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N. 4.435 - ore 17:00 - Martedì 24 Marzo 2026 - Tiratura: 31.289 enonauti, opinion leader e professionisti del vino | |
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| | | Nei consumatori moderati, assumendo quantità simili di alcol, i rischi per la salute cambiano in base alla bevanda: chi sceglie il vino, in particolare rosso, ricco di polifenoli e antiossidanti, ha una mortalità cardiovascolare inferiore del 21%, sia per le proprietà bioattive sia per il contesto di consumo, associato a pasti equilibrati e stili di vita più sani. A dirlo un nuovo studio che sarà presentato all’Annual Scientific Session dell’American College of Cardiology (New Orleans, 28 marzo), condotta da Zhangling Chen del Second Xiangya Hospital della Central South University di Changsha in Cina, su oltre 340.000 adulti britannici con dati della Uk Biobank. | |
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| | Nel calo mondiale dei consumi di vino, passati da 236 a 215 milioni di ettolitri tra 2019 e 2024, l’Italia mostra una tenuta (da 22,6 a 22,3 milioni di ettolitri) che, però, nasconde fragilità strutturali, a partire dalla dipendenza crescente dai mercati esteri: negli ultimi 20 anni l’export italiano è cresciuto in valore del +141%, secondo solo alla Nuova Zelanda (+255%), compensando il calo dei consumi interni. Sul fronte domestico, il trend è confermato dagli acquisti di vino in gdo nel 2025, che vedono i vini fermi e frizzanti in calo (-0,6% in valore e -4% in volume), i bianchi stabili (40,8% vs 40,2%) e solo gli spumanti in crescita (+2,6% in valore e +2,7% in volume). Ad incidere maggiormente sul calo dei consumi, l’attenzione alla salute (32%), il Codice della Strada (25%), la sobrietà (15%), la dieta ed il risparmio (14%). Nonostante ciò 9 italiani su 10 hanno bevuto vino nell’ultimo anno, il 61% a casa, il 24% al ristorante, l’8% in wine bar ed altri locali e il 7% da parenti ed amici. È la fotografia scattata da Denis Pantini, responsabile Osservatorio Nomisma Wine Monitor, che racconta, però, di riduzione dei consumatori abituali nelle fasce più giovani e la crescita di consumi più occasionali. Il territorio è il primo driver di scelta del vino, sia per il consumo domestico, dove è al primo posto (23%), seguito dalla denominazione (18%) e dal prezzo (16%), sia nel fuori casa dove conta di più la denominazione (18%), seguita dall’origine territoriale (16%) e dal consiglio del ristoratore o del sommelier (16%). Ma crescono anche driver più attuali come la sostenibilità e il marchio biologico. All’ultimo posto, punteggi, premi e riconoscimenti delle guide. Incrociando età e frequenza di consumo, infine, c’è un altro elemento chiave: tra il 2008 e il 2023 si assiste a un calo dei consumatori abituali nelle fasce più giovani e la concentrazione del consumo nelle classi più mature. Questo fenomeno si intreccia con il tema strutturale dell’“inverno demografico”: nei prossimi decenni la popolazione italiana è destinata a ridursi e a invecchiare, con un aumento della quota over 60 (40,9% nel 2055) e una contrazione significativa delle fasce più giovani. Il rischio per il settore è duplice: da un lato una base di consumatori potenzialmente più ristretta, dall’altro una minore capacità di ricambio generazionale nei consumi. | |
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| | Meno vino rosso ad Indicazione geografica per cercare di riequilibrare un vigneto eccessivo, soprattutto nella parte “rossista”, per le richieste di mercato. Questo, in pillole, il risultato dell’ennesimo Piano nazionale di estirpazione dei vigneti in Francia. Progettato per estirpare 32.500 ettari, il Piano 2026, con un budget di 130 milioni di euro (4.000 euro all’ettaro), non sarà, però, pienamente utilizzato, considerati i 28.000 ettari di vigneti ammissibili (il 3,6% del totale della superficie vitivinicola francese è destinata, quindi, a scomparire). Richieste che non sono geograficamente all’insegna dell’equilibrio: delle 5.823 presentate per 27.926 ettari di vigneti ammissibili all’estirpazione, il 28% provengono dal Dipartimento della Gironda (la cui città simbolo è Bordeaux), il 16% dall’Aude, il 12% dal Gard (in approfondimento). | |
