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N. 4.447 - ore 17:00 - Martedì 7 Aprile 2026 - Tiratura: 31.289 enonauti, opinion leader e professionisti del vino | |
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| | | “Bevi vino lentamente con gli occhi chiusi e ascolta la musica”: solo le “istruzioni” della grande artista e performer Marina Abramovic, impresse nell’etichetta dell’unica Salmanazar (9 litri) di Ornellaia Vendemmia d’Artista 2023, “La Vitalità", che, insieme agli altri grandi formati e bottiglie rare con l’etichetta realizzata dalla Abramovic, sarà all’asta da Bonhams (on line, dall’11 giugno al 23 giugno), nell’edizione n. 18 del progetto che, negli anni, ha coinvolto tanti grandi artisti contemporanei del mondo, a sostegno dell'arte (anche quest’anno il ricavato andrà alla Fondazione Solomon R.Guggenheim). | |
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| | Quali sono gli scenari per il mondo del vino nel 2026? Sicuramente le previsioni sono di un anno ancora complesso. Ma all’orizzonte si scrutano anche delle possibilità di crescita date principalmente da due fattori: i mercati emergenti e il coinvolgimento dei più giovani. Le nuove generazioni, considerate fino ad oggi una questione problematica nel loro rapporto con il vino, tornano ad essere la prospettiva più interessante, e che fa sperare il comparto, come si evince da una ricerca Iwsr, in cui si ribadisce che il settore vinicolo continua ad affrontare sfide strutturali a lungo termine, dalle pressioni economiche e normative all’accelerazione del processo di moderazione nei consumi. Ma il bicchiere non va visto come “tutto vuoto”: emerge, infatti, una certa resilienza delle fasce di prezzo premium e un crescente entusiasmo nelle fasce d’età più giovani. Allo stesso tempo, continua a salire l’interesse per i vini no e low alcol, per le offerte orientate alla sostenibilità e gli spumanti, Prosecco compreso. I giovani, spiega Iwsr, stanno conquistando una quota maggiore della base dei consumatori abituali di vino: in Germania e nel Regno Unito, nella fascia di età legale per il consumo (Legal Drinking Age - Lda) e fino ai 34 anni, rappresentano ora il 22% dei consumatori di vino, il 23% negli Stati Uniti e il 27% in Svezia. Una crescita che abbraccia vari mercati sotto il segno della curiosità, della sperimentazione e dell’apertura verso il nuovo. Wine lovers che compensano la loro relativa mancanza di conoscenza del vino con il coinvolgimento. Nel Regno Unito, il 66% dei consumatori abituali di vino di età compresa tra i 34 e i 18 anni è classificato come “ad alto coinvolgimento”, e quindi hanno un forte interesse per il prodotto. Un dato nettamente superiore a quello di altre fasce d’età con livelli elevati registrati anche in Italia (49%) e negli Stati Uniti (44%). Altro fatto significativo è che, nonostante la moderazione generale, le fasce di prezzo più elevate si stanno dimostrando più resilienti. Mentre le fasce di prezzo basse, economiche, standard e premium del vino fermo hanno registrato cali di volume a livello globale (Cagr) compresi tra il -3% e il -5% tra il 2019 e il 2024, le fasce super-premium e di prestigio hanno visto una crescita Cagr rispettivamente del +1% e del +2% (in approfondimento). | |
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| | “Il sale di per sé non è dannoso, è lo squilibrio a esserlo”. La sintesi emerge dal White Paper, patrocinato e redatto da un pool di ricercatori dell’Università Campus Bio Medico di Roma (su invito di Compagnia Italiana Sali e Atisale), con l’obiettivo non di “assolvere”, ma di riabilitare il sale, evidenziando, su basi scientifiche, il ruolo fisiologico del sale nell’organismo umano, promuovendone una visione equilibrata, fondata su moderazione e consapevolezza e non su demonizzazione o proibizione. La “Curva a U” del sale è simile alla “J Curve” che la scienza ha analizzato per il vino. In molteplici studi si afferma che bere vino con moderazione contribuisce a ridurre, in certi casi, la mortalità rispetto agli astemi (curva inferiore della “J”) con la mortalità che aumenta con l’incremento del consumo di alcolici (tratto verticale della “J”). | |
