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WineNews
N. 4.392 - ore 17:00 - Giovedì 22 Gennaio 2026 - Tiratura: 31.289 enonauti,
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La News
La Cité du Vin festeggia 10 anni
La Cité du Vin di Bordeaux si accinge a festeggiare nel 2026 i 10 anni esatti dall’apertura e lo farà con tante iniziative e programmi speciali per tutto l’anno. Dal 1 giugno 2016 ad oggi il “tempio” della cultura del vino mondiale ha raggiunto il traguardo dei 3,5 milioni di visitatori, con spagnoli, americani e britannici in testa, seguiti da tedeschi e italiani. “Il 2026 sarà un anno di celebrazione e condivisione alla Cité du Vin, e ci auguriamo che il pubblico voglia festeggiare con noi questo anniversario simbolico”, ha detto il dg Philippe Massol. E per farlo è stato ideato un programma ad hoc che accompagnerà i visitatori da gennaio a dicembre.
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Primo Piano
Usa, industria vinicola giù in valore (-1,6%) e volume (-2%) nel 2025
Un volume totale, nel 2025, di 329 milioni di casse di vino, in calo dai 335,9 milioni del 2024 (-2%), per un valore generato di 74,3 miliardi di dollari, dato inferiore ai 75,5 miliardi di dollari del 2024 (-1,6%). Anche l’industria vinicola statunitense accusa un 2025 non privo di difficoltà. Lo stato dell’arte del vino made in Usa arriva dall’analisi dello “State of the Us Wine Industry” 2026, pubblicata dalla Silicon Valley Bank (Svb), divisione della First Citizens Bank. Ma nonostante il periodo sia difficile, tra le aziende c’è una netta divisione tra chi si evolve con il mercato e chi, invece, fa fatica. La domanda sta diminuendo, trainata in gran parte dai vini con prezzi inferiori ai 12 dollari; il settore ha chiuso l’anno con una compressione dei margini di profitto e livelli di inventario più elevati. La buona notizia? I volumi ed i valori, pur in negativo (2025), hanno migliorato la performance 2024. Anche il segmento premium fatica e, secondo Svb, “registrerà probabilmente il suo primo calo del tasso di crescita delle vendite dal 2020”. Nella prima metà 2025, si parla di ricavi a -1,2% con scorte al rialzo. “Prevediamo che il calo della domanda di mercato migliorerà nel 2026, toccando il fondo tra il 2027 e il 2028, prima di tornare a tassi di crescita modesti”, ha affermato Rob McMillan, fondatore Silicon Valley Bank Wine Division di First Citizens Bank e autore del rapporto. Aggiungendo che “le aziende che ancora mostrano crescita non scommettono su un ritorno alla normalità: stanno modificando radicalmente il modo in cui interagiscono con i consumatori, gestiscono l’inventario e ridefiniscono la proposta di valore del loro marchio”. Ma se l’offerta abbondante rappresenta un ostacolo, le scorte di sfuso di alta qualità hanno portato a una crescita tra i marchi privati dove la domanda di vino viaggia in doppia cifra. Capitolo consumi: la fascia più anziana di consumatori di vino sta invecchiando e i giovani non la sostituiscono. Il sentiment delle cantine non è uniforme: metà delle aziende valuta negativamente il 2025, per un terzo è positivo. La linea tracciata dalle cantine leader considera la vendita diretta al consumatore come un motore di fidelizzazione, non solo un canale di vendita. Le sale di degustazione e i wine club rappresentano il 53% delle vendite medie di una cantina.
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I “pilastri” di Fieragricola
Trasversalità tra settori agricoli, innovazione, formazione: sono i tre pilastri su cui si fonda Fieragricola 2026, rassegna internazionale e storica di riferimento, di scena a Veronafiere, a Verona, dal 4 al 7 febbraio, edizione n. 117, per fare il punto sul presente e guardare al futuro di un settore vitale e fondamentale come quello agricolo. Con 816 espositori e 136 convegni e workshop, ci sarà “un ulteriore salto di qualità - ha detto il Ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida - e vogliamo dimostrare, ancora una volta, la forza di un sistema resiliente fondato su due pilastri: mantenere inalterata la qualità dei prodotti, valorizzando la tradizione virtuosa, e guardare con fiducia all’innovazione, necessaria a garantire la sostenibilità ambientale ed economica, indispensabile per assicurare la competitività”.
