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WineNews
N. 4.487 - ore 17:00 - Lunedì 1 Giugno 2026 - Tiratura: 31.289 enonauti,
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La News
Le 40.000 bottiglie di Stalin all’asta
Ci sono le ragnatele appese al soffitto, poca luce e molta polvere. Ma anche 40.000 bottiglie di vini rari, principalmente georgiani e francesi, alcune risalenti all’inizio dell’Ottocento, appartenute a Josif Stalin e in precedenza agli Zar di Russia. Il Governo georgiano ha aperto per la prima volta a Tbilisi la cantina del dittatore sovietico con l’obiettivo di mettere all’asta la sua collezione e utilizzare i proventi per finanziare la realizzazione nel Paese di una scuola di enologia di livello mondiale. Una raccolta che unisce storia sovietica, memoria imperiale russa e tradizione vinicola georgiana e che ha già attirato collezionisti da tutto il mondo.
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Primo Piano
Diversificare l’export e riconquistare i giovani: le “ricette” per il vino italiano
Se i mercati storici flettono e gli emergenti crescono, diversificare è il must per il futuro dell’export del vino italiano (utilizzando al meglio i nuovi accordi Ue di libero scambio), così come, nel mercato interno, la sfida giovani è decisiva per contrastare la diminuzione delle vendite legata al calo di consumatori e della frequenza di consumo. Nomisma Wine Monitor, con Denis Pantini, nei giorni scorsi al Congresso Assoenologi n. 79 a Conegliano, ha individuato opportunità su cui lavorare per invertire il trend negativo che si può (e si deve) gestire. Gli andamenti diversificati dei mercati hanno avuto un impatto diretto sul nostro export che, dopo aver superato la soglia storica di 8 miliardi di euro nel 2024, nel 2025 si è fermato a 7,8 (-3,6%). Il dato generale più preoccupante è la riduzione del valore (totale Dop -3,3% vs +0,6 a volume). Il calo dell’export è legato a una contrazione dei prezzi medi, a una rimodulazione del paniere esportato o alla necessità di vendere lo stesso prodotto a prezzi più competitivi. Nel primo trimestre 2026, rispetto al 2025, il calo è vicino al -40% in Usa (viziato dalla corsa per evitare i dazi, ma rispetto al 2024 il calo è del -30%), un forte recupero di Giappone (+22%) e Canada (+5%), mentre la Cina (-27,5%) resta in recessione. Ma trovare nuovi spazi di crescita si può, lavorando sull’incremento della quota di export sulla produzione (l’Italia esporta il 40-45% del proprio vino e raggiungere l’Australia al 58% è un traguardo realistico), investendo per aprirsi ai mercati non tradizionali, ma a maggior tasso di crescita. Fino al 2014, infatti, i mercati storici (sopra 100 milioni di euro l’anno) valevano l’85% del nostro export, oggi l’80%, mentre gli altri sono cresciuti del 30%. Per gli analisti la nuova mappa geopolitica si concentra in 3 macro-aree: Europa dell’Est e Asia Centrale (Polonia, Romania, Repubblica Ceca e Kazakistan); Asia ed Estremo Oriente (Corea del Sud e Thailandia); America Latina (dal Messico alla Colombia). Fronte interno, invece, la sfida è tutta sulla fidelizzazione delle nuove generazioni, ma il vero nodo strategico per il futuro è il profondo cambiamento demografico e di abitudini di consumo in Italia. Le stime Istat al 2035 proiettano la popolazione italiana sotto 58 milioni di abitanti, con i consumatori che stanno invecchiando.
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SMS
Il “ricambio generazionale” dei consumi
I consumi di vino persi nel succedersi delle generazioni non sono stati recuperati dalle successive. Per questo è urgente coinvolgere i giovani con un racconto del vino decisamente lontano da quello dei coetanei di due generazioni fa, secondo il giornalista Carlo Cambi. Riunita a Congresso, Assoenologi ha raccolto idee per il “ricambio generazionale” dei consumi, da aziende che lo stanno “studiando”, perché sono gestite anche dalle ultime generazioni, come Casanova di Neri a Montalcino, che analizzano i gusti della Gen Z, come Le Tenute del Leone Alato (Gruppo Generali) con Nomisma Wine Monitor, o come “CannoNow: Il vino giovane”, progetto di Sardegna Ricerche, Università e Ied di Cagliari e Assoenologi, ma anche legandosi ad altri mondi come lo sport, come fa il Prosecco Doc, da pioniere, per esempio con l’Imoco Volley Conegliano.
