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N. 4.507 - ore 17:00 - Martedì 30 Giugno 2026 - Tiratura: 31.289 enonauti, opinion leader e professionisti del vino | |
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| | | La cooperazione del vino vale la metà della produzione europea ed italiana. E le cooperative virtuose d’Italia sono le migliori del mondo. A decretarlo, ancora una volta, il contest 2026 della rivista tedesca “Weinwirtschaft”, che ha incoronato Cantina Terlano, “perla” dell’Alto Adige, tra le prime a credere nella longevità dei grandi vini bianchi, come “Miglior Cooperativa del Mondo” (e dell’Altro Adige, dopo il primo posto di Tramin, nel 2025), mentre si rimane nel vicino Trentino con il colosso Cavit - che gestisce oltre 6.000 ettari con 5.250 viticoltori, il 60% del vigneto trentino - al secondo posto a livello mondiale e al n. 1 in Italia. | |
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| | “Il “Pacchetto Vino” è stato un successo politico della filiera vitivinicola europea e il frutto di una nuova positiva stagione di dialogo tra politica, istituzioni e rappresentanti delle imprese, ma il percorso non è ancora concluso. Dobbiamo lavorare agli atti delegati e, soprattutto, vanno difese le conquiste ottenute per favorire la competitività delle imprese nelle trattative per la Pac: abbiamo vinto una battaglia, ma solo dopo la definizione della nuova Politica Agricola Comunitaria potremo dire di aver vinto la guerra”. Ignacio Sánchez Recarte, segretario generale Cevv, è stato molto netto nel tracciare i prossimi obiettivi del confronto europeo sulle misure approvate lo scorso febbraio con il “Pacchetto Vino” (Reg. Ue 2026/471) nel suo saluto al convegno “Il vino cambia: sfide e opportunità. Il Pacchetto Vino e le sue prime applicazioni”, organizzato, nei giorni scorsi, da Ugivi-Unione Giuristi della Vite e del Vino, in collaborazione con Cantina Sociale di Quistello, Camera Civile di Mantova e Legal Hackers Mantova, nella cooperativa vitivinicola mantovana. Recarte ha sottolineato due aspetti del provvedimento su cui la filiera europea del vino deve far leva per affrontare il delicato momento di difficoltà del mercato e la battaglia che porterà a disegnare la nuova Pac: il positivo clima di dialogo con la politica e le istituzioni Ue, inaugurato con l’approvazione del “wine package” e portato avanti dal Commissario Hansen, e le misure per la competitività delle imprese vitivinicole europee. Tra queste, in prima battuta, quelle per regolare l’offerta e gestire il potenziale produttivo, tema attualissimo e al centro degli interventi (in approfondimento), tra gli altri, di Luca Rigotti, presidente Confcooperative Vino e del Gruppo di Lavoro Vino del Copa Cogeca, Riccardo Ricci Curbastro, presidente Efow-European Federation of Origin Wines, Mario Danesi, vice presidente AsCoViLo-Associazione dei Consorzi dei Vini Lombardi, Carlo Alberto Panont, direttore Consorzio Garda Doc e della Valtènesi, e Stefano Sequino, direttore Consorzio Doc delle Venezie. Da cui, in estrema sintesi, è emersa la volontà di non andare verso soluzioni “generali” e “lineari”, che si parli di riduzione delle rese, estirpi, distillazione o altro, ma su misure da valutare e gestire territorio per territorio.
