Se questo messaggio non è visualizzato correttamente clicca qui |
N. 4.437 - ore 17:00 - Giovedì 26 Marzo 2026 - Tiratura: 31.289 enonauti, opinion leader e professionisti del vino | |
|
|
| | | Il Pinot Grigio Doc Delle Venezie sarà “Official Wine” del Giro d’Italia 2026 (8-31 maggio). La partnership, che sarà presentata dal Consorzio Doc Delle Venezie, guidato da Luca Rigotti, il 13 aprile a Vinitaly 2026, si estenderà anche al Giro d’Italia Women (30 maggio-7 giugno), Giro-E (9-31 maggio) e Giro Next Gen (14-21 giugno). “Con la sponsorizzazione del Giro d’Italia - ha affermato Luca Rigotti - porteremo il Pinot Grigio Doc Delle Venezie all’interno di una narrazione che unisce sport, territorio, comunità e stile di vita. È un passo importante per affermare con chiarezza il valore della denominazione, la sua leadership sui mercati internazionali”. | |
|
| | Rilanciare il vino italiano oltre le difficoltà del momento, con un export 2025 che, dopo il record di 8,1 miliardi di euro del 2024, ha subito una frenata fermandosi a 7,7 miliardi di euro, tenendo comunque botta in un contesto che definire sfidante è un eufemismo, tra guerre, crisi internazionali, dazi, salutismo e così via, portando il mondo a Verona, ad esplorare la qualità e la varietà di un settore che tra valore alla produzione (14 miliardi di euro) e indotto (che arriva a 45 miliardi di euro) vale l’1,1% del Pil italiano, e che nasce da 670.000 ettari di vigneto grazie a 530.000 imprese e 870.000 occupati diretti. È la mission di Vinitaly 2026, edizione n. 58 del più importante evento del vino italiano, di scena dal 12 al 15 aprile a Veronafiere a Verona, presentato oggi a Roma a Palazzo Montecitorio, alla presenza del Presidente della Camera dei Deputati, Lorenzo Fontana, del Ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, e del presidente Ita-Italian Trade Agency, Matteo Zoppas, oltre ai vertici Veronafiere, Federico Bricolo, presidente, e Gianni Bruno, dg vicario. Una kermesse che guarda ai mercati con un incoming mirato, e alle nuove tendenze con aree dedicate (da NoLo - Vinitaly Experience ad Xcellent Spirits, da Vinitaly Tourism a Vinitaly Bio, passando per iniziative consolidate fuori fiera come “Vinitaly and the city” e non solo), e che sarà animata da 4.000 aziende del made in Italy enologico presenti in fiera, format e contenuti rinnovati e un palinsesto di oltre 100 eventi ufficiali tra degustazioni e focus (in approfondimento). Con l’obiettivo primario di essere un polo di attrazione e connessione tra operatori globali. Un hub di relazioni business sulle principali destinazioni storiche ed emergenti del vino italiano confermato anche dai primi risultati della campagna di incoming Veronafiere e Ita - Italian trade Agency, che in questi giorni affronta lo sprint finale, con oltre 1.000 top buyer selezionati, invitati e ospitati congiuntamente dalla società fieristica e dell’Agenzia pubblica preposta alla promozione, e con operatori professionali esteri attesi da oltre 130 Paesi. Un racconto del vino italiano anche come simbolo del buon vivere all’italiana, amato nel mondo, e che quest’anno si rafforza ancora di più con il riconoscimento della cucina italiana a Patrimonio Unesco. | |
|
| | Un piano promozionale straordinario per rilanciare il vino italiano negli Usa colpito dai dazi di Trump, dopo che il 2026 si è aperto con un calo in valore del -28% nei primi due mesi, con la consapevolezza che il momento di difficoltà potrà essere superato grazie alla capacità imprenditoriale dei produttori. È uno dei temi al centro dell’incontro promosso, oggi, a Roma, da Coldiretti e Filiera Italia nel lancio delle iniziative per Vinitaly 2026 (Verona, 12-15 aprile), con la presenza di decine di buyer americani assieme ad istituzioni, imprese, rappresentanti del commercio ed esperti di mercato, per analizzare criticità e individuare strategie di rilancio e tutela dell’export vitivinicolo italiano (che negli Usa vale il 23%), uno dei pilastri dell’agroalimentare nazionale e uno dei principali motori delle esportazioni made in Italy. | |
