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N. 4.400 - ore 17:00 - Martedì 3 Febbraio 2026 - Tiratura: 31.289 enonauti, opinion leader e professionisti del vino | |
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| | | Dalla coltivazione della vite alla nascita di un’azienda vinicola tra gli scavi, il progetto di “eno-archeologia” frutto del partenariato pubblico-privato tra Parco Archeologico di Pompei e Gruppo Tenute Capaldo è stato illustrato, oggi, da Gabriel Zuchtriegel, direttore del Parco, e Antonio Capaldo, presidente Feudi di San Gregorio, al Ministero dell’Agricoltura a Roma, con il Ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida e il Sottosegretario alla Cultura Gianmarco Mazzi, Daniela Scrobogna della Fis, e Attilio Scienza, tra i massimi esperti di viticoltura, del quale riceviamo e pubblichiamo l’intervento “La nuova viticoltura a Pompei”. | |
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| | Una vera a propria “vigna archeologica” che nel tempo supererà 6 ettari, con vitigni autoctoni locali e su suoli intatti da oltre duemila anni, e la costruzione di un’azienda vitivinicola biologica nel Parco, per tornare a produrre il “vino pompeiano”. Che è unico al mondo non solo perché grazie al know-how dell’enologia italiana rinasce dall’antichità tra gli scavi della città romana sepolta dall’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C., luogo-simbolo della cultura mondiale, ma perché racconta l’importanza del vino nella nostra civiltà. Prende forma il nuovo capitolo che si sta scrivendo per la viticoltura e la storia del patrimonio culturale e naturalistico di Pompei, d’Italia e del mondo, grazie alla forma speciale di partenariato pubblico-privato tra il Parco Archeologico di Pompei e Gruppo Tenute Capaldo, e, in particolare, le cantine Feudi di San Gregorio e Basilisco, frutto di un’importante lavoro di ricerca sui vitigni autoctoni e la loro coltivazione nei secoli, in collaborazione con Attilio Scienza, professore di Viticoltura all’Università di Milano, e le competenze agronomiche di Feudi di San Gregorio e del suo responsabile di produzione, l’agronomo Pierpaolo Sirch, e che si sta realizzando in una delle aree archeologiche più importanti al mondo, con oltre 4 milioni di visitatori nel 2025. “Oggi abbiamo la necessità di raccontare di nuovo il vino alle nuove generazioni che non hanno più lo stesso rapporto di una volta con questa bevanda”, ha detto, a WineNews, il Ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, definendo il progetto una collaborazione pubblico-privata virtuosa e “replicabile in altri luoghi d’Italia”. Una collaborazione tra vino e cultura “giusta, perché il vino è molto più di una semplice bevanda, e non è solo alcol, ma cultura - ci ha ribadito il Sottosegretario alla Cultura Gianmarco Mazzi - è un patrimonio da difendere”. “Abbiamo più di 100 ettari di aree verdi, che vogliamo trasformare da costo in fonte di sviluppo e didattica. La storia dell’umanità è la storia dell’agricoltura, che ha la stessa radice di cultura”, ha ricordato il direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel. “Questo progetto ci offre la possibilità di condividere con il mondo la cultura millenaria del vino e, per questo - ci ha detto Antonio Capaldo, presidente Feudi di San Gregorio - mi sento una grande responsabilità”. | |
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| | Come diceva il filoso greco Eraclito, “l’unica costante è il cambiamento”. Vale anche, e forse oggi più che mai, per il mondo del vino, alle prese con uno scenario di approccio ai consumi e di comunicazione in vorticoso mutamento, e di fronte a tante sfide sulle quali ognuno ha le proprie visioni. E così, in uno spazio di confronto ed espressione aperto al dibattito, dopo le riflessioni di Angelo Gaja, tra i produttori-icona dell’Italia del vino nel mondo, riceviamo un altro intervento, che volentieri pubblichiamo, di un produttore “che fa opinione”, come Martin Foradori Hofstätter, tra i nomi di riferimento dell’Alto Adige del vino e, tra le altre cose, tra i primi ad investire in maniera convinta su vini no e low alcol. Che sono uno dei punti del suo intervento, che tocca, però, temi come la comunicazione, il valore del territorio, la crisi del vino e non solo (in approfondimento). | |
