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N. 4.420 - ore 17:00 - Martedì 3 Marzo 2026 - Tiratura: 31.289 enonauti, opinion leader e professionisti del vino | |
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| | | Non c’è solo (e soltanto) il cibo: la cucina è incontro e socialità. Quando cuciniamo in famiglia o per gli altri, nella “brigata” di un ristorante, nel condividere un bel momento a tavola, magari con del buon vino. E la cucina italiana è diventata Patrimonio Unesco anche per il suo aspetto sociale, fatto di momenti come il “pranzo della domenica”, appuntamento fisso per 8 milioni di italiani, che si riflettono sulla nostra felicità: per il “World Happiness Report” 2025, la più importante pubblicazione mondiale sul benessere su dati di 140 Paesi, pubblicata dall’Università di Oxford con Gallup, la condivisione dei pasti è, infatti, un indicatore di felicità, al pari di reddito e occupazione. | |
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| | Nel 2017 la Cina sembrava la terra promessa del vino, attestandosi come il mercato in più rapida crescita del mondo con numeri che parlavano di 751 milioni di litri e 18,85 miliardi di yuan (sui 2,3 miliardi di euro al cambio attuale). Ma quella crescita si è presto interrotta per vari motivi, così come i sogni di tanti produttori che hanno investito, non poco, per promuovere il vino nel più grande (potenzialmente) mercato orientale. Una flessione che non ha fatto retromarcia nemmeno nel 2025, considerando che, secondo i dati doganali cinesi analizzati dall’Organizzazione Interprofessionale del Vino Spagnolo (Oive), le importazioni complessive di vino da parte della Cina, nel 2025, sono diminuite sia in valore (-14,6%) che in volume (-26,7%), raggiungendo 1,25 miliardi di euro e 207,2 milioni di litri. Il prezzo medio è aumentato del +16,5% (6,07 euro al litro). Rispetto al 2024, le importazioni di vino cinesi sono diminuite di 215,8 milioni di euro e 75,6 milioni di litri. L’import dei vini imbottigliati, ovvero la quasi totalità in valore e 2/3 del volume di vino importato in Cina, è diminuito, nel 2025, sia in valore (-14%) che in volume (-18,8%), raggiungendo 1,2 miliardi di euro e 141,7 milioni di litri. Il prezzo medio del vino in bottiglia è aumentato del +5,9% a 8,49 euro al litro. Una “emorragia” di acquisti di vino che non ha risparmiato (quasi) nessuno dei mercati “top”, guardando i valori. Ad iniziare dall’Australia, che comunque riconquista la posizione n. 1, ma che, nonostante i dazi cinesi siano spariti da tempo, dopo un’iniziale e forte risalita si sta riassestando: 515,6 milioni di euro il valore delle esportazioni in Cina nel 2025 (-5,4%) per il Paese che oggi rappresenta il 41% del valore e il 34% del volume totale delle importazioni di vino cinesi. Alla posizione n. 2 c’è la Francia (370,1 milioni di euro, -18,8%) che precede Cile (115,1 milioni di euro, -30,4%) e Italia (82,3 milioni di euro, -15,5%). Sorprende lo “score” della Nuova Zelanda a 39,1 milioni di euro (+25%). In volume guida sempre l’Australia (71,3 milioni di litri, -9,2%), l’Italia è al n. 4 con 14,3 milioni di litri (-14,1%). Gli spumanti hanno raggiunto nel 2025 un valore dell’import a 57,36 milioni di euro (-7,6%), aumentando i volumi (+6,1%) a 7 milioni di litri con il prezzo medio sceso a 8 euro al litro (-12,9%). | |
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| | Nel 2026, prima della fine del primo bimestre, già quattro “top player” del vino californiano (ed Usa) sono ricorsi a tagli al personale e chiusure: da Constellation Brands che ha tagliato più di 200 posti di lavoro alla Mission Bell Winery di Madera a Boisset Collection, che ha chiuso due sale degustazione in Napa Valley, da Foley Family Wine & Spirits che ha chiuso lo stabilimento produttivo di Chalone (cantina storica della Central Coast) a Gallo, la maggiore azienda del vino Usa dove, tra chiusure e tagli al personale, 93 dipendenti hanno perso il lavoro. L’ultimo episodio di questa serie riguarda Jackson Family Wines, la sesta più grande azienda vinicola statunitense - che in Italia possiede Tenuta di Arceno in Toscana e Benvolio in Friuli - che, il 12 febbraio, ha chiuso la sua Carneros Hills Winery, a Sonoma, con 13 licenziamenti. | |
