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N. 4.425 - ore 17:00 - Martedì 10 Marzo 2026 - Tiratura: 31.289 enonauti, opinion leader e professionisti del vino | |
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| | | I consumi di vino continuano a marciare ad un passo regolare, ma lento, e di conseguenza è stabile anche il trend delle giacenze di cantina: se il dato del 31 gennaio 2026 segnalava un surplus delle scorte del +5,9% sulla stessa data 2025, i numeri aggiornati al febbraio 2026 dicono +5,8% rispetto ad un anno fa, per un totale di 58,6 milioni di ettolitri di vino, a cui vanno aggiunti 6 milioni di ettolitri di mosti (+34,2%) e 421.711 ettolitri di vino nuovo ancora in fermentazione (+38,4%). A dirlo l’aggiornamento di “Cantina Italia” dell’Icqrf. Con 20 tra Dop e Igp che fanno il 58,5% del totale delle giacenze dei vini ad Indicazione geografica. | |
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| | Uno degli argomenti più diffusi nel 2025 nel mondo del vino - anche in questo avvio di 2026 - è l’andamento del mercato negli Stati Uniti, primo player mondiale per i consumi di vino, ormai notoriamente in calo per una serie di ragioni, dall’applicazione dei dazi voluti dal presidente Donald Trump alla svalutazione del dollaro, dal calo dei consumi alla crescita di altre bevande che hanno “eroso” la quota di mercato dei vini. Una situazione che ha interessato anche l’Italia che vede negli Stati Uniti il suo primo e storico partner commerciale: un Paese, gli States, che, al momento, appare difficilmente sostituibile, nonostante che l’impegno a trovare nuovi mercati di sbocco sia una delle sfide primarie (e più grandi) del comparto. E che il 2025 sia stato un anno complicato lo dimostrano anche i dati doganali statunitensi analizzati dall’Organizzazione Interprofessionale del Vino Spagnolo (Oive), e riportati da WineNews, secondo cui gli Stati Uniti hanno registrato un calo delle importazioni totali di vino, e questo sia in valore (-11,6%) che in volume (-2%), raggiungendo 5,5 miliardi di euro e 1,2 miliardi di litri. Sfiora la doppia cifra il calo del prezzo medio del vino (-9,8%), sceso a 4,62 euro al litro. Per gruppo di prodotti, a livello complessivo, anche le importazioni di vini in bottiglia sono diminuite nel 2025, sia in valore (-11,7%) che in volume (-1,4%), attestandosi a 5,3 miliardi di euro e 866,1 milioni di litri con un prezzo medio del vino in bottiglia sceso a 6,14 euro al litro (-10,5%). Giù anche le importazioni di vino sfuso che nel 2025 sono diminuite, negli Stati Uniti, del -7,6% in valore (a 228,3 milioni di euro) e del 3,3% in volume (334,8 milioni di litri) con il prezzo medio a -4,3% (0,68 euro al litro). Analizzando i singoli Paesi, l’Italia è il secondo Paese per acquisti di vino in valore da parte degli Stati Uniti nel 2025, a 1,8 miliardi di euro di export, ma con un calo significativo del -13,2%, mentre resta il n. 1 nei volumi che sono stabili, sul 2024, a 352,9 milioni di litri (-0,2%). Nel ranking dei mercati la Francia è leader in valore con esportazioni verso gli Stati Uniti a 2,1 miliardi di euro (-7,9%) e resta dietro all’Italia nei volumi, ma con numeri in crescita (+6%) a 188,3 milioni di litri. Vedendo i mercati in termini di valore, tutti i Paesi sono in negativo. | |
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| | Il vino italiano è sempre più globale: negli ultimi anni le esportazioni hanno superato gli 8 miliardi di euro annui, confermando l’Italia tra i principali protagonisti internazionali, secondo l’Osservatorio Uiv-Ismea. Eppure, quando si guarda alla ristorazione interna, emerge una dinamica diversa: i ristoranti italiani tendono a scegliere quasi esclusivamente vini del territorio. Tra il 70% e il 75% delle etichette presenti nelle carte dei vini dei ristoranti italiani proviene dalla stessa regione del locale, secondo un’analisi di Trinko sul mercato Horeca. Una scelta che riflette il forte legame tra cucina e territorio e che porta molti ristoratori a privilegiare cantine locali, sia per coerenza gastronomica, sia per i rapporti diretti con i produttori. Il canale Horeca rappresenta il 55-60% del valore complessivo del mercato vinicolo interno.
