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N. 4.407 - ore 17:00 - Giovedì 12 Febbraio 2026 - Tiratura: 31.289 enonauti, opinion leader e professionisti del vino | |
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| | | Migliorare la qualità del vino, ma anche dell’ambiente, del lavoro e delle aziende, per fare sempre meglio, generazione dopo generazione, anche grazie a grandi fine wines, rari ed unici, che non conoscono crisi: è questa la filosofia che lega le grandi cantine delle Primum Familiae Vini - Pfv, 12 famiglie produttrici di vino di più antica tradizione e importanza a livello mondiale (tra cui le italiane Tenuta San Guido e Marchesi Antinori, insieme a nomi come Pol Roger, Vega Sicilia, Torres, Domaine Clarence Dillon e non solo). Una visione confermata, nei giorni scorsi, a Parigi, nel bellissimo Grand Palais, e nelle interviste a WineNews (video nei prossimi giorni). | |
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| | Per ogni 100 bottiglie di vino italiano che finiscono nel mondo, 15 vengono dalla Toscana. O meglio, l’export enoico della regione, a 1,2 miliardi di euro nel 2024, vale il 15% di quello nazionale (dati Istat). Con la terra del Chianti Classico e di Bolgheri, del Brunello di Montalcino e del Nobile di Montepulciano, del Chianti e della Maremma, di San Gimignano e del Morellino di Scansano, dell’Igt Toscana e di tante altre piccole denominazioni, dal Val d’Arno di Sopra al Montecucco, dall’Orcia al Pomino, tra le le altre, che, dunque, guarda con fiducia al futuro, pur in una fase complessa di mercato, soprattutto per i grandi rossi, e che tutto sommato valuta non troppo negativamente, ma con la consapevolezza che serve anche un cambio di passo comunicativo, al -2,7% del 2025 sul 2024, relativo a fascette ed imbottigliamenti (che se non sono una fotografia precisa al dettaglio sono, comunque, una cartina tornasole del mercato) secondo i dati Avito, l’associazione che riunisce tutti i consorzi del vino di Toscana. Una regione in cui il comparto vitivinicolo si conferma asse portante dell’economia rurale, come hanno ricordaro presidente e assessore all’Agricoltura della Regione, Eugenio Giani e Leonardo Marras (le loro dichiarazioni in approfondimento), rappresentando il 12% del valore della produzione agricola totale a fronte di una media nazionale del 9%. Con oltre 23.000 ettari coltivati a biologico, inoltre, la Regione Toscana guida la transizione green nazionale: il 38% del vigneto regionale è bio, una quota che rappresenta ben il 17% dell’intera superficie vitata biologica italiana. E se il volume produttivo si attesta a 2,2 milioni di ettolitri, in calo sul 2024 tra scelte gestionali e clima, la solidità del “modello Toscana” è garantita da un patrimonio di filiera d’eccellenza, che vede il 97% della superficie vitata a denominazioni Dop, contro una media nazionale del 65%. Numeri (presentati oggi, a Firenze) che arrivano dal report Ismea per “PrimAnteprima”, di scena domani al Cinema La Compagnia di Firenze, la giornata che apre ufficialmente la “Settimana delle Anteprime di Toscana”, che vedrà susseguirsi, nell’ordine, Nobile di Montepulciano, Chianti Classico, “L’Altra Toscana”, Chianti e Morellino, e Valdarno di Sopra Doc, fino a “Buy Wine Toscana”, in marzo. | |
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| | Prima di tutto un brindisi: nell’intimità di casa o al ristorante, è il gesto più facile, ma anche significativo. Basta stappare la propria bottiglia preferita - tra grandi rossi, raffinate bollicine o insoliti rosè, senza dimenticare i vini da meditazione - versare in un bel calice e guardarsi negli occhi. Poi un regalo gourmet, cioccolato in primis, magari una cena in un buon ristorante con menu ad hoc, o un weekend da trascorrere fuori. In Italia, secondo TheFork, oltre 7 persone su 10 sopra 24 anni celebrano San Valentino e per il 56% la cena è centrale, in un ambiente informale (21%) o in ristoranti eleganti (19%). Tra chi lo festeggia al ristorante, la maggioranza mette al primo posto la qualità del cibo (65%), seguita dall’atmosfera (56%), mentre il prezzo non è il più rilevante (34%). Con i consigli WineNews, tra vino, cibo e piccoli piaceri. | |
