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N. 4.570 - ore 17:00 - Venerdì 25 Settembre 2026 - Tiratura: 31.289 enonauti, opinion leader e professionisti del vino | |
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| | | Gli effetti del cambiamento climatico non si vedono solo nell’ambiente, e in particolare, nell’agricoltura e nei vigneti. Ma anche a tavola, dove non solo cambiano i cibi che mangiamo, ma anche le nostre abitudini alimentari. Capire se la “tavola climatariana” sia fantasia o realtà, e, di conseguenza, se si sta facendo strada anche una nuova “idea di vino” nell’accompagnarla (come farà WineNews in un video prossimamente online), è uno dei focus del “Trentodoc Festival”, al via da oggi al 27 settembre a Trento, con “Trentodoc in Cantina” e tante esperienze eno-culturali nelle case spumantistiche dell’Istituto Trentodoc. | |
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| | Il legame tra cuochi e agricoltori, contadini, pescatori, allevatori e casari che è un pezzo di storia che, trasformandosi, si è fatto presente; l’identità culinaria che, legata alle radici ma che è “qui ed ora”; la capacità della cucina italiana di contaminarsi in continuazione e, per questo, di essere capace di dialogare con tutte le culture del mondo, uno dei cardini per cui l’Unesco l’ha riconosciuta come Patrimonio Immateriale dell’Umanità: sono tanti gli spunti di riflessione lanciati da Massimo Montanari, tra i massimi storici dell’alimentazione in Italia, e oggi sul palco di “Terra Madre Salone del Gusto” 2026, a Torino (fino al 27 settembre), nel focus su “Le radici di un’alleanza”, dedicato all’Alleanza dei Cuochi di Slow Food, progetto nato nel 2009 e che, oggi, coinvolge oltre 1.600 ristoranti in tutto il mondo, impegnati nella valorizzazione dei prodotti artigianali locali, nella riduzione degli sprechi e nella messa in pratica di un concetto di cucina che preserva e crea valore per i territori in cui si trova. Evoluzione di un legame tra cuochi e contadini che c’è sempre stato, ma era ben diverso. “Io ho studiato tanti ricettari antichi, e sono tutti ricettari per le classi alte. Sembra un mondo distante da contadini e produttori, ma affinando la ricerca il discorso è diverso. Una delle caratteristiche della cucina italiana nel tempo, ed è importante, è stata sempre la vicinanza dell’alta cucina con la cucina popolare. Una capacità unica della cucina italiana. Ma la riflessione di Montanari spazia anche sul concetto di radici e identità: “le radici sono quello che eravamo, che poi attraverso tanti incontri e contaminazioni portano all’identità, che è ciò che siamo oggi”. E questo vale anche per la cucina: “il carattere unitario della cucina italiana è la sua diversità, perché le cucine locali che la compongono vivono da secoli un elemento comune di scambio, confronto e contaminazione. La cucina italiana è sempre stata inclusiva, si è costruita in un continuo confronto con il diverso, dal Medioevo in poi. Oggi è la più diffusa nel mondo perché è capace di dialogare con ogni cultura: resta se stessa, ma diventa anche italo-americana, italo-argentina, italo-asiatica e così via. Ed è uno dei motivi, politicamente molto forti, per cui l’Unesco ha riconosciuto la Cucina Italiana come Patrimonio dell’Umanità”. | |
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| | Dal trattorista all’operaio specializzato nella vendemmia, dall’addetto alla mungitura all’esperto potatore: la soluzione alla cronica mancanza di manodopera, problema strutturale del comparto agricolo che si ripresenta puntuale ogni anno, soprattutto in periodo di vendemmia e di raccolto, potrebbe risiedere in una nuova piattaforma online. Si chiama Terreni.io, è italiana e nasce con l’obiettivo di mettere in contatto le aziende agricole e le persone che cercano lavoro nei campi. Il funzionamento è semplice: un’azienda pubblica un annuncio con la mansione e la zona, chi cerca lavoro si registra, e i due si trovano direttamente. Nessun costo, nessun intermediario: la piattaforma non gestisce contratti né pagamenti, serve solo a farli incontrare. E non c'è solo il lavoro: si possono pubblicare anche terreni in vendita o in affitto. | |