|
| | | “L’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare”, diceva il grande campione di ciclismo, Gino Bartali. Frase che sembra adattissima a quello che fino ad oggi, in buona parte, hanno detto tante analisi sui consumi. Ovvero che sempre meno persone bevono vino, che i giovani non guardano più al nettare di Bacco, e che i vini rossi, soprattutto tra gli stessi giovani, sono ormai sul viale del tramonto. E invece, ora emerge che è vero che si consuma meno vino, all’insegna del “meno ma meglio” e della moderazione, ma anche che la platea dei consumatori si allarga, soprattutto grazie alle nuove generazioni, anche se si parla di un consumo più saltuario e meno quotidiano rispetto al passato. E se il Prosecco è il vino preferito di Boomers, Gen X e Millennials, ovvero i consumatori più maturi, i grandi rossi italiani sono i preferiti dei giovanissimi della Gen Z, Amarone della Valpolicella, Barbaresco, Taurasi, Bolgheri e Chianti in testa. Uno spaccato profondamente diverso da quello disegnato fino ad oggi, fotografato dai dati dall’Osservatorio Unione Italiana Vini - Uiv e Vinitaly, presentati oggi a Roma (i dettagli in approfondimento), alla Camera dei Deputati, nel lancio dell’edizione n. 58 di Vinitaly 2026, evento principe del vino italiano, di scena dal 12 al 15 aprile a Veronafiere a Verona. | |
|
| | | In una grande fiera, come Vinitaly, il business ed il contatto tra professionisti sono il focus principale. Ma senza consumi e consumatori non esiste business. Per questo, per tutti gli appassionati, i wine lovers o semplicemente per chi vuole concedersi un calice nella grande bellezza di Verona e della Valpolicella, torna “Vinitaly and the city” (10-12 aprile), il “fuorisalone pop” che negli angoli più belli della città Patrimonio Unesco, e non solo, rimette al centro tante appuntamenti (in approfondimento) dedicati alla promozione di prodotti, territori e, soprattutto, la cultura del vino. | |
|
| | Il “genio italiano” Leonardo da Vinci, che era anche produttore di vino, così come Camillo Benso di Cavour, primo Presidente del Consiglio dell’Italia unita tra il Risorgimento e il Barolo, o la sua inventrice, la Marchesa Giulia Colbert Falletti (la cui storia è custodita da Marchesi di Barolo e dalla famiglia Abbona), e due nomi che hanno segnato la storia più recente, come Mario Incisa della Rocchetta e Giacomo Tachis, “creatori” di uno di un vino-mito come il Sassicaia di Tenuta San Guido, con lo stesso Tachis divenuto poi uno degli enologi italiani più affermati di sempre, firma di tanti grandissimi vini italiani: a loro è dedicata “OperaWine” 2026, la prestigiosa degustazione prologo di Vinitaly, con 150 cantine (in approfondimento) selezionate dalla celebre rivista Usa “Wine Spectator” per Veronafiere, l’11 aprile alle Gallerie Mercatali a Verona. | |
|
| | | In prima persona, o con le loro aziende e famiglie, sono stati i “pionieri” del vino italiano e dei suoi territori. Oggi, in un’epoca di cambiamenti, WineNews ha chiesto la visione sul futuro a Piero Antinori, presidente della storica famiglia Marchesi Antinori, Marco Caprai, artefice della rinascita del Sagrantino di Montefalco, Paolo Damilano, storico produttore di Barolo e delle Langhe, Gaetano Marzotto, presidente Herita Marzotto Wine Estates, tra i principali player del settore, e Josè Rallo, alla guida di Donnafugata, protagonista del “rinascimento” della Sicilia del vino. | |
|
|
|