Se questo messaggio non è visualizzato correttamente clicca qui |
N. 4.439 - ore 17:00 - Lunedì 30 Marzo 2025 - Tiratura: 31.289 enonauti, opinion leader e professionisti del vino | |
|
|
| | | Nonostante un contesto di progressiva moderazione nei consumi di alcolici, il vino resta simbolo delle preferenze dei francesi e si conferma anche nel 2026 la bevanda alcolica più amata in Francia. A dirlo è il Barometro SoWine 2026, in collaborazione con Dynata, sulle abitudini di consumo dei francesi, che, pur con segnali di cambiamento che ridisegnano la mappa delle abitudini di consumo nazionali, per il terzo anno consecutivo vede, seppur in calo, il vino in testa alle preferenze con il 52% delle citazioni (ma a -6% sul 2025) davanti alla birra (51%, ma in calo del -5%), allo Champagne (34%, a -1%), cocktail (29%, +1%) e gli spumanti (22%, +10%). | |
|
| | Il dato è curioso, perché quando si introduce una misura economica protezionista come possono essere i dazi, l’ultimo risultato che si vuole ottenere è proprio che i prodotti importati vadano meglio (sotto il punto di vista dei consumi, ma anche dell’aumento di prezzo) di quelli domestici. Eppure è questo il cortocircuito in Usa riguardo al vino che rivela un’indagine di NielsenIq, analizzata e approfondita da Paolo Battegazzore, ceo Vinattieri 1385, la società di import diretto negli Usa di Marchesi Antinori. “L’effetto delle tariffe imposte da Trump nel 2025 si è visto poco o niente - ha spiegato - i prezzi dei vini europei importati in realtà sono aumentati solo dell’1%. Dunque, i dazi sono stati assorbiti. Ma tutti dicono che dal 2026 sono, invece, aumentati, e ne valuteremo gli effetti solo a partire dal primo quadrimestre”. Secondo lo studio, infatti, i prezzi del vino importato hanno eguagliato gli aumenti di prezzo del vino domestico (dovuti, per esempio, a loro volta, anche all’aumento dei costi per importare in Usa i materiali per il packaging) e le importazioni di vino dall’Europa hanno, nonostante tutto, registrato buone performance (seppur l’Italia, secondo i dati Istat analizzati da WineNews, abbia chiuso il 2025 in Usa a 1,75 miliardi di euro in valore, a -9,1% sul 2024, e 339,5 milioni di litri in volume, a -6,2%, ma che non è tra i risultati peggiori). I dati dicono che, a volume, nei consumi casalinghi, il vino americano nell’ultimo anno ha perso il -5,6%, mentre quello importato ha registrato il -3,1%. Ma anche che, a livello di prezzi, il vino americano è aumentato di +0,12 penny e quello europeo di +0,08. Le medesime tendenze si riflettono anche sui numeri del fuori casa dove il vino americano perde a volume il -5,1% (quello importato il -2,5%) ed il prezzo è cresciuto di +1,45 dollari (l’importato di +1,50). Riassunto: i numeri del vino importato in Usa sono sì peggiorati (e l’Italia, comunque, registra anche qui le performance migliori), ma non hanno fatto così male come il vino americano. Resta, invece, consolidato il trend che vede i bianchi e il Prosecco fare meglio di rossi e rosè e anche quello della flessione dei consumi: in 10 anni, sono diminuite del 44% le aziende “Hot Prospects” che vendono tra le 50.000 e le 200.000 casse di vino negli States con almeno il 15% di crescita nell’anno. | |
|
| | Una strategia per difendere i prodotti agroalimentari italiani dall’Italian Sounding e uno strumento per valorizzare e vendere meglio il made in Italy nel mondo, senza dimenticare il tema della salute e del benessere, oggi centrale, ma anche il contesto attuale dove le tensioni internazionali e commerciali, con il calo del potere di acquisto e l’aumento dei prezzi, rischiano di diventare un ostacolo per il consumatore nell’accedere a prodotti di qualità. Il riconoscimento della cucina italiana Unesco è stato analizzato a 360 gradi dal Ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, dalla presidente Coop Italia, Maura Latini, dal presidente Coldiretti, Ettore Prandini, e dal vicepresidente Confagricoltura, Giordano Emo Capodilista, al “Forum in Masseria” organizzato da Bruno Vespa e Comin & Partners, a Masseria Li Reni, a Manduria. | |
|
| | | La Franciacorta è uno dei territori più significativi e innovativi della spumantistica tricolore, primo vino italiano prodotto esclusivamente con il metodo della rifermentazione in bottiglia ad aver ottenuto, nel 1995, la Docg, e con un Consorzio, fondato nel 1990 e oggi presieduto da Emanuele Rabotti, che riunisce oltre 120 cantine per uno dei patrimoni più grandi dell’enologia nazionale. Innovazione che è uno dei tratti salienti del “Rapporto di Attività Ricerca & Sviluppo” n. 4, documento che rappresenta uno degli strumenti più significativi per comprendere l’evoluzione tecnica e scientifica del territorio della Franciacorta, offrendo una lettura approfondita dell’annata 2025 e delle principali attività di ricerca che stanno guidando il futuro della sua viticoltura. La pubblicazione, cui hanno contribuito i membri del Comitato Tecnico consortile, coordinati dal Gruppo di lavoro e dall’ufficio Ricerca e Sviluppo è stata presentata a Cazzago San Martino, alla Cantina Monte Rossa, nei giorni scorsi. Clima, difesa del vigneto, sostenibilità e microvinificazione: sono questi i principali dossier aperti della denominazione del Franciacorta, analizzati nel “Rapporto di Attività Ricerca & Sviluppo” 2026, che consolida un approccio fondato sull’integrazione tra dati, monitoraggio e sperimentazione scientifica. | |
|
| | | Se quello tra vino e cinema è un legame intramontabile, sempre di più questo feeling è protagonista anche nelle serie Tv. L’ultimo capitolo delka “saga” arriva dagli Usa e dalla sua più celebre regione vitivinicola, che, dagli anni Novanta del Novecento, ha incarnato la nascita dell’enoturismo, grazie anche a vini “cult” tra gli appassionati: la Napa Valley, il set naturale delle riprese di “Uncorked”, nuovo dramedy annunciato da Netflix che racconta la rinascita professionale e personale proprio di una produttrice di vino. | |
|
| | Sono due classici esempi di “cervelli in fuga”, giovani talenti italiani, in questo caso appartenenti al mondo del vino e della sommellerie, che hanno deciso di trasferirsi e lavorare all’estero, conquistando traguardi importanti per se stessi, ma anche per tutto il settore italiano, e per l’Italia nel suo complesso: la toscana Rudimante Belardi Galeone, già da quattro anni Wine Director al “Maaemo”, unico e famoso ristorante 3 stelle Michelin di Oslo, è stata nominata come “Sommelier dell’anno” in Norvegia dalla celebre rivista specializzata “Falstaff”, e l’umbro Andrea Martinisi, che da tempo vive e lavora ad Auckland, e che rappresenterà la Nuova Zelanda al “Best Sommelier of the World” 2026, il Concorso mondiale della Sommellerie. | |
|
| | | Dalla Cina per l’Asia al Brasile per l’America Latina, dall’India agli Usa, “VeronaFiere con Vinitaly sta facendo, da anni, un grande lavoro sull'internazionalizzazione con fiere vere e proprie nei mercati di riferimento. Su Vinitaly.Usa, a New York, stiamo lavorando molto, perché il mercato americano in questo momento chiede una presenza di grande qualità nella promozione del vino coordinati con consorzi, produttori, associazioni, ambasciate, consolati e Ice come Sistema Paese”. Così, a WineNews, il presidente Veronafiere Federico Bricolo verso Vinitaly 2026 (Verona, 12-15 aprile). | |
|
|
|