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| | “Non possiamo vendere vino americano senza un portafoglio solido di vini importati. Una grande percentuale del nostro stipendio, a volte fino al 60-70%, proviene dalla vendita di vini importati. Senza vini importati, i vini nazionali sono più difficili da posizionare e vendere”. Lo scrivono, nero su bianco, i commercianti di vino americano riuniti nella Us Wine Trade Alliance, in una lettera nella mobilitazione contro una nuova minaccia di ulteriori dazi al 10% su alcuni prodotti di diverse aree del mondo, tra cui l’Ue, di cui l’amministrazione Trump sta valutando l’introduzione, attraverso l’Ufficio del Rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti, utilizzando come motivazione, questa volta, le indagini condotte ai sensi della Section 301 sulle misure adottate da governi stranieri per contrastare il “lavoro forzato” (assimilabile, semplificando, al “caporalato”, ndr). | |
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| | | Nonostante le difficoltà legate a dazi, guerre ed economia, gli Stati Uniti restano il mercato straniero n. 1 al mondo per il vino italiano, con le etichette del Belpaese che sono le più amate e diffuse in assoluto. Per gli appassionati di vini italiani, però, tra difficoltà logistiche e burocratiche, non è sempre facile avere a disposizione la bottiglia italiana del cuore. Ma ora arriva un servizio che è una sorta di “Amazon del vino”, e garantisce consegne in 24 ore praticamente in tutti gli Stati, tagliando le emissioni del 90%, e con packaging 100% sostenibile, mettendo insieme velocità e sostenibilità. È il nuovo servizio di logistica avanzata lanciato da Fieramente, azienda italiana specializzata in soluzioni logistiche integrate, con una specializzazione nel settore wine & beverage, fondata nel 2015 da un’idea di Alessio Piccardi, che oggi opera come uno dei principali partner del network Mail Boxes (Mbe), con otto centri servizi di proprietà tra Toscana, Veneto, Francia, Spagna, Portogallo e Stati Uniti, con un fatturato che supera i 14 milioni di euro. E che lancia, appunto, il primo servizio di “fulfillment b2c” italiano negli States (il racconto in approfondimento). Grazie ad un approccio taylor made, e ad un grande magazzino in Missouri dove arrivano i vini delle cantine italiane, distribuiti in 24 ore al consumatore finale.
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| | | Dal mare alle miniere, il vino continua a sperimentare nuovi luoghi di affinamento oltre la cantina. Come “Sotto Sale”, Metodo Classico 100% da uve Carricante di Tenuta San Giaime, affinato per almeno 36 mesi nella miniera di salgemma Italkali di Raffo, nelle Alte Madonie, a 15 gradi e in un ambiente saturo di cloruro di sodio. Speciali tappi a corona in acciaio con membrane a diversa permeabilità, permettono un parziale scambio con l’esterno, che, secondo le prime osservazioni, contribuirebbe ad esaltarne sapidità, tensione minerale e profondità. | |
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| | Il Cruet, raffinato set da tavola per olio e aceto, il Tantalus, elegante contenitore per bottiglie di liquori con serratura, l’Égoïste, caffettiera che può essere usata da una sola persona. Parole che sembrano uscite da un dizionario dimenticato o dal catalogo di un antiquario. E forse è proprio così perché, mentre gli oggetti continuano ad arredare le nostre case nella nostra quotidianità, i loro nomi si assottigliano, si semplificano fino, talvolta, a scomparire. Quello che un tempo era un lessico ricco di sfumature si riduce sempre più spesso a poche definizioni generiche, capaci di descrivere una funzione, ma non una storia. È questo il patrimonio di parole raccolto nel volume “Il nome della cosa” dello storico Marco Riccòmini, perché dare il nome giusto alle cose non significa soltanto descriverle: significa imparare a guardarle. | |
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| | | A WineNews le parole di Sergio Germano ed Elisa Spada, vertici del Consorzio di Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani, nella degustazione tecnica di “Vigna Gustava” il vino che nasce dai vigneti del Castello di Grinzane Cavour (curato dall’enologo Donato Lanati), che sarà protagonista della grande asta charity “Barolo en primeur”, uno dei format di maggiore successo lanciati in questi anni, insieme a “Grandi Langhe” (oggi sotto l’egida di Piemonte Land, ndr), che potrebbe diventare un progetto “on tour” nei mercati più importanti del mondo. | |
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