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| | | Nel 2026 si stimano in 18 milioni gli italiani coinvolti in esperienze legate al vino, in aumento di ben 4,5 milioni sul 2024. A crescere, è anche il desiderio di conoscere direttamente i produttori nelle loro aziende, visto che la partecipazione alle visite da parte dei turisti italiani, negli ultimi 3 anni, è passata dal 60% nel 2021 al 77% nel 2025, rimettendo al centro le esperienze nei luoghi di produzione, che non sono solo cantine, ma anche caseifici, frantoi o pastifici. A dirlo sono i dati presentati, oggi in Regione Lombardia a Milano, da Roberta Garibaldi, presidente Aite-Associazione Italiana Turismo Enogastronomico, in collaborazione con Ascovilo-Associazione dei Consorzi del Vino della Lombardia, guidata dalla produttrice Giovanna Prandini (Perla del Garda) e che mette insieme, tra gli altri, i Consorzi Garda Doc, Lugana Doc, Vini di Valtellina, quello della Valtenèsi e quello della Valcalepio, e non solo (e che ha recentemente lanciato il nuovo portale enoturistico “Italian Cellar Door”), a pochi giorni da Vinitaly 2026 a Verona (dove il settore è protagonista a Vinitaly Tourism). E che raccontano come l’enoturismo italiano sia entrato in una nuova fase evolutiva, caratterizzata da una crescita significativa della domanda e da una profonda trasformazione dei comportamenti dei viaggiatori. | |
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| | | Maison Bollinger, top player dello Champagne, ha annunciato l’inaugurazione della nuova cantina, “una delle trasformazioni più importanti della maison dalla sua fondazione nel 1829”. Bollinger ha aggiunto altri dettagli: “più grande del 40% rispetto alla precedente, può ospitare in un unico luogo tutte le fasi di vinificazione in legno e al suo interno ha uno spazio in grado di accogliere oltre 5.000 botti di rovere da 228 litri”. Bollinger diventa la realtà con “la maggiore capacità di vinificazione in legno” nello Champagne. | |
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| | In un mercato alimentare sempre più competitivo e affollato di messaggi, a fare la differenza sono parole classiche che parlano di autenticità, origine e know-how, tanto che la tradizione in etichetta oggi vale 3,4 miliardi di euro. A certificarlo è l’edizione n. 18 dell’Osservatorio Immagino GS1 Italy, su 149.000 prodotti alimentari digitalizzati nell’anno terminante a giugno 2025, con i dati di vendita. Il dossier “Qualità e tradizione” ha individuato 6.685 prodotti che riportano almeno uno dei 14 claim analizzati - da “filiera” a “trafilato al bronzo”, da “tradizionale” a “artigianale”, da “rustico” a “lavorato a mano”, da “regionale” a “ricetta antica”, da “territorio” a “nostrano”, da “locale” a “lavorato a freddo”, da “storico” a “ricetta di famiglia” - capaci di generare complessivamente il 7% del totale delle vendite alimentari tra supermercati, ipermercati e libero servizio. | |
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| | | A WineNews le riflessioni dello “storico” ad della Marchesi Antinori, eletto “Winemakers’ Winemaker Award” 2026 dall’Institute of Masters of Wine. “C’è pessimismo, ma credo che sul vino italiano sia stato fatto un gran lavoro. Resto positivo: il vino di qualità, con identità, personalità, territorio, resta straordinario. È vero che dazi, guerre, economia, salute e comunicazione troppo complessa frenano i consumi. Dobbiamo essere più semplici, e i nostri vini non devono solo poter invecchiare, ma anche essere pronti quando escono dalla cantina. I disciplinari? Devono sapersi evolvere”. | |
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