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WineNews
N. 4.468 - ore 17:00 - Martedì 5 Maggio 2026 - Tiratura: 31.289 enonauti,
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La News
Indicazioni Geografiche nel mondo
Un fatturato di 73,1 miliardi di euro, un valore di 58,9 miliardi di euro di export e 640.000 posti di lavoro; rappresentano oltre 1 milione di chilometri quadrati di territorio e attirano circa 14 milioni di visitatori all’anno; il sentiment per il 2026 è prevalentemente cauto: sono i dati che emergono dall’indagine annuale di OriGIn, alleanza globale delle Indicazioni Geografiche. Per l’Italia nel panel ci sono Consorzio Aceto Balsamico di Modena, Consorzio Prosecco Doc, Consorzio Vino Nobile di Montepulciano, Consorzio Prosciutto di Parma, Consorzio Parmigiano Reggiano, Consorzio Grana Padano, Consorzio Mortadella Bologna e Consorzio Franciacorta.
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Primo Piano
Borgogna, Etna, Spagna o California: in ogni regione l’acqua in vigna va gestita diversamente
Nelle regioni mediterranee (come l’Italia centro-meridionale e la Spagna) gli inverni portano piogge intense e le estati sono lunghe e calde e allora diventa fondamentale munirsi di colture di copertura, gestire la chioma per limitare l’evaporazione e dotarsi di bacini, terrazzamenti e progettare il paesaggio per gestire il suolo. Nelle zone atlantiche (come Bordeaux) il problema è l’opposto: l’acqua non manca, ma ristagna, perché piove spesso e l’umidità alimenta le malattie fungine. E allora l’acqua non va trattenuta, ma fatta muovere, e per questo servono drenaggi e biodiversità per combattere i parassiti. Nelle regioni continentali (come Piemonte, Borgogna, Germania e la parte più interna dell’Oregon) le piogge sono imprevedibili e le gelate tardive colpiscono suoli nudi e freddi: occorrono colture di copertura per riscaldare il suolo in primavera e proteggerlo in estate, ridurre l’evaporazione tramite mulching (una tecnica di taglio dell’erba, ndr) e aumentare la profondità radicale del suolo. Nelle zone aride (come Australia, Sud Africa e parte della California) l’acqua è scarsa e perciò preziosa: serve coprire i terreni, recuperare e riusare quella conservata ed irrigare. Nelle zone montane (come l’Etna e la Valle d’Aosta) l’acqua non resta mai ferma e per questo servono terrazzamenti, barriere naturali per rallentarla e compost per ridare struttura a suoli impoveriti dalle piogge intense che scorrono in discesa. Insomma, non va gestita l’acqua, ma il paesaggio. Ed a spiegare come farlo è “Saving Every Drop in Wine”, il nuovo report realizzato dalla Porto Protocol Foundation - la rete globale fondata da Taylor’s Port che riunisce imprese di tutto il mondo per lavorare sul tema della sostenibilità nel settore del vino - analizzato da WineNews, ha raccolto intuizioni e soluzioni con un obiettivo chiaro: guidare il modo in cui il comparto gestisce l’acqua. Un elemento sempre più imprevedibile tra siccità, precipitazioni irregolari ed eventi meteorologici estremi che stanno sconvolgendo gli schemi consolidati, rendendo la disponibilità idrica meno affidabile e più difficile da gestire. Ma senza proporre una soluzione unica. Perchè se è vero che tutte le regioni vinicole del mondo stanno affrontando il problema, non tutte possono affrontarlo alla stessa maniera per ragioni di clima, territorio e geografia.
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SMS
“L’altro Garibaldi” agricoltore
Non solo eroe dei due mondi, generale a cavallo, leader amato e iconico: Giuseppe Garibaldi è stato anche un valente agricoltore, che si è dedicato con passione alla terra durante l’esilio nell’isola di Caprera, trasformando la sua azienda in una tenuta agricola modello. Qui ha sperimentato, importato macchinari all’avanguardia, costruito un mulino tra i più innovativi dell’epoca, seminato, coltivato, impiantato 14.000 viti e allevato bestiame. Lo racconta Virman Cusenza nel saggio “L’altro Garibaldi. I Diari di Caprera”, in cui traccia un ritratto inedito di una delle figure più note della storia d’Italia. Qui, oltre a coltivare la terra, si circonda di un “secondo esercito” di 1.000 capi di bestiame e fonda la Società Reale di Protezione degli Animali. E ancora, studia, scrive, riflette, accoglie amici, visitatori e intellettuali.