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| | | Unico vino italiano a vantare una storia ed una fama così lunghe, e tra i pochi al mondo, da quando il suo nome compare per la prima volta nel 1276 nelle Gabelle di San Gimignano, la Vernaccia diviene la “regina” delle tavole di Papi e di re di tutta Europa, facendo parlare di sé anche i più grandi poeti, da Dante al Boccaccio, da Folgòre da San Gimignano a Cecco Angiolieri, da Eustache Deschamps a Geoffrey Chaucer, da Ludovico Il Moro a Lorenzo Il Magnifico, da Francesco Redi a Sante Lancerio, bottigliere di Papa Paolo III Farnese, da Michelangelo Buonarroti Il Giovane alla corte del Granduca Cosimo I de’ Medici dove è così “ammirata” che nel Cinquecento Giorgio Vasari la raffigura nel Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio a Firenze. Il Seicento è un “secolo d’oro” sia per la Vernaccia che per San Gimignano, la “New York del Medioevo”, Patrimonio Unesco, nel Settecento questo bianco andrà in declino, fino alla rinascita negli anni Sessanta del Novecento. E il 3 marzo 1966, esattamente 60 anni fa, la Vernaccia sarà il primo vino italiano ad ottenere la Doc, un anniversario celebrato proprio oggi nella “città delle 100 torri” nel convegno “Vernaccia di San Gimignano: le radici del futuro”, promosso dal Consorzio in un 2026 che è anche l’anno in cui si celebrano i 750 anni dalla prima menzione documentata della Vernaccia. | |
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| | | Applicazioni aggiuntive di luce Uv-C durante la fase di maturazione delle uve stimolano la pianta a produrre una maggiore quantità di antociani e flavonoli, composti naturali che contribuiscono a fornire ai vini un colore più intenso e stabile nel tempo, ma anche a renderlo più complesso e profumato. A dirlo una ricerca dell’Università di Pisa, coordinata da Claudio D’Onofrio, professore di Viticoltura dell’ateneo pisano, e condotta tra i filari di Ornellaia, uno dei gioielli di Bolgheri del Gruppo Frescobaldi, e pubblicato sulla rivista scientifica “Plants”. | |
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| | Ruffino, uno dei nomi storici del vino italiano, e oggi di proprietà del colosso americano Constellations Brands (con un fatturato 2024 di 105 milioni di euro), consolida la sua anima toscana. Con l’arrivo della prima annata di Garzaia Bolgheri Superiore 2023, prodotto con uve che arrivano solo dai vigneti di proprietà, de Le Sondraie, dove risiedono 11 dei 15 ettari (gli altri 4 sono sulla Via Bolgherese) che Ruffino ha acquisito nel 2023 in uno dei territori più prestigiosi del vino italiano (dove un ettaro di vigna ha un valore stimato tra 750.000 e 1 milione di euro, ndr). Che hanno arricchito un ecosistema che conta oltre 585 ettari di vigneti, di cui quasi 400 in Toscana, tra Chianti Classico (con le tenute di Poggio Casciano, Montemasso, Gretole, Santedame e La Solatìa), Montalcino (Greppone Mazzi) e Bolgheri, e 190 in Veneto, con Poderi Ducali, con focus su Prosecco e Pinot Grigio. | |
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| | | A WineNews, da “Paestum Wine Fest”, le testimonianze di sommelier di famosi ristoranti stellati d’Italia. Che non negano le difficoltà del momento, ma guardano con fiducia al futuro, e con pochi “dogmi”. Tra vini “meno cerebrali” e più immediati, carte più snelle, rotazioni più veloci, e aprendo anche ai dealcolati. Come raccontano Simone Cutugno (Duomo di Ragusa), Giorgia Capriotti (Nh Rome - Oro Bistrot e Antela Restaurant Roma), Sara Checchelani (Materia Prima a Pontinia), Francesca Pellegrini (Arnolfo a Colle Val d’Elsa) e Matteo Zappile (Thompson Rome by Hyatt). | |
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