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WineNews
N. 4.482 - ore 17:00 - Lunedì 25 Maggio 2026 - Tiratura: 31.289 enonauti,
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La News
Carlin Petrini sfugge a ogni definizione 
Sono arrivati in migliaia a Pollenzo, nelle sue amate Langhe, dall’Italia al Giappone, la comunità di Slow Food e dell’Università di Scienze Gatronomiche, attivisti, intellettuali, politici, imprenditori, giornalisti ed amici, per la celebrazione laica di Carlin Petrini, un uomo che sfugge a ogni definizione: un visionario d’altri tempi senza la posa del visionario, un uomo politico contrario alle gabbie della politica, un laico profondo capace di cogliere il senso religioso della terra, del pane, della comunità, dell’amicizia. Un uomo di mondo figlio di Bra. Un agnostico pio, come diceva Papa Francesco, e forse mai definizione fu più esatta e insieme paradossale.
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Primo Piano
Non un addio, ma la volontà di portare avanti l’eredità “buona, pulita e giusta” di Petrini
Tra gli alberi della sua Università, a Pollenzo, e sulle note di “Cielito Lindo”, con la sorella Chiara e la famiglia, gli amici di una vita e le persone con cui ha condiviso valori e ispirazioni, la gente “del suo mondo”, ieri, hanno portato l’elogio funebre a Carlo Petrini, fondatore Slow Food, Università di Scienze Gastronomiche, Terra Madre e Comunità Laudato Si’. Il rettore Nicola Perullo ha spiegato che “la frase scelta per oggi dice “chi semina utopia raccoglie realtà”. Ed è perfetta. Perché Carlo è stato prima di tutto un seminatore”, che “ci ha insegnato a credere in noi stessi e nella forza che abbiamo di cambiare il mondo con il cibo”, lo ha ricordato Edward Mukiibi, presidente Slow Food, e “noi ne siamo convinti” hanno detto le studentesse Camilla Calabrese e Lucia Hendel, a nome della comunità di Pollenzo. Dal musicista Moni Ovadia, per il quale “rimarrà nella memoria come Nelson Mandela ed Ernesto Che Guevara, grandi nomi che ci hanno dato speranza e forza”, al vescovo di Verona Domenico Pompili, che ha spiegato come “la biodiversità è stata la battaglia della sua vita, culturale prima ancora che alimentare”, da Jacopo Fo, figlio di Dario Fo, allo storico dell’alimentazione Massimo Montanari, dall’attrice Lella Costa agli imprenditori Oscar Farinetti e Giuseppe Lavazza, a centinaia di migliaia di persone che lo hanno celebrato nei loro Paesi. Perché, ha detto l’amico Vincenzo Ercolino, “la verità è che Carlin non ha mai cercato soltanto il cibo. Ha cercato l’umanità. L’ha cercata nei contadini, nei cuochi, nei vignaioli, nei casari, negli osti, negli studenti, nei vecchi, nei giovani, nei popoli lontani. Perché molte volte Carlin vedeva prima di capire. Annusava il futuro come si annusa un vino, un formaggio, una stagione che cambia. E forse proprio qui stava la sua grandezza: nel non ridurre mai la vita a sistema”. “Con Carlin abbiamo toccato con mano un invito a sollevare lo sguardo, come un piccolo esercizio quotidiano di umanità - sono state le parole di Don Luigi Ciotti, presidente Libera e Gruppo Abele - un’umanità di cui abbiamo bisogno più che mai perché nel nostro Paese, e non solo, c’è una grande emorragia di umanità. Ci ha insegnato che ci sono momenti in cui tacere diventa una colpa, e parlare diventa obbligo morale, una responsabilità civile, un imperativo etico”.
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Il ricordo di Nicola Perullo
“Ascoltava tutti, parlava a tutti, e vedeva le cose proiettate nel futuro, prima di realizzarle. Partiva sempre da idee legate al domani, non su quello che c’era, ma su come poteva essere. Sapeva trovare le risorse, umane ed economiche, e aveva la capacità di proiettare idee universali trasversali, ma non legate a luoghi specifici, nei territori. E sapeva trasformare il proprio pensiero assumendo punti di vista di persone, culture e luoghi anche molto diversi, unendo grande carisma, generosità e capacità di ascolto”. È il ricordo di Carlo Petrini, a WineNews (in approfondimento l’audio intervista), di Nicola Perullo, professore di Estetica e Rettore dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, uno dei principali lasciti tangibili del fondatore di Slow Food.