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| | | “In un contesto più competitivo e volatile, la gestione “sana” non è una teoria: è l’orchestrazione coerente di pianificazione, finanza, agronomia, cantina, persone, marketing e sostenibilità. Lavorare su questi assi, con obiettivi e indicatori di risultato misurabili, consente di difendere il valore del marchio oggi e farlo crescere domani”. È la conclusione della comunicazione di uno dei manager del vino più accreditati e rispettati, ovvero Renzo Cotarella, tra i primi grandi enologi-manager del Belpaese (e recentemente premiato con il “Winemakers’ Winemaker Award” 2026 dall’Institute of Masters of Wine), ad Marchesi Antinori, tra le realtà più importanti ed ammirate del settore in Italia e nel mondo, in una relazione sulla gestione dell’impresa vinicola oggi, che riceviamo e volentieri pubblichiamo (a giorni anche la nostra video intervista su WineNews, ndr) e presentata nel “Forum sul mercato del vino”, di scena, nei giorni scorsi, a Castiglione in Teverina, promosso dalla Società di consulenza enologica Chiasso-Cotarella, “Ripensare il vino: momenti e strategie per crescere in un mercato che cambia” (il testo in approfondimento). Con un punto di partenza: nel contesto di oggi “il vino va ripensato nella sua relazione con il mercato, nel modo in cui è posizionato, raccontato, distribuito e governato”. | |
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| | | L’esperienza autentica dell’alta cucina italiana attira ogni anno milioni di appassionati, in Italia e nei grandi ristoranti italiani di tutto il mondo. Tra i più grandi ambasciatori di questa eccellenza c’è, senza dubbio la famiglia Cerea, fondatrice e guida del gruppo della ristorazione Da Vittorio - Vicook, che ora ha un nuovo partner importante. Ovvero Ou(r) Group, holding della famiglia Ruffini, entrata nel capitale delle “società operative facenti capo alla famiglia Cerea, con una quota del 40%. Il restante 60% resterà in capo alla famiglia Cerea”, spiega una nota ufficiale. | |
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| | Dei 100 milioni di bottiglie prodotte ogni anno dalla grande denominazione del Chianti, che copre un territorio vitato di oltre 13.000 ettari in buona parte della Toscana, il 70% finisce nei mercati del mondo. E di queste, 5 su 100 sono dirette in Cina, mercato tra i più grandi del mondo, potenzialmente, ma tra i più difficili da conquistare (-25,1% le importazioni del vino italiano nel 2025 sul 2024, per 66,9 milioni di euro, dati Istat). Eppure il Consorzio Vino Chianti, guidato da Giovanni Busi, che, da anni, investe sulla diversificazione dei mercati, continua a scommettere sul futuro enoico del Celeste Impero. Con il Consorzio che tutela la più grande Dop rossista di Toscana, che è stato protagonista a Chengdu del Forum “Italy’s Wine & Spirits”, promosso da Ice Pechino, e che, fino al 26 marzo, è a Vinitaly China 2026, nella stessa città che è una delle capitali economiche del grande Paese. | |
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| | | A WineNews, Attilio Scienza e la “nuova autoctonia” dei vitigni, dal “Forum sul vino” by Società Consulenza Enologica Chiasso-Cotarella. “Il termine autoctono, dal greco autókhthōn, vuol dire “di quel luogo”. Ma, noi, abbiamo sempre dimenticato il concetto, fondamentale, di vocazione. L’autoctonia, infatti, non è una questione genetica, ma è legata ai territori, alla vocazione e alle zonazioni: solo collocando i vitigni nei luoghi dove possono esprimere il loro Dna compiutamente questi possono diventare importanti e fare grandi vini”. | |
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