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Focus
750 anni di Vernaccia ed il futuro di San Gimignano
Sono pochi i vini che possono vantare la storia e l’unicità della Vernaccia di San Gimignano. Tanto che questo celebre vino bianco, nel 2026, non solo festeggia 60 anni di Doc, ma anche 750 anni di illustri citazioni, da Dante a Boccaccio, da Francesco Redi al Vasari, da Mario Soldati agli appassionati ed esperti riuniti a “Regina Ribelle - Vernaccia di San Gimignano Wine Fest”, il Festival del Consorzio nella “Manhattan del Medioevo”, dove si è ripercorsa, dentro e fuori dal calice (in approfondimento i migliori assaggi WineNews), la storia di uno “status symbol” unico da secoli, ben prima che la Toscana diventasse un riferimento mondiale per i suoi rossi, oltre le mode e i gusti, contemporanea ad ogni epoca, a tavola e non solo. E provando come stia riuscendo, oggi, ad affrontare anche il cambiamento climatico, con vini calorosi, ma integri e coerenti al vitigno nelle nuove annate 2025 e 2024 e nelle Riserva 2024 e 2023. Tra storia, unicità, continuità, bellezza (questa, in particolare, sottolineata, tra gli interventi al Festival, dal direttore WineNews, Alessandro Regoli), e tenacia, la Vernaccia di San Gimignano ha tutte le carte in regola, insomma, per affrontare le sfide attuali e future poste dal mercato, dalla politica e dal consumo, ma deve poter contare su un forte senso di comunità, lavoro di squadra, e partecipazione.
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Cronaca
Cucina italiana, Pinot Grigio e Giro d’Italia
C’è chi è ambasciatore del made in Italy allietando i palati di tutto il mondo, e chi l’Italia la fa scoprire con il fascino della bici, valorizzando quel paesaggio che unisce tanto la cucina italiana Patrimonio Unesco che il vino, fino al Giro d’Italia, il cui simbolo è la Maglia Rosa, quest’anno vinta da Jonas Vingegaard, premiato, sul podio a Roma, tra gli altri, dal Ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida e da Luca Rigotti, presidente del Consorzio Doc Delle Venezie, il cui Pinot Grigio è stato “Official Wine” della corsa.
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Wine & Food
La lirica, la cucina e il vino italiani insieme per celebrare l’Italia “regina” di siti Unesco
La lirica e la cucina italiani, di cui il vino è il compagno più fedele, due Patrimoni dell’Umanità per la prima volta - ufficialmente - insieme in “un evento senza precedenti” per celebrare l’Italia prima al mondo per siti Unesco. Succederà il 5 giugno all’Arena di Verona con “Campioni del Mondo - Italia Loves Unesco”, spettacolo di Fondazione Arena di Verona con Rai Cultura ed i Ministeri di Cultura, Agricoltura, Turismo, Affari Esteri e Sport, per lanciare la candidatura della canzone napoletana, con Milly Carlucci in diretta su Rai Uno e in Eurovisione, e con big come Plácido Domingo e Patti Smith, e non solo. E che sarà presentato il 3 giugno al Ministero della Cultura a Roma dai Ministri Alessandro Giuli e Francesco Lollobrigida, con il direttore Rai Cultura Fabrizio Zappi e la Sovrintendente Cecilia Gasdia, e Renzo Arbore (in collegamento).
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Castello del Terriccio
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Masottina
Consorzio Vini di Romagna
WineNews.tv
“Il brindisi più grande del mondo all’Arena di Verona nella campagna istituzionale per il vino”
“Il 5 giugno ci sarà un evento straordinario dedicato alla Cucina Italiana Unesco e all’Opera nell’Arena di Verona: proveremo a fare il brindisi di vino più grande del mondo, con i ragazzi degli Agrari e Alberghieri a servirlo. Sarà trasmesso in Rai e mondovisione, con immagini suggestive che abbinano qualità del prodotto, convivialità della nostra Italia, benessere e bellezza dei monumenti. Sono eventi che faremo a livello nazionale e per alcune missioni per l’export”. Così, a WineNews, il Ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, dal Congresso Assoenologi, a Conegliano.
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