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N. 4.481 - ore 17:00 - Venerdì 22 Maggio 2026 - Tiratura: 31.289 enonauti, opinion leader e professionisti del vino | |
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| | | È morto Carlo Petrini, una delle persone più influenti della cultura gastronomica, e non solo, dei nostri tempi. Fondatore di Slow Food e di Terra Madre, se n’è andato ieri sera a 76 anni nella sua Bra, la città che lo aveva visto nascere. Con lui scompare uno dei più grandi pensatori del nostro tempo, capace di trasformare il semplice atto di mangiare in un atto politico, culturale e poetico. La sua filosofia del “buono, pulito e giusto” ha ispirato milioni di persone in tutto il mondo a riscoprire il valore del tempo, della terra e della comunità. “Chi semina utopia, raccoglie realtà”, amava dire Carlo Petrini, che sintetizzava così la sua vita. | |
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| | Ha capito prima di tutti, Carlo Petrini, che attraverso il cibo, il vino, l’agricoltura e la cucina si poteva fare politica. Quella vera, con la “P” maiuscola. Ha capito, prima di altri, “Carlin”, che attraverso il cibo, il vino, l’agricoltura e la cucina, si costruiscono l’identità di una comunità, i suoi riti, la sua anima. Concetti alti, filosofici, quasi “eterei”, ma declinati sempre in argomentazioni concrete, riassunte nel suo celebre motto, diventato un mantra per Slow Food, ovvero il “buono, pulito e giusto”. Tre parole dentro le quali si intreccia il tema del piacere del cibo, che deve essere un diritto di tutti; della sua qualità, che va pagata il giusto, così come vanno retribuiti giustamente quelli che lavorano la terra e producono il cibo. C’è il tema che del cibo e del vino va valutato il valore, non il prezzo. C’è il tema di una sostenibilità ambientale che è fondamentale - con il sistema alimentare attuale ritenuto il primo responsabile del climate change - ma che non deve scontrarsi con l’ambientalismo radicale. C’è il tema, ancora, di un sistema alimentare mondiale da cambiare radicalmente, per andare oltre il consumismo e salvare l’umanità. C’è la convinzione che il cibo ed il vino, che l’agricoltura e la cucina, siano cultura vera. Che le comunità del cibo siano il primo e più forte antidoto allo spopolamento dei territori, a patto di preservarne l’identità e di non venderla (o svenderla) solo al turismo. C’è la fiducia nei giovani e nel loro ruolo di guida di una “rivoluzione” che deve essere “gioiosa”, perchè “con il magone non si fanno rivoluzioni”. Tanti temi, che Carlo Petrini ha lanciato e messo sul piatto dell’opinione pubblica e delle tavole dei potenti della Terra, e che tante volte, in tanti anni, in tanti luoghi, dalle sue tante visite a Montalcino (già negli Anni Ottanta del Novecento, ndr) agli incontri a Torino o nelle Langhe, in tante interviste e chiacchierate che abbiamo avuto il piacere di scambiare, “Carlin” Petrini ha affrontato, con disponibilità e mai con superficialità, con WineNews, regalandoci tante parole attraverso le quali vogliamo ricordarlo e che abbiamo raccolto in approfondimento. | |
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| | “Grazie a lui, “agnostico pio” secondo la definizione perfetta di Papa Francesco, il cibo non è più solo nutrimento, ma coscienza, resistenza e lentezza consapevole. Mi ha avvicinato ed appassionato a questo mondo, fin dal 1986, quando ci siamo conosciuti a Montalcino, dove sono nato e anche Slow Food ha mosso i primi passi”. È il ricordo di Carlin Petrini di Alessandro Regoli, direttore WineNews, che ha fondato con Irene Chiari, per la quale “Petrini era una persona potente nei sentimenti e nei valori, e la sua coerenza esemplare”. E un’inesauribile fonte di ispirazione e riflessione per tutto lo staff Winenews, raccontano Federico Pizzinelli e Emma Lucherini: “senza di lui il mondo non sarà più lo stesso: dovrà essere migliore a partire dal cibo che mangiamo e raccontiamo ogni giorno”. Alla sorella Chiara ed a Slow Food, il nostro grande abbraccio. | |