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| | | Il “sogno” del Belpaese, tra hotel esclusivi, cene stellate, vini prestigiosi e territori iconici, tra la grande arte e la storia millenaria, mantiene inalterato il suo fascino nella wish list degli americani: lo conferma il grande successo dei top lot made in Italy all’asta di beneficienza organizzata dal “Naples Winter Wine Festival”, edizione n. 26, di scena ogni anno in Florida, in cui sono stati battuti 51 lotti (raccolti oltre 30 milioni di dollari), dedicati a vini e viaggi nelle destinazioni più esclusive del pianeta. Dal soggiorno sul Lago di Como, aggiudicato per 1,1 milioni di dollari, al viaggio enogastronomico attraverso l’Italia con soste gourmet tra Parmigiano Reggiano e Prosciutto di Parma, battuto per 650.000 dollari, passando per la “full immersion” nel territorio del Brunello di Montalcino, tra le proprietà di Argiano, Altesino, Caparzo e Castiglion del Bosco, aggiudicato per 240.000 dollari, l’Italia ha avuto un ruolo da protagonista. All’asta anche le “gemme” della Toscana, con esperienze e bottiglie firmate Biondi Santi, storica griffe di Montalcino, in un lotto aggiudicato per 350.000 dollari, il lussuoso tour delle tenute, tra Veneto e Toscana, di Marilisa Allegrini, battuto per 500.000 dollari, e l’experience by Tasca d’Almerita, tra le più importanti cantine siciliane, venduta per 450.000 dollari. | |
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| | | Non è stata un’annata facile, la 2021. Un anno meteorologicamente impegnativo, da gestire in vigna e di conseguenza in cantina, creando vini del tutto simili agli Amarone più tradizionali del territorio, in cui si riconosce non di meno lo sforzo dei produttori di mantenersi coerenti alle scelte fatte nell’ultimo lustro, verso acidità più sostenute e aromaticità più fresche. È la fotografia scattata dagli assaggi WineNews ad “Amarone Opera Prima” 2026, l’evento del Consorzio Vini Valpolicella, di scena nei giorni scorsi a Verona. | |
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| | A Milano, uno dei principali hub delle Olimpiadi Invernali 2026, è già scattata la caccia ai migliori indirizzi in cui mangiare. E seppur l’offerta della città sia ricchissima, tra gli indirizzi più esclusivi ci sono le case private, in cui provare le ricette tradizionali del territorio, tramandate nelle famiglie da generazioni: sono le Cesarine, la più antica rete italiana di cuoche e cuochi casalinghi, a proporre ai viaggiatori un modo profondamente autentico di vivere i Giochi, entrando in contatto con una famiglia italiana per condividerne la cultura gastronomica. Durante un evento come le Olimpiadi, questa dimensione intima acquista un valore ancora più forte: un promemoria di come il più grande lusso italiano resti l’ospitalità. Tra le Cesarine milanesi c’è per esempio Sissi, nei pressi della Fondazione Prada, che accompagna gli ospiti in un viaggio nei sapori dell’Italia del Nord. | |
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| | | A WineNews, Antonio Capaldo, alla guida del Gruppo Tenute Capaldo, che, in una innovativa partnership pubblico-privato, coltiverà le vigne tra gli scavi. “È un progetto importante per il lavoro in vigna e la valorizzazione dei nostri vitigni autoctoni, ma anche dal punto di vista turistico-culturale, che farà parte di un percorso di visita che va oltre il perimetro ristretto degli scavi, nel quadro della “Grande Pompei”, voluta dal direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel, tanto che stiamo piantando anche 4 ettari a Stabiae. E che racconta come il vino è radicato nella nostra cultura e civiltà”. | |
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