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N. 4.494 - ore 17:00 - Giovedì 11 Giugno 2026 - Tiratura: 31.289 enonauti, opinion leader e professionisti del vino | |
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| | | C’è un trend che sembra non conoscere battute di arresto nel mondo del vino ed è quello dell’enoturismo. Un comparto destinato a crescere ulteriormente, secondo la fotografia scattata da Persistent Market Research, società specializzata nelle ricerche di mercato, che prevede che il mercato globale del turismo enologico raggiungerà un valore di 57,4 miliardi di dollari nel 2026 per arrivare a 138,4 miliardi di dollari (119,7 miliardi di euro, ndr) entro il 2033 con un tasso di crescita annuo composto (Cagr) del 13,4% tra il 2026 e il 2033. L’Europa è leader con le destinazioni iconiche di Italia, Francia e Spagna, l’Asia-Pacifico è in forte crescita. | |
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| | Nell’Italia c’è un polmone verde ricchissimo che non significa soltanto rispetto dell’ambiente e biodiversità, ma anche un volano per l’economia oltre ad un valido alleato per le colture, viticoltura compresa, contro il cambiamento climatico e non solo. Nel Belpaese le foreste hanno superato i 100.000 chilometri quadrati di estensione, occupando oltre un terzo del territorio nazionale, superando, dal 2020, la stessa Superficie Agricola Utilizzata (Sau), fatto che non accadeva dal Medioevo. A dirlo il rapporto “Foreste in Comune” promosso da Pefc Italia, insieme ad Uncem (Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani), Legambiente e Consorzio Caire. Con una sensibilità al tema della tutela e valorizzazione dei boschi che cresce anche nei territori del vino, spesso “accusati” di spingere sulla monocoltura, come abbiamo raccontato spesso su WineNews. Che ha selezionato, per il loro legame storico ed economico preponderante, rispetto ad altri settori produttivi, con la viticoltura, 75 Comuni del vino (al netto di qualche possibile svista, considerata la grande numerosità del campione e la diffusione della viticoltura nel Belpaese, ndr) per poi analizzare i loro dati. Tra le altre cose, emerge che il 29,3% dei Comuni del vino selezionati (22 su 75) supera il 40% di indice di boscosità, una percentuale significativa e che amplia i “confini green”, considerando anche il fatto che le superfici forestali non tengono conto dei terreni agricoli. E se Radda in Chianti, una delle “culle” del Chianti Classico, presenta l’indice di boscosità più grande tra i Comuni del vino, pari al 75,3%, Montalcino, altra denominazione rossista tra le più prestigiose in Italia con il suo Brunello, è n. 1 tra i Comuni del vino più rilevanti d’Italia come superficie complessiva forestale pari a 13.255,1 ettari (per un indice di boscosità del 42,7%). In particolare, tra i 22 Comuni con oltre il 40% di indice di boscosità, oltre alla già citata Radda in Chianti, ci sono Gaiole in Chianti, Sorbo Serpico, Greve in Chianti, Gattinara, Caldaro sulla Strada del Vino , Castellina in Chianti, Mezzocorona, Castagneto Carducci, Santadi, Predappio, Gavi, Valdobbiadene, Aymavilles, Orvieto, Scansano, San Gimignano, Tempio Pausania, San Michele all’Adige, la già citata Montalcino, Morgex e Jerzu. | |
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| | I “vini Piwi”, in Italia, pur rappresentando ancora una nicchia, tra sostenibilità e resistenza alle malattie, per alcuni sono un pezzo di futuro, al punto che si vorrebbero superare i limiti che, ad oggi, non consentono di utilizzarli nelle Denominazioni italiane (come le normative europee, invece, permetterebbero). “Se una denominazione teme che l’introduzione di una piccola percentuale di un vitigno resistente, ad esempio un 10-15%, possa snaturare lo stile del vino, allora forse la sua identità non è così solida come si pensa. Siamo più legati e fedeli al vitigno che al territorio e questo rende più difficile accettare il cambiamento”. A dirlo, in un dibattito aperto, è Nicola Biasi, enologo tra i principali interpreti italiani del mondo Piwi, e che da anni porta avanti la rete di imprese “Resistenti Nicola Biasi”, composta da aziende di territori diversi che hanno puntato proprio sui Piwi. | |
