione “americana” ai requisiti esistenti secondo cui i vini etichettati come “californiani” devono essere prodotti al 100% da uve coltivate in California. È la novità che arriva dagli States, sostenuta dalla California Association of Winegrape Growers e dalla Family Winemakers of California, e basata sull’approccio consolidato della California alla veridicità delle etichette. Gli attuali standard federali consentono che fino al 25% del vino etichettato come “americano” provenga da vino sfuso importato. | |
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| | In uno scenario mondiale in cui, da anni ormai, l’unico punto fermo è “l’incertezza”, il 2026 che sta prendendo forma, presenta due novità importanti e impattanti anche per il mondo del vino europeo. Da un lato il prossimo via libera definitivo al cosiddetto “Pacchetto Vino” messo a punto dalla Commissione Agricoltura Ue, in un percorso che abbiamo più volte raccontato, di concerto con le rappresentanze di filiera e politiche dei vari Paesi membri, e che, di fatto, attende solo l’ultimo passaggio formale in Plenaria, atteso in febbraio 2026. Dall’altro, l’entrata in vigore dell’accordo tra Ue e Mercosur, firmato ieri ad Asunciòn, in Paraguay, dopo 26 anni di trattative, ma su cui la filiera è divisa, con il mondo del vino che vede soprattutto opportunità, e buona parte del mondo agricolo italiano ed europeo che, invece, si oppone duramente, perché si ritiene non sufficientemente tutelato rispetto a temi come la reciprocità delle regole e degli standard di produzione dei prodotti sudamericani che arriveranno in Europa, con il timore di danni importanti all’economia agricola interna nel suo complesso (e sul tema domani 20 gennaio, a Strasburgo, sotto l’Europarlamento, dopo quelle dei giorni scorsi, ci sarà una nuova grande manifestazione delle rappresentanze agricole dei vari Paesi, organizzata dalla Fnsea francese, ma a cui prenderanno parte, tra le altre, anche le sigle italiane principali come Confagricoltura, Coldiretti, Cia-Agricoltori Italiani e non solo). A fare un po’ di chiarezza e di sintesi dello stato dell’arte su queste due tematiche importantissime anche per il futuro del vino italiano, è lo Studio Giuri di Firenze guidato da Marco Giuri, tra i massimi esperti di diritto applicato al settore vitivinicolo. E se sul pacchetto vino le novità più interessanti riguardano il supporto economico e gestione dei rischi climatici, gli strumenti di controllo delle produzioni (compresa l’estirpazione dei vigneti), la semplificazione burocratica e la promozione, sul fronte (più complesso) dell’Accordo Ue-Mercosur, per il vino, tra gli aspetti più interessanti, ci sono la progressiva riduzione dei dazi doganali (che oggi, in Brasile, per esempio, vanno fino al 27% per i vini europei fermi, e al 35% per gli spumanti), la maggiore tutela delle Indicazioni Geografiche e non solo (in approfondimento). | |
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| | Perché, e in che maniera, il vino è sì un asset strategico per l’Italia e come il territorio sia l’elemento che funge da “architrave”, inteso sia come origine ed unicità, come “brand” sinonimo di qualità della produzione e bellezza paesaggistica, ma anche come valore immobiliare a livello di business. WineNews lo ha chiesto ad Alessandro Profumo, tra i top manager italiani più affermati, già guida di banche come Unicredit e Monte dei Paschi di Siena, e di aziende come Leonardo, oggi ai vertici di Rialto Venture Capital. Che, alla domanda sull’aspetto che analizzerebbe per primo se fosse il manager di un’azienda vinicola (è il figlio Marco Profumo che produce vino con la cantina Mossi 1558 nei Colli Piacentini, ndr), non ha esitazioni: “per prima cosa andrei ad analizzare il valore del territorio - dice - perché il valore del vino è legato al valore del territorio”. | |
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| | | Il Piemonte del vino tiene, nel complesso, e guarda al futuro con fiducia nella qualità diffusa delle proprie produzioni, riconosciuta nel mondo da critica e mercato. E con tante analisi di scenario che lo prevedono tra le regioni più performanti in assoluto nel 2026. Un Piemonte che lavora sempre più facendo sistema, per parlare con una sola voce che valorizzi ancora di più le tante peculiarità, e anche le denominazioni meno conosciute, per esempio, con la Menzione Geografica Allargata “Piemonte”, da aggiungere nelle etichette dei vini Doc e Docg, approvata ormai da tutti i Consorzi. Una regione che vale da sola più del 14% delle esportazioni di vino nazionali (553 milioni di euro nei primi 6 mesi 2025, dati Istat), e che sarà sotto i riflettori a “Grandi Langhe e il Piemonte del vino” 2026, edizione n. 10 della rassegna professionale, nata da un’iniziativa del Consorzio di Barolo, Barbaresco, Alba, Langhe e Dogliani, e del Consorzio del Roero, e oggi supportata anche dal Consorzio Piemonte Land of Wine, di scena alle Ogr di Torino, il 26 e il 27 gennaio. Con oltre 500 cantine da tutti i territori, e con un sentiment tutto sommato positivo, come spiegano a WineNews, Francesco Monchiero, presidente di Piemonte Land, e Sergio Germano, alla guida del Consorzio di Barolo e Barbaresco. | |
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| | | Nobile, filantropa ed intraprendente Giulia Colbert Falletti, ultima Marchesa di Barolo a metà dell’Ottocento, divideva la vita tra le Langhe e l’invenzione del “re” dei vini, e Torino, dove per prima sollevò il problema delle carceri femminili, da Palazzo Barolo. È qui che, nei giorni scorsi, è stata svelata la scultura di Garbolino Rù che la ritrae, primo monumento dedicato ad una donna in città, voluto dall’Opera Barolo, con il patrocinio della Città di Torino e il sostegno della famiglia Abbona che ne custodisce la storia nelle cantine Marchesi di Barolo. | |
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| | Nel 2025 le visite (15 miliardi) sono ancora sotto ai livelli del 2019 (-4%), ma la spesa complessiva - complice anche l’inflazione - è cresciuta: 71 miliardi di euro (+12% di 5 anni fa) con un prezzo medio dello scontrino di 4,74 euro (+17%). Sono i numeri dei consumi fuori casa degli italiani analizzati da Circana e presentati al “Sigep World” 2026, edizione n. 47, by Italian Exhibition Group, fino a domani a Rimini. Nell’ultimo anno, per cibo e bevande, gli italiani hanno speso 155 miliardi di euro: la spesa fuori casa rappresenta il 46% del totale, mentre quella effettuata in Gdo è equivalsa a 84 miliardi di euro, ovvero il 54%. Tra i trend segnalati, il fatto che - dopo i fast food - sono le gelaterie la categoria con la maggior crescita per le visite sul 2024, mentre prodotti da forno, caffè e pizza sono quelle “più in salute”. | |
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| | | A WineNews Daniela Mastroberardino, confermata alla guida de Le Donne del Vino nel 2026-2028 e, insieme al fratello Paolo, vertice dell’Azienda Terredora Di Paolo, in Campania: “oggi non basta saper produrre, ancora più centrale è diventata la sostenibilità, non solo ambientale, ma anche economica e sociale” e la comunicazione, per la quale “il tempo dell'autoreferenzialità è superato: serve riportare il vino nella quotidianità, sia pure con una maggiore attenzione alla socialità perché il vino è sempre meno alimento della tavola. Riscoprire le nostre radici può aiutarci”. | |
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