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| | | Settembre, per il mondo del vino, non è solo il periodo di vendemmia, ma è anche tempo di guide, classifiche e ranking. E negli Usa, ad aprire le danze è, come da tradizione, la “Top 100 Best Buys” 2026 by “Wine Enthusiast” (le cui firme dal Belpaese sono Danielle Callegari, Jeff Porter e Michael Laudenslager, ndr), che abbraccia quei vini che, per ottenere questo riconoscimento, devono avere un prezzo pari o inferiore a 20 dollari, totalizzare un punteggio di almeno 86 punti e ricevere, quindi, la qualifica di “Best Buy”. Un aspetto particolarmente importante in una fase in cui, anche negli States, primo mercato del vino a livello mondiale e primo partner commerciale dell’Italia enoica, le vendite di certo non corrono. Rispetto all’edizione 2025 della “Top 100 Best Buys”, quest’anno i vini italiani in classifica (in approfondimento) sono 19, 2 in più, soprattutto da Toscana (6 etichette) e Sicilia (5). In top 10, Cantine Volpi (al n. 2), Luca Bosio e Feudo Maccari (la cantina siciliana della famiglia Moretti Cuseri), e poi ancora, tra le altre, Masi, Planeta, Marchesi di Barolo, J. Hofstatter, Terrazze dell’Etna, Santa Cristina, Donnafugata, Stemmari (Mezzacorona), Carpineto e Piccini. | |
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| | | La Fondazione Edmund Mach (Fem) ha realizzato la prima mappa metabolomica delle varietà di vite a livello mondiale, frutto di un lavoro di analisi e ricerca nel progetto “Grape metabolome”. In base alle analisi effettuate su 126 varietà di tutto il mondo, i ricercatori hanno di fatto costruito una mappa delle relazioni tra le varietà non sulla base del Dna (mappa genetica), ma sulla base della loro composizione metabolica, una sorta di mappa chimica dell’uva, ovvero una precisa fotografia di tutte le molecole che la compongono. | |
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| | Chi lavora a “cielo aperto”, come fanno le cantine “verticali”, che vanno dalla vigna alla bottiglia, così come chi lavora con gli animali, può fare tanto, con ricerca, investimenti e professionalità. Ma non può controllare tutto. Serve anche un po’ di fortuna, che, però, attraverso il lavoro di squadra, si può propiziare. Ne è convinto Marcel Van Poecke, fondatore e presidente AtlasInvest, con oltre 25 anni di esperienza nel settore energetico mondiale, proprietario di Poggio Antico, tra le più belle ed “alte” aziende vitivinicole di Montalcino, e di Anda e Bola, cavallo di cui è co-proprietario (insieme al giovanissimo Theo Westerman), capace di unire, in un “brindisi virtuale”, due contrade “nemiche” del Palio di Siena, Valdimontone, per la quale ha vinto ad agosto 2025, e Nicchio, ad agosto 2026. E che ha una visione ottimistica per il futuro del vino italiano. | |
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| | | Volumi, donati anche al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che raccolgono 1.450 prodotti di tutta Italia, e mettono insieme 30 anni di attività di Slow Food, tra conservazione e valorizzazione, ponendo le basi per un grande lavoro di divulgazione culturale e sviluppo dei territori, basato sulla biodiversità. A spiegarne il valore ed il significato, a WineNews, Barbara Nappini (presidente Slow Food Italia), Nicola Perullo (rettore dell’Università di Pollenzo) e Francesco Lollobrigida (Ministro dell’Agricoltura). | |
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