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WineNews
N. 4.478 - ore 17:00 - Martedì 19 Maggio 2026 - Tiratura: 31.289 enonauti,
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La News
Il vino italiano diversifica i mercati
Il vino italiano, che realizza in Usa, Germania e Uk oltre il 50% delle sue esportazioni, deve diversificare i suoi mercati, andando anche ad esplorare mete insolite ed emergenti. Come Angola, Bulgaria, Colombia, Costa d’Avorio, India, Kazakistan, Marocco, Messico, Perù, Polonia, Repubblica Ceca, Romania e Thailandia, 13 Paesi che, nel 2025, hanno messo insieme 405,6 milioni di euro di importazione di etichette tricolore, con una crescita aggregata del +11,4% tra il 2019 ed il 2025. A dirlo il nuovo report di Wine Monitor, l’Osservatorio di Nomisma dedicato al mercato del vino, con focus su Europa orientale, Africa, Asia e America Latina.
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Primo Piano
L’agroalimentare italiano sempre più strumento di “diplomazia” nelle relazioni internazionali
Far evolvere la filiera agroalimentare italiana da motore economico (uno degli asset più importanti dell’economia nazionale, come dimostrano i numeri dell’export) a vera e propria infrastruttura strategica di politica estera, traducendo, quindi, il valore economico in reale influenza geopolitica. Questo è l’obiettivo del report “Quattro Mondi - Dialogo globale di prospettiva strategica con le nuove generazioni per il futuro della diplomazia agroalimentare”, realizzato dalla task force del programma di ricerca-azione Rural Hack - piattaforma italiana dedicata all’innovazione dei sistemi agroalimentari, alla sostenibilità e alle tecnologie per l’agricoltura del futuro, con sede nel Polo Tecnologico di San Giovanni a Teduccio di Napoli, sotto la direzione scientifica del professore Alex Giordano - e promosso da Nicola Caputo, Consigliere per l’export e l’internazionalizzazione della filiera agroalimentare del Ministro degli Affari Esteri, Antonio Tajani, e che analizza il ruolo dell’Italia nelle geopolitiche agroalimentari globali, interpretando l’export non come un fenomeno uniforme, ma, piuttosto come un sistema differenziato di relazioni economiche, istituzionali e strategiche. Un progetto che è stato presentato a Roma, alla Farnesina, alla presenza di 80 giovani scienziati, studiosi e ricercatori della “diplomazia del cibo” provenienti da tutto il mondo per discutere sul ruolo dei sistemi agroalimentari nelle relazioni internazionali. Il rapporto propone una lettura strategica dell’agroalimentare italiano in quanto strumento di politica estera, valorizzando il ruolo del made in Italy nei processi di cooperazione, innovazione, soft power e governance internazionale. La ricerca individua quattro settori (cluster) attraverso cui leggere il posizionamento dell’Italia nelle geopolitiche agroalimentari globali: economie mature ad alto valore, economie emergenti ad alta dinamicità, economie in transizione e fragilità strutturali, principali attori geopolitici globali. Nicola Caputo ha sottolineato che “il cibo è sempre più una leva di dialogo, cooperazione e presenza internazionale. Il sistema agroalimentare italiano non rappresenta soltanto un’eccellenza produttiva ed economica, ma anche un patrimonio culturale, tecnologico e relazionale capace di contribuire alla costruzione di nuove forme di diplomazia”.
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La modernità di Mario Soldati
“La modernità di Mario Soldati risiede nella libertà di espressione, nella capacità di rendere popolare ciò che era colto e viceversa, interfacciandosi con le storie in modo completamente umano. È questa la chiave che ha reso grande il suo messaggio: il suo modo unico di guardare il mondo e di intendere il cibo e il vino come esperienza sentimentale, fondata nella lentezza a tavola, nel consumo moderato e nella ricerca dell’origine”. A dirlo a WineNews, Chiara Soldati, cugina del grande scrittore, giornalista e maestro del racconto enogastronomico italiano, nei 120 anni dalla nascita. La cui eredità è tramandata con il talk show internazionale “Mario Soldati, il gusto di raccontare l’Italia”, la cui prima tappa è andata in scena ieri a Roma, per poi proseguire a Milano il 6 ottobre, volare a New York per Vinitaly.Usa il 26 ottobre, e a Londra il 18 novembre 2026.
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Focus
La cucina italiana nel mondo “vale” 250 miliardi di euro
In un contesto internazionale sempre più competitivo, la cucina italiana nei “full service restaurant” mondiali - dove ha assicurato e continua ad accompagnare anche il successo del vino italiano ed è amatissima - si conferma un pilastro del settore: vale circa 250 miliardi di euro, rappresentando quasi il 20% del giro d’affari complessivo della categoria, e negli ultimi 4-5 anni è cresciuta del +5%, più del doppio sulla media globale del food service, ferma intorno al +2%. Un primato che mostra la forza e l’attrattività del modello italiano, secondo i dati del Deloitte Foodservice Market Monitor 2026, anticipati nel recente “Forum Internazionale della Cucina Italiana”. In questo scenario, anche il comparto nazionale resta centrale, ma attraversato da trasformazioni. Come evidenziato dalla tavola rotonda promossa da Fipe-Confcommercio “Scenari, numeri e prospettive del fuori casa italiano”, che ha evidenzato un comparto ancora capace di generare valore, ma sempre più esposto ai cambiamenti dei consumi e al rallentamento economico. Nel 2025 la ristorazione italiana nel Belpaese conta 324.436 imprese e produce oltre 59 miliardi di euro di valore aggiunto, con una crescita reale del +0,5%, mentre i consumi sfiorano i 100 miliardi di euro, pur rimanendo sotto i livelli pre-pandemia (-5,4%).
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Cronaca
Il “Festival Franciacorta” va nel mondo
Con le 1000 Miglia Warm Up a Zurigo, tra vino ed heritage automobilistico, o sulle spiagge di Miami Beach, tra bollicine ed il design di Philippe Starck, con i “Festival Franciacorta” itineranti (da domani al 29 giugno) il Consorzio del prestigioso Metodo Classico non esporta solo - o meglio, non solo - le bollicine italiane nei mercati del mondo, ma anche la loro cultura, replicando all’estero il format di successo dell’“evento di territorio” che unisce vino, accoglienza, ristorazione ed attività di ogni genere. Con tappe anche a Lugano e Monaco.
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Wine & Food
Cosa può dare l’architettura al mondo del vino? La riflessione della Fondazione Benetton
“Culture e paesaggi del vino. Il senso della terra e la voce dell’architettura” è la mostra a Ca’ Scarpa a Treviso (23 maggio-2 agosto), a cura di J.K. Mauro Pierconti, organizzata da Fondazione Benetton Studi Ricerche, per rispondere alla domanda su “cosa può dare l’architettura al settore”, attraverso case history di territori come le Colline del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg Unesco, e di cantine d’autore selezionate dalla storica rivista “Casabella”, da Guado al Tasso di Marchesi Antinori firmata Fiorenzo Valbonesi asv3 a Bolgheri, a Château Margaux di Foster+Partners a Bordeaux, da Dominus Winery di Herzog & De Meuron in Napa Valley, a Bodega Propriedad de Arínzano di Rafael Moneo in Navarra, da Vineyard Gantenbein di Bearth Deplazes in Svizzera, a Quinta do Portal di Alvaro Siza nel Douro, e Vik Winery di Smiljan Radic in Cile.
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WineNews.tv
“Ci vorrebbe un po’ più di orgoglio, anche da parte nostra, per la Cucina Italiana Unesco”
A WineNews, Paolo Marchi, fondatore con Claudio Ceroni di Identità Golose, aspettando Identità Milano (7-9 giugno, WineNews è media partner, ndr). La Cucina Italiana Unesco “dovrebbe comportare più attenzione a ricette, storia dei piatti e tradizioni” e “un po’ più di orgoglio da parte nostra” perché “è un richiamo alla realtà italiana”. Puntare sul mix vino-cibo-territori per riavvicinare le persone al vino? “Non sempre c’è un collante tra cibo e vino, e quando si parla di un territorio bisogna ricordarsi anche del vino e non solo del cibo”. E nella ristorazione “c’è da lavorare sui prezzi”.
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