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| | | L’impatto positivo che il vino può avere sui territori e sulle comunità, come motore di sviluppo e inclusione sociale, con il lavoro equo in vigna e con scelte agricole responsabili, guardando al futuro dei giovani che faticano ad accedere alla terra ed a quello dei territori montani che possono rilanciarsi, ma anche alle donne il cui ruolo nel mondo del vino sta diventando sempre più fondamentale. Se ne parlerà a “Slow Wine Fair” 2026 (22-24 febbraio), edizione n. 5 dell’evento dedicato ai “vini buoni, puliti e giusti” secondo Slow Wine, di 1.100 vignaioli e vignaiole che aderiscono alla Slow Wine Coalition ed al Manifesto di Slow Food - applicando principi di sostenibilità ambientale, rispetto del paesaggio e del terroir, valorizzazione delle comunità agricole e tutela della biodiversità - e che arriveranno da tutta Italia e da 28 Paesi del mondo, con ben 7.000 etichette da assaggiare, in una BolognaFiere, sempre più “hub” del vino, e dove, in contemporanea, tra un talk ed una masterclass (spaziando dalle annate storiche della Banca del Vino di Pollenzo ai Presìdi Slow Food, dal Beaujolais all’Alto Adige, dall’Etna al Verdicchio, dall’Alta Langa al Chianti Classico, dal Pinot Nero al Cerasuolo di Vittorio e d’Abruzzo), in una partnership sempre più forte, ci sarà anche “Sana Food”. | |
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| | | Tra business e glamour, il Franciacorta, “unico distretto italiano del vino focalizzato unicamente sullo spumante Metodo Classico”, come ha detto il presidente del Consorzio Franciacorta, Emanuele Rabotti, ha fatto brillare le sue bollicine a Parigi. Tra Wine Paris, ed i luoghi più belli della Ville Lumière, con una serata che ha visto “sulla Senna scorrere il Satèn”, con tanti brindisi celebrati navigando nel cuore della capitale francese sul “Bateau Mouche”. Anche per celebrare un 2025 che ha visto l’export del Franciacorta crescere del 5,3% sul 2024. | |
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| | Da grande chef a produttore il passo è breve: sono sempre più gli stellati che, dopo aver firmato piatti e menu nei loro ristoranti, decidono di mettere il proprio nome su un prodotto, occupandosi in prima linea di tutte le fasi della realizzazione. Da Massimo Bottura a Niko Romito, da Raffaele Alajmo a Giuseppe Iannotti, sono solo alcuni esempi di una tendenza che, come ha spiegato, a WineNews, il giornalista e “Gastronauta” Davide Paolini, è sempre più diffusa. Il motivo? Garantirsi entrate economiche sicure. Proprio il “Gastronauta” ne ha parlato con Bottura, Romito, Alajmo e Iannotti, presenti in veste di espositori, nei giorni scorsi, a “Taste” a Firenze, il Salone di Pitti Immagine dedicato alle eccellenze del food contemporaneo, nel talk “Dalla cucina al prodotto: una nuova sfida tra chef stellati”. | |
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| | | A WineNews, Edoardo Freddi, patron Edoardo Freddi International, tra le più avanzate realtà italiane dedicate all’export, con oltre 60 cantine. Dopo un 2025 di oscillazioni continue, che rendono la “pianificazione, quindi, un po’ problematica”, tutto sommato, “a fine anno, in Usa, il bicchiere è mezzo pieno”. Tra mercati che preoccupano, come quello Uk (difficile per prezzi, consumi e poco “fedele” al vino tricolore), buoni segnali arrivano da Vietnam, Corea, Indonesia e Thailandia. “Luci ed ombre”, invece, sul mercato tedesco: tra denominazioni in salute e altre che soffrono. | |
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