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| | | Il mondo delle istituzioni, le organizzazioni di categoria, la politica e non solo. In tanti, in queste ore, stanno ricordando Carlo Petrini. Come il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, secondo cui “le sue intuizioni e le sue costanti sollecitazioni su sostenibilità, necessità di preservare le tradizioni, valorizzazione delle culture locali, rispetto dell’ambiente, hanno generato una nuova consapevolezza della cultura del cibo e della sua produzione, ispirata a criteri di qualità, di genuinità, di eticità”. “Carlo è stato un visionario e un costruttore: di relazioni, di progetti, di riflessioni. Ma per noi - ha detto un altro gigante dei nostri tempi, il presidente dell’associazione “Libera contro le mafie”, don Luigi Ciotti - è stato prima di tutto un grande amico”. Il Ministro dell'Agricoltura, Francesco Lollobrigida, ha sottolineato: “non tutti gli uomini lasciano una traccia del loro passaggio. Il seme che hai piantato continuerà a dare i suoi frutti”. Tra i ricordi “istituzionali” anche quello del Ministro delle Difesa, Guido Crosetto: “ho conosciuto Carlin quando ancora non era il mito che poi è diventato negli anni, all’Osteria Boccon Divino a Bra. Diventammo amici, gli diedi una mano a costruire l’Università di Pollenzo, la Banca del Vino ... il mondo ha perso un sognatore vero. Buon viaggio, Carlin”. | |
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| | | “Un visionario” ma anche “eterno difensore del cibo” per 40 anni in lotta “nella promozione della sostenibilità della cucina locale” nonché “ostinato piemontese” che “ci ha insegnato che mangiare è un atto politico”. I grandi media del mondo, dal “The Guardian” alla “Bbc” (che ricorda la sua storica e profonda amicizia con Re Carlo III, ndr), da “Le Figaro” a “El Pais”, per citarne solo alcuni (in approfondimento) oggi celebrano la figura di Carlo Petrini, il suo carisma e il suo messaggio, portato dal piccolo borgo piemontese a 160 Paesi nel mondo, deve è attiva Slow Food. | |
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| | “Perdiamo un filosofo della terra, del buon vivere e del buon cibo, un uomo che ha saputo dare dignità culturale al cibo, all’agricoltura e alle produzioni identitarie. Petrini ha insegnato al mondo che la qualità non è lusso, ma rispetto: rispetto per la natura, per il lavoro dell’uomo, per le tradizioni e per le comunità”. Parole del presidente di Assoenologi, Riccardo Cotarella, tra le tante arrivate da rappresentanze della filiera, agricola e del vino (da Fivi a Città del Vino, da Confagricoltura a Coldiretti, da Cia-Agricoltori a Legacoop Agroalimentare, a Demeter, passando per tanti esponenti politici e di Governo, dai Ministri del Made in Italy, Urso, a quello degli Esteri, Tajani, alla segretaria Pd, Elly Schlein), che testimoniano la grandezza e l’universalità del messaggio di Carlo Petrini. | |
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| | | Tra i ricordi di Carlo Petrini, e la sua eredità: il racconto del professor Massimo Montanari, tra i massimi esperti di storia dell’alimentazione in Italia, professore emerito all’Università di Bologna, amico e collaboratore di Carlo Petrini. “È stato un visionario. Da Slow Food all’Università di Pollenzo, alla rivendicazione del piacere del cibo per tutti, che 40 anni fa non era banale, alla capacità di capire che il cibo era “politica” nel senso in cui la politica si occupa di relazioni tra persone, con il cibo visto come mondo bello dello stare insieme”. | |
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