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Focus
Varvaglione investe su Casino Nitti, biodiversità e futuro
Credere nel territorio è un mantra per le cantine che puntano tutto su distintività e qualità. E così è anche per una delle aziende di riferimento di Puglia e del Sud Italia, la storica cantina tarantina Varvaglione 1921, fondata nel 1921 da Cosimo Varvaglione, e oggi guidata dal nipote Mimmo con la moglie Maria Teresa, insieme ai figli Marzia, Angelo e Francesca, che alla storica Masseria Pizzariello e alla Tenuta Giardinetto, ora aggiunge un’altra “perla” del territorio, ovvero Casino Nitti, a Marina di Lizzano, antico casino di caccia in pietra chiara eretto intorno al 1550, oggi tenuta di 70 ettari complessivi con vista sul Mar Jonio. Dove Varvaglione (200 ettari di vigneti di proprietà, per 4,5 milioni bottiglie prodotte ogni anno e un giro d’affari di 26 milioni di euro, ndr), coltiverà i vitigni simbolo di Puglia (Primitivo, Negroamaro e Susumaniello) e Campania (Greco di Tufo, Aglianico e Fiano di Avellino). Ed il “Vigneto della Biodiversità”, campo sperimentale che ospita oltre 500 varietà di vitigni minori e balcanici, in stretta collaborazione con i ricercatori dell’Università di Milano e dell’Unisalento. Mentre nasce anche il Metodo Classico CÀ, il primo per l’azienda, che prende il nome da Carlotta, figlia di Marzia Varvaglione, e che rappresenta ufficialmente la quinta e futura generazione di vignaioli della famiglia.
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Cronaca
Le Uga del Marsala Doc
Stagnone, Altopiano dei Bagli, Triglia e San Nicola: sono i nomi delle Uga del Marsala Doc, al cui percorso di riconoscimento (che ora farà il suo iter dalla Regione Sicialiana all’Ue) ha dato il via libera il Consorzio del Marsala Doc guidato da Benedetto Renda (confermato alla guida per il triennio 2026-2029), riunito in Assemblea, nei giorni scorsi, nelle storiche Cantine Pellegrino. Secondo il Consorzio, la zonazione rappresenta un cambio di paradigma per il Marsala: da denominazione percepita come omogenea a sistema territoriale articolato.
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Wine & Food
Tra passato e presente della Valpolicella, con la verticale di Amarone Serego Alighieri
Un viaggio nella storia, e non solo quella enologica, attraverso una delle espressioni più celebri di uno dei vini italiani più prestigiosi. Questo è stato, nel calice, con annate a partire dalla 1979, il Seminario Masi n. 36, “L’Amarone tra passato e futuro. Vaio Armaron Serego Alighieri Masterclass” organizzato dal Gruppo Tecnico Masi, degustazione verticale (in approfondimento) di alcune annate memorabili dell’Amarone Vaio Armaron della Serego Alighieri, la storica cantina che da oltre 50 anni Masi Agricola segue nella sua produzione. E che trasuda storia: la Serego Alighieri è la tenuta di Valpolicella con la più lunga tradizione storica alle spalle, fondata da Pietro Alighieri, figlio del Sommo Poeta Dante Alighieri, che aveva seguito il padre nell’esilio a Verona ed acquistato la possessione Casal dei Ronchi, a Gargagnago, nel cuore della Valpolicella, tuttora cuore della proprietà.
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In ricordo di Carlo Petrini (1949-2026), fondatore di Slow Food e dell’Università di Pollenzo
Il video-ricordo di Slow Food, proiettato nella “Sala Rossa” dell’Università di Pollenzo, nelle commemorazioni di Carlin. Dai canti nelle osterie delle sue Langhe agli incontri con le persone nei villaggi d’Africa e Sudamerica, dai dialoghi con i ragazzi nelle piazze e nelle università del mondo a quelli con i potenti della terra, uomini politici, Papi e Re, le immagini e i momenti che la sua comunità ha voluto fissare, per ricordare la grandezza e la semplicità di uno dei più grandi pensatori del nostro tempo, all’insegna del suo motto “chi semina utopia raccoglie realtà”.
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