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Focus
La “Cernobbio” del vino nell’Oltrepò del Pinot Nero
Tra grandi difficoltà ancora non risolte, ma anche progetti che guardano al futuro, puntando, in particolare, sul Metodo Classico e sul nuovo nome “Classese”, l’Oltrepò Pavese guarda avanti, consapevole di una caratteristica che lo rende unico: con quasi 3.000 ettari vitati a Pinot Nero, su un totale di 13.500 ettari totali di vigna, è il territorio più importante in Italia e la terza zona al mondo per estensione, dopo Borgogna e Champagne, dedicata a questo grande vitigno. Una zona che, secondo il direttore del Consorzio Vini Oltrepò Pavese, Riccardo Binda, “nonostante le difficoltà attuali, è uno dei territori italiani del vino con i più grandi margini di sviluppo, è l’unico basato sul Pinot Nero per fare spumante Metodo Classico, e nonostante un potenziale di 20 milioni di bottiglie, oggi ne produce meno di 1 milione. Ed è un territorio enorme, con grande potenzialità di crescita di nuovi impianti e in altitudine, per contrastare il cambiamento climatico”. Riflessioni arrivate da Vino Visioni Oltrepò, a Palazzo Lombardia, a Milano, sede della Regione, nel lancio di “Visione Vino”, la “community” dedicata al settore di Teha-The European House-Ambrosetti, che proprio in Oltrepò, a Voghera, il 16 e il 17 ottobre, nel forum “Visione Vino” presenterà in anteprima il “Rapporto Strategico Visione Vino” 2026.  
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Cronaca
“Romani & Bertolami Fine Auction”
La voglia dei collezionisti di accaparrarsi bottiglie di vino rare e preziose resta forte. E, mettendo insieme due esperienze consolidate, nasce “Romani & Bertolami Fine Auction”, un nuovo polo italiano delle aste di fine wine e spirits con vocazione internazionale, dalla collaborazione tra Raimondo Romani, titolare della prima casa d’aste italiana specializzata in vino (G&R Wine Auction), fondata a Roma e presente ad Hong Kong dal 2011, e Bertolami Fine Art, inclusa dagli analisti del mercato dell’arte nell’elenco delle più importanti case d’asta italiane.
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Wine & Food
Con 60 tipologie di miele, l’Italia detiene il record mondiale. Oltre 1,5 milioni gli alveari
Con 60 diverse tipologie di miele, l’Italia detiene il record mondiale per varietà e si classifica al quarto posto tra i paesi dell’Unione Europea per numero di alveari, oltre 1,5 milioni presenti su tutto il territorio nazionale, con quasi 238.000 tonnellate di miele prodotto nel nostro Paese. Fondata nel 2001 con l’obiettivo di promuovere la conoscenza dei territori che danno origine e identità ai mieli italiani, l’associazione “Le Città del Miele” festeggia nel 2026 i primi 25 anni di attività e nomina alla presidenza Jean-Claude Daudry, sindaco di Châtillon (Aosta). Jean-Claude Daudry, sindaco di Châtillon (Aosta), è il nuovo presidente dell’associazione, fondata nel 2001 con l’obiettivo di promuovere la conoscenza dei territori italiani votati al miele, collaborando a livello regionale e locale con il mondo dell’apicoltura.
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Castello del Terriccio
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WineNews.tv
Storia millenaria e sguardo al futuro; il pilastro Aglianico, e non solo: la Basilicata del vino
Le testimonianze di cantine come Paternoster (che ha compiuto 100 anni, oggi di Tommasi Family Estates), Elena Fucci e Cantine del Notaio, nel racconto di una piccola regione che è una gemma ancora nascosta del vino italiano, dove il vino (ma anche la cucina) sono testimonianze di una lunga storia, di un presente fatto di investimenti in qualità e della voglia di migliorare e far conoscere ancora di più l’espressione e l’autenticità di un vino complesso come l’Aglianico, “il Barolo del Sud”, che sintetizza in bottiglia l’anima di una terra che profuma di terra, di vento e di vulcano.
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