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N. 4.384 - ore 17:00 - Lunedì 12 Gennaio 2026 - Tiratura: 31.289 enonauti, opinion leader e professionisti del vino | |
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| | | Il Chianti Classico 2022 della storica Tenuta di Arceno (da 93/100 e 30 dollari), oggi di proprietà di Jackson Family Wines, n. 3, e la Barbera d’Asti Le Orme 2023 di Michele Chiarlo (90/100, 19 dollari), che ha portato la Barbera ai vertici mondiali, dai vigneti con le opere d’arte dell’Art Park La Court in Monferrato, n. 10: ecco i migliori vini italiani per rapporto alta qualità-prezzo nella “Top 10 Values” 2025 by “Wine Spectator”, con il Rioja Reserva 2021 di Bodegas Muga (92/100, 39 dollari) n. 1, e con in lista anche il Tannat Uruguay Reserva 2023 di Bodega Garzón della “galassia” di Alejandro Bulgheroni, n. 6 (91/100, 22 dollari). | |
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| | I dazi al 15% sul vino europeo, alla fine, non sembrano aver portato tutto questo vantaggio competitivo alle aziende vinicole statunitensi. Inoltre, le condizioni economiche, tra inflazione e calo del potere di acquisto, anche in vista del 2026, continueranno a influenzare le scelte, mentre il profilo del consumatore di vino in Usa sta cambiando: i Boomer bevono di meno e le nuove generazioni non riescono a riempire il vuoto della domanda. Sono solo alcune delle considerazioni del report realizzato dall’agenzia di marketing specializzata nel comparto degli alcolici OhBev, che ha indagato previsioni e tendenze del mercato vinicolo statunitense per il 2026 (il primo partner commerciale per il vino italiano, seppur in calo nell’ultima rilevazione WineNews). Un’approfondita analisi di settore che non può che partire dal tema più “caldo” dell’“ultima annata”: i dazi imposti dal presidente americano Donald Trump. Che, nel caso dei prodotti dell’Unione Europea (che rappresenta circa il 72% delle importazioni di vino negli Stati Uniti) sono fissati, al momento, ancora al 15% (mentre l’accordo “zero per zero” sugli alcolici è ancora in fase di negoziazione, ndr). I vini europei sugli scaffali statunitensi costano in media il 15-20% in più rispetto all’anno precedente, ma questo - spiega il report - non automaticamente ha favorito i vignaioli americani. Per diversi fattori: come le scorte di vino Ue che erano state fatte in previsione, le preferenze dei consumatori rimaste rigide, ma anche il fatto stesso che anche i produttori statunitensi abbiano dovuto affrontare prezzi crescenti. Come, per esempio, per il vetro: per il 70% importato dall’estero e quindi sottoposto a sua volta a dazio. In sostanza, un Cabernet della Napa Valley non è diventato improvvisamente più economico rispetto a un Bordeaux. Riguardo al mercato, le previsioni sui volumi in Usa nel 2026 sono pressoché invariate, mentre per quanto concerne il valore, dovrebbero attestarsi fino al +2, +4%, per una crescita però - avverte OhBev - trainata quasi interamente dalla premiumizzazione e dagli aumenti dei prezzi, piuttosto che dall’aumento dei consumi. Secondo il report, però, i cambiamenti più significativi nel mercato vinicolo statunitense nel 2026 sono da individuare nelle variazioni di comportamento dei consumatori. | |
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| | “Il 2025 è stato un anno denso di cambiamenti e importante”, a livello personale, per Gianni Tessari, alla guida della cantina Giannitessari a Roncà (Verona), che tocca tre territori come Soave, Colli Berici e Monti Lessini e che, complice “la particolare annata vinicola per ragioni economiche, politiche e sociali”, ma anche la nascita del nipote, “uno di quegli accadimenti che ti cambia la prospettiva sulla percezione del tempo”, dice, ha deciso di seppellire nel giardino della sua azienda una capsula del tempo con tanto di targa metallica con su scritto “non aprire prima del 2050”. E all’interno del contenitore in acciaio inox ci sono campioni di terreno delle vigne di Soave, Colli Berici e Monti Lessini, oltre a vari strumenti di produzione, 4 bottiglie e alcune riviste di settore. Una fotografia del vino nel 2025 per la gente del 2050. | |
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| | | Con la forza dei numeri, ma anche di una piacevolezza, una leggerezza, una versatilità e un’accessibilità, anche economica, che hanno conquistato il mondo (come abbiamo raccontato su WineNews), e grazie ad un lavoro di promozione consortile che ha visto il brand territoriale legarsi a grandi eventi popolari, sportivi, culturali e non solo, il Prosecco Doc, da anni locomotiva del vino italiano, ha chiuso un 2025 in positivo nonostante il difficile contesto mondiale. E così, confermandosi lo spumante italiano più famoso al mondo, secondo i dati del Consorzio, ha chiuso l’anno con 667 milioni di bottiglie prodotte (+1,1% sul 2024), di cui 60,3 di rosé (che vale il 10% della categoria), per un valore di 3,6 miliardi di euro, di cui oltre l’82% esportato in 164 Paesi, con gli Usa primo mercato (con il 23,8% dell’export, a +8%), seguiti da Uk (+1,1%) e Francia (+21,1%). Un 2025 in cui sono proseguite le azioni di tutela del marchio e le campagne di promozione in 39 Paesi, che hanno generato 2,1 miliardi di impressions, mentre il 2026 vedrà la denominazione Official Sparkling Wine Sponsor della straordinaria vetrina delle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026, consolidare il valore del Prosecco Doc, garantire una giusta redditività per tutta la filiera, la certificazione di Comunità Sostenibile e il progetto Low Alcohol. | |
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| | | “Finding Harmony: A King’s Vision”: si chiama così il documentario del regista Nicolas Brown, che dal 6 febbraio su Prime Video, prodotto da Amazon Mgm Studios, regalerà un ritratto inedito di Carlo III d’Inghilterra, con la voce dell’attrice premio Oscar Kate Winslet, quello di un “Re agricoltore”, come WineNews lo aveva definito per la sua incoronazione, storico ecologista, sostenitore della prima ora di Slow Food, imprenditore agricolo e produttore anche di vino ad Highgrove House, e un uomo che, al di là di tutto, ha fatto della sostenibilità la sua missione con la King’s Foundation. | |
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| | Più internazionale, promuovendo dialoghi ed eventi nelle più importanti istituzioni europee e del mondo nel segno della riconosciuta eccellenza che il marchio simboleggia ed esporta da sempre, a partire da Parigi in questo 2026, dove si incontreranno premiati e membri della giuria, e biennale, per avere più tempo per ascoltare ed osservare la creatività autentica e la ricerca della qualità da premiare nella prossima edizione che si terrà il 30 gennaio 2027 nelle storiche Distillerie Nonino a Ronchi di Percoto in Friuli. Sono le novità del Premio Nonino, il prestigioso riconoscimento voluto, oltre mezzo secolo fa, da Benito Nonino, “padre” della grappa italiana, e Giannola Nonino, “Nostra Signora” della grappa, oggi alla guida dell’azienda di famiglia con le figlie Antonella, Cristina ed Elisabetta Nonino, e che per ben 6 volte ha anticipato i premi Nobel. | |
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| | | Le riflessioni della professoressa Simona Vingiani dell’Università Federico II di Napoli e del professor Ettore Capri dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, sul contributo che la tecnologia può fornire alla viticoltura, a partire dal suolo. “Ci sono sensori che permettono di identificare e misurare le proprietà che influenzano la produzione”, spiega Vingiani. “Ma anche sistemi che monitorano continuamente il microclima per poter intervenire in caso di eventi avversi o parassiti”, sostiene Capri. | |
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