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| | | Il quadro resta negativo, ma arrivano piccoli segnali di ripresa per l’export del vino italiano nel 2026. Secondo i dati Istat analizzati da WineNews, nel primo trimestre 2026 le esportazioni enoiche tricolori hanno totalizzato 1,7 miliardi di euro, a -8,2% sullo stesso periodo 2025, ma con un miglioramento evidente rispetto a gennaio 2026 (-18,7%) e al primo bimestre dell’anno (-13,3%). I volumi si attestano a 472,8 milioni di ettolitri (-4% sul primo trimestre 2025), perdendo qualcosa rispetto al dato di febbraio 2026 (-3,2%). Significativa la performance sul mercato n. 1, quello degli Stati Uniti: qui nel primo trimestre 2026 l’export ha toccato quota 407,9 milioni di euro. E, se il confronto sui 12 mesi resta decisamente negativo (-20,5%), non va dimenticato che i primi due “bollettini” dell’anno citavano, rispettivamente, -35,2% a gennaio e -27,5% a febbraio. I mercati principali per il vino italiano (i dati in approfondimento), nel trimestre gennaio-marzo 2026, migliorano tutti come andamento rispetto allo “score” visto nel bimestre. Ad iniziare dalla Germania, a 263,3 milioni di euro (-4,5%, rispetto al -9,1% di febbraio 2026), la piazza principale nel Vecchio Continente. Tra i mercati in crescita, rispetto ad un anno fa, ci sono Canada (+0,5%), Francia (+4,3%), Russia (+46,5%) e Cina (+17%). | |
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| | | Dal Convento della Santissima Annunciata in Franciacorta dove Bellavista produce Chardonnay, alla Badia a Passignano in Chianti Classico dove è Marchesi Antinori custode delle antiche cantine, dall’Abbazia di Novacella, meta per eccellenza dell’enoturismo in Alto Adige, al Convento di San Francesco della Vigna a Venezia dove Santa Margherita continua a produrre vino, dall’Abbazia di Monte Oliveto Maggiore nelle Crete Senesi che ha dato vita alla Doc Grance Senesi, all’Abbazia di Fossanova a Priverno dove torna “Vini d’Abbazia” (12-14 giugno). | |
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| | I migliori vini veneti insieme ai protagonisti del panorama culturale nazionale: da domani al 5 luglio torna “Sorsi d’Autore”, la rassegna by Fondazione Aida Ets che unisce vino, letteratura e cultura in 4 storiche Ville Venete, in cui i sommelier Ais-Associazione Italiana Sommelier guideranno alla scoperta delle eccellenze enoiche venete, con importanti nomi della scena culturale italiana, dall’attore Claudio Amendola al conduttore e regista Pif, dalla stilista Patrizia Sardo Marras al regista e drammaturgo Marco Paolini, passando per lo scrittore Francesco Piccolo e lo storico e divulgatore Jacopo Veneziani. Le Ville fanno parte di un sistema che, tra vino, location, architettura e paesaggi, genera un “Pil del bello” che vale 630 milioni di euro (considerando gli effetti indiretti e indotti), generando 360 milioni di euro di fatturato e 210 milioni di valore aggiunto. | |
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| | | Il vino italiano viene da un 2025 complesso, ma non disastroso, nei dati aggregati, con piccole perdite percentuali sia nell’export che nel mercato interno. E se anche la prima metà ormai quasi compiuta del 2026 vede ancora tante difficoltà, ci sono mercati che vanno meglio, e danno segnali di fiducia. Come raccontano, a WineNews, i vertici di realtà di primo piano del settore, come Albiera Antinori (Marchesi Antinori), Rodolfo Maralli (Banfi), Alberto Lusini (Angelini Wines & Estates), Giancarlo Moretti Polegato (Villa Sandi) ed Elvira Bortolomiol (Bortolomiol). | |
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