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Focus
Vino e architettura, in Veneto il “Pil del bello” vale 630 milioni
Una ricchezza che nasce dall’integrazione tra cultura, territorio e attività produttive, un “Pil del bello” che comprende arte, architettura, paesaggi e vino - Amarone della Valpolicella, Conegliano e Valdobbiadene Prosecco Docg, Prosecco Docg Asolo e Montello e Prosecco Doc in primis, ma anche Soave, Valpolicella, Bardolino, Lugana e molti altri - con 4.243 ville censite tra Veneto e Friuli Venezia Giulia, nate tra il XV e il XVIII secolo e oggi distribuite in modo capillare sul territorio. Un sistema che genera oltre 360 milioni di euro di fatturato e 210 milioni di valore aggiunto diretto, che diventano 630 milioni di euro considerando gli effetti indiretti e indotti. All’interno della produzione agricola - componente dominante dell’economia delle Ville Venete, con il 60% del fatturato generato, pari a 216 milioni di euro - un ruolo di primo piano è ricoperto dal comparto vitivinicolo: 1.400 ettari di vigneto generano oltre 170 milioni di euro di fatturato. Le cantine legate alle Ville Venete mostrano una spiccata vocazione internazionale, con il 60% della produzione destinata all’export, un dato significativamente superiore alla media nazionale. Sono i dati evidenziati dallo studio “Ville Venete Re-Birth”, realizzato da The European House - Ambrosetti e promosso dall’Associazione per le Ville Venete.
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Cronaca
I “gioielli” enoici in asta con Bolaffi
Da una magnum di Vosne-Romanée Cros Parantoux 1996 di Henri Jayer (15.000 euro) a due bottiglie di Vosne-Romanée Cros Parantoux 2001 sempre di Henri Jayer (8.000 euro), da una verticale di 12 bottiglie di Masseto annate 2011, 2012, 2013, 2014, 2015, 2016, 2017, 2018, 2019, 2020, 2021 e 2022 del Gruppo Frescobaldi (7.000 euro) a 5 magnum di Barolo Monfortino Riserva 2019 di Giacomo Conterno (6.500 euro). Sono i “top lot” in asta con Bolaffi nell’incanto “Vini Pregiati e Distillati”, il 6 ed il 7 maggio in internet live.
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Wine & Food
Maia Wine, il brand della spumantistica (e non solo) veneta, diventa al 100% di Cielo e Terra
Ancora un cambio di proprietà, nel mondo del vino: il brand Maia Wine diventa al 100% di Cielo e Terra, guidata da Pierpaolo Cielo (e sotto l’egida del gruppo cooperativo Collis Veneto Wine Group, ndr), dopo la cessione delle sue quote, pari al 50%, da parte dell’imprenditore veronese Angelo Lella. “L’operazione rappresenta la naturale evoluzione di un percorso avviato nel 2021, quando il gruppo era entrato nel capitale con una partecipazione del 50% - spiega una nota - accompagnando lo sviluppo del brand fino al consolidamento attuale”. Nei piani futuri, spiega a WineNews Pierpaolo Cielo, il rilancio nel canale della Gdo, con Maia Wine che, legandosi di più al territorio, sarà brand protagonista anche nel nuovo quartier generale dell’azienda, Villa La Favorita (villa palladiana a Monticello di Fara, a Vicenza, ndr), con il motto “less exclusivity, more inclusivity”.
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Masottina
WineNews.tv
“Terre alte”, il vino è fondamentale: tutela la salute del territorio e delle sue comunità
A WineNews, le riflessioni di Donatella Murtas, direttrice Itla, International Terraced Landscapes Alliance Italia. Chi produce in questi territori “mantiene un territorio fragile, evitando che frani a valle e minacci anche chi abita le Terre basse. Penso che dovrebbe essergli riconosciuto questo lavoro, con i suoi “benefit ecosistemici”, che è ciò che permette alle comunità locali di abitare queste terre. Questo aspetto dovrebbe essere comunicato molto di più, senza retorica, raccontando con onestà questi luoghi, i loro produttori ed il loro vino”.
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