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| | | Come tanti altri grandi pilastri del vino mondiale, anche lo Champagne morde il freno, sferzato dal calo dei consumi di vino, dal salutismo, dalle crisi geopolitiche ed economiche, e così via. Ma le bollicine francesi, nonostante numeri in calo nel 2025 (266 milioni di bottiglie uscite dalle cantine, in calo dalle 271 del 2024, secondo il Comité Champagne, con un export a -4,5% sul 2024, ma, comunque, a 3,68 miliardi di dollari), restano una corazzata nello scenario enologico. E se a soffrire un po’ di più, come spesso avviene, sono soprattutto i piccoli produttori - come sottolineato in un’analisi, su WineNews, del professor Gianni Moriani - a trainare e confermare il mito dello Champagne sono sempre i suoi nomi top. Come Louis Roederer, Krug e Bollinger, che, come successo negli ultimi 3 anni, anche nel 2026 si confermano al vertice della “The World Most Admired Champagne Brands” 2026 del magazine “Drinks International”, che ha sondato le opinioni della sua “academy”, valutando soprattutto l’intera gamma del marchio, con particolare attenzione alle espressioni di punta non d’annata, alla forza del branding e del marketing, e al rapporto prezzo-qualità in tutta la gamma prodotta. In top 10 anche Billecart-Salmon, Pol Roger, Charles Heidsieck, Dom Pérignon, Ruinart, Taittinger e Laurent-Perrier. | |
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| | | Da Henri Jayer a Romanée-Conti, da Ramonet a Georges Mugneret-Gibourg, in Francia, come top lot, ma anche, soprattutto, tanta Italia con le più prestigiose etichette del Barolo, dal Monfortino di Giacomo Conterno a Poderi Marcarini, accanto ai più celebri Supertuscan, dall’Ornellaia al Tignanello, da Montervertine al Sassicaia, in asta con Finarte il 17 marzo a Milano. Un catalogo (285 lotti) dedicato ai grandi vini italiani, francesi ed internazionali che affianca, ad etichette iconiche, anche bottiglie più rare e ricercate. | |
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| | Ci sono progetti legati al mondo agricolo che vanno ben oltre la qualità delle produzioni e l’origine, capaci di tradurre in concretezza i valori etici più importanti, e di trasformare qualcosa che sosteneva la criminalità organizzata in qualcosa di estremamente virtuoso. Ed uno dei massimi esempi è “Libera”, sogno visionario e pionieristico di Don Luigi Ciotti che, attraverso Libera Terra (di cui fa parte anche la cantina Centopassi), si occupa da anni di gestire i terreni confiscati alle mafie. E ora arriva anche il protocollo di collaborazione tra Cia - Agricoltori Italiani e Libera per il triennio 2026-2028. “Questo protocollo (i dettagli in approfondimento) rafforza un’alleanza strutturata tra il mondo agricolo e l’impegno civile per costruire un Paese più giusto e libero dalle mafie” spiegano il presidente Cia - Agricoltori Italiani, Cristiano Fini, e il presidente Libera, Don Luigi Ciotti. | |
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| | | A WineNews le riflessioni di Oscar Farinetti, imprenditore, scrittore e produttore di vino, nel lancio del Barolo di Serralunga 2022, dedicato alla “Tenacia”. “In 4 anni nel mondo si è perso il consumo di 50 milioni di ettolitri di vino, quanto la produzione dell’Italia. Forse perchè ci siamo montati la testa con i prezzi, è giusto che una bottiglia di vino costi 3 o 4 volte una di olio? Chiediamocelo. Con i giovani dobbiamo cambiare narrazione. Oggi poi il 60% dell’umanità considera l’alcol dannoso: dobbiamo tornare a raccontare che bevendo meno vino, buono, e italiano, si vive più a lungo”.
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