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WineNews
N. 4.474 - ore 17:00 - Mercoledì 13 Maggio 2026 - Tiratura: 31.289 enonauti,
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La News
Tignanello, il vino italiano “most wanted”
Grandi nomi di Bordeaux (Pontet-Canet, Lynch Bages, su tutti, poi Cheval Blanc, Leoville-Las Cases, Montrose e Cos d’Estournel) e Borgogna (Romanée-Conti e La Tache), con due incursioni che arrivano dall’Australia, con il Grange di Penfolds (Treasury Wine Estates), e dall’Italia, con uno dei suo vini simbolo, il Tignanello di Marchesi Antinori, che nasce nella splendida Tenuta Tignanello, nel cuore del Chianti Classico, ed è considerato tra le pietre miliari del “rinascimento” del vino italiano. Così la “The World’s Most Wanted Wines of 2026”, ovvero la lista dei vini più desiderati al mondo, secondo Wine-Searcher.
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Primo Piano
Il mondo del vino punta all’equilibrio tra produzione e consumo: i dati di congiuntura dell’Oiv
Il settore vitivinicolo mondiale continua ad attraversare una fase di trasformazione strutturale. Nel 2025 la superficie vitata globale è diminuita per il sesto anno consecutivo, mentre produzione, consumi e commercio internazionale restano sotto pressione in un contesto segnato da cambiamenti climatici, incertezze economiche e mutamento delle abitudini dei consumatori. Con l’Italia e la Francia che rimangono, però, leader nella produzione, nelle esportazioni e nei consumi (superati, in questo ultimo caso, dagli Stati Uniti, mentre alla Spagna resta il primato del vigneto più esteso, tutti i dati in approfondimento). A dirlo il report sulla “Congiuntura vitivinicola mondiale” 2025 presentato, ieri a Digione, dall’Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino (Oiv). Venendo ai numeri salienti, secondo le ultime stime, il vigneto mondiale si è attestato a 7 milioni di ettari, in calo dello 0,8% sul 2024. Anche la produzione mondiale di vino resta su livelli storicamente bassi. Nel 2025 si stimano 227 milioni di ettolitri, appena lo 0,6% in più rispetto al minimo registrato nel 2024. Le condizioni climatiche continuano, infatti, ad incidere pesantemente sui raccolti. A questo si aggiungono le scelte di alcuni territori di ridurre volontariamente la produzione per contenere le eccedenze e sostenere il mercato. Sul fronte della domanda, il consumo mondiale di vino è stimato a 208 milioni di ettolitri, con una flessione del 2,7% sull’anno precedente. A pesare sono anche l’inflazione e il rallentamento economico, che hanno ridotto il potere d’acquisto dei consumatori. Le esportazioni mondiali di vino sono scese a 94,8 milioni di ettolitri (-4,7%), mentre il valore complessivo degli scambi è calato a 33,8 miliardi di euro (-6,7%). Nonostante la contrazione, i valori restano, comunque, superiori ai livelli precedenti alla pandemia. A frenare gli scambi sono soprattutto il rallentamento della domanda globale, le tensioni commerciali e le incertezze legate alle politiche tariffarie, in particolare sul mercato statunitense. Nonostante il quadro complesso, il mercato globale del vino appare oggi sostanzialmente in equilibrio. Per il terzo anno consecutivo, infatti, la produzione mondiale si mantiene relativamente bassa, contribuendo a limitare l’accumulo di scorte.  
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Il food & beverage spinge il turismo di lusso
Quando si parla di hôtellerie di lusso, per il 60% degli investitori l’Italia si conferma il principale hub europeo, davanti a Grecia (11%) e Portogallo (10%). Ma anche il turismo di alta gamma si trova oggi davanti nuove sfide, per affrontare la quali, per gli operatori, gli investimenti in food & beverage (che ben il 70% prevede di fare, e come anche WineNews ha registrato al “Porto Cervo Wine Food Festival” e in un video prossimamente online, ndt) e nella sostenibilità ambientale (alla quale è destinato oltre il 21% delle CapEx) sono leve strategiche di competitività e creazione di valore. Parola dello studio “Luxury Hospitality Reloaded: Repositioning and Balancing Sustainability” di Deloitte, e di case history che vanno da Mangia’s Resorts a Smeralda Holding, da Palace Resorts a Borgo Egnazia da Il Borro-Ferragamo ad Accor.
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Focus
L’arte e la cucina, le culture più importanti che l’Italia esporta
Trasformare un riconoscimento simbolico, come quello della cucina italiana Unesco, in un motore di sviluppo culturale, economico e diplomatico: è stato questo l’obiettivo del primo “Forum Internazionale della Cucina Italiana” by Tuttofood, che ha riunito a Milano alcune delle voci più autorevoli e originali della scena gastronomica, imprenditoriale e culturale italiana. Tra gli interventi (in approfondimento) per Maddalena Fossati, direttrice “La Cucina Italiana”, e Matteo Zoppas, presidente Ice, è “un riconoscimento da valorizzare ancor di più nel mondo”, cercando sempre “la semplicità nella qualità” secondo Francesco Cerea, Gm Gruppo Da Vittorio, e lo chef Alessandro Borghese, e valorizzando anche “le persone” ha detto Enrico Buonocore, founder Langosteria, perché “la cucina è uno dei più importanti linguaggi culturali che l’Italia esporta”, ha ricordato lo chef Massimo Bottura. Ma “servono politiche lungimiranti” per Lino Stoppani, presidente Fipe, e tutela della materia prima, ha ribadito Nicola Bertinelli, presidente Consorzio Parmigiano Reggiano, alla presenza dei Ministri del Turismo Gianmarco Mazzi e dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, che, ha detto, il riconoscimento porterà +6-8% di valore al made in Italy all’estero e 18 milioni di turisti l’anno.
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Cronaca
Pinot Nero, l’Alto Adige al top
L’Alto Adige si conferma terra di eccellenza del Pinot Nero: arrivano da qui le migliori espressioni italiane del celebre vitigno (della vendemmia 2023). Il Pinot Nero Abtei Muri Riserva della Tenuta Cantina Convento Muri-Gries è il n. 1 del “Concorso Nazionale del Pinot Nero” (diretto da Ulrich Pedri del Centro di Sperimentazione Laimburg), davanti a quelli di cantine altoatesine come San Michele Appiano, Tiefenbrunner - Schlosskellerei Turmhof, Terlano e Bergmannhof. I migliori tra gli oltre 100 vini in gara anche da tutto il Centro e Nord Italia.
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Wine & Food
Come cambia la gdo, tra clienti infedeli, smart cart, Ai e private label, ma anche iper-locale
Il cliente non è più fedele, gli “smart cart” trasformeranno il supermercato in una piattaforma dati in tempo reale, l’Ai entra concretamente in gdo, gli “autonomous store” in Italia funzionano eccome, e la private label diventa sempre più strumento identitario. E ancora: assortimenti iper-locali, category management guidati dai dati, negozi sempre più esperienziali e una nuova centralità delle persone e del territorio. Ecco come cambia la gdo nel Belpaese secondo l’Osservatorio Retail Hub - Tech Company, discusso al Grocery Connect 2026, nei giorni scorsi a Milano, con i manager dei più grandi player della grande distribuzione, da Dao a Conad, da Coop a Gruppo Finiper, da Selex ad Etruria Retail, da Sogegross a Penny, da Cds Gruppo Romano a PrestoFresco - e con esperti di Ai e startup innovative, delineando un settore in piena trasformazione.
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Masottina
WineNews.tv
“Il mercato cambia il vigneto mondiale. Sul tema alcol-salute serve approccio scientifico”
A WineNews, le riflessioni di John Barker, direttore generale dell’Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino (Oiv). “È vero che i consumi, negli ultimi anni, sono in flessione, ma ci sono ancora miliardi di persone che non bevono ancora vino, e quindi ci sono anche tante opportunità da cogliere. Il tema “alcol e salute” è delicato, perché, se da un lato, c’è il tema dell’abuso che è dannoso, dall’altro non ci sono evidenze di effetti negativi del consumo misurato di vino, che è molto di più: è un prodotto culturale che fa parte dell’identità di molti Paesi, non va